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martedì 27 novembre 2012

Vandali o cosa?

Ben ritrovati. Sono stata latitante da questo blog causa impegni di varia natura, tra cui l'organizzazione del corso di cucina di domenica scorsa. Mai avevo infornato dolci per una quarantina di persone! La casa era impregnata di odori di cannella, di zenzero, di cacao. Credo che per qualche giorno sospenderò produzioni per uso quotidiano (di solito nel fine settimana preparo biscotti per le colazioni dei giorni seguenti), sono in overdose di profumi dolci!
A breve dovrò rimettermi ai forni però, urge allenamento per altre nuove ricette, al solito tratte qua e là da qualche sito e da qualche libro e quasi sempre personalizzate a seconda degli ingredienti presenti in casa e dalla prima riuscita, a volte insoddisfacente e che necessita aggiustamenti.
Se qualcuno dei 35 partecipanti al corso mi legge, beh, felici di avervi conosciuti e spero a presto!

Ma riprendiamo da una notizia bizzarra. Sentite questa.
In California, a Huntington Beach, un McDonald's si è visto distruggere il proprio murales da vandali vegan. Come si è saputo che fossero vegan? Guardate la foto qui sotto...


I gestori dell'infernale localino hanno tentato di ripristinare il vecchio murales, di ripulire l'infamante scritta ma senza alcun risultato apprezzabile. Il manager John Patterson è  letteralmente affranto: 
"Ci ha spezzato il cuore vedere quest'atto di vandalismo. In vent'anni, non avevamo mai avuto vandali che osassero toccare il nostro murales"

Insomma, stiamo parlando di gente sensibile, dalla lacrima facile, quando si tratta di murales naturalmente. Non certo quando si tratta di sgozzare bovini e mangiarseli.
Il murales era stato dipinto nel 1987 da un artista iraniano, Saeed Danosian, scomparso nel 2008 e la volontà dei gestori è di ricreare l'opera in onore dell'artista. 
Anche nella comunità vegan non sono mancate le critiche, c'è chi l'ha definito vandalismo fine a se stesso perchè quell'opera era parte dell'arredo urbano da tanto tempo. Altri pensano che non siano stati effettivamente dei vegan, ma qualcuno che voleva fare una sorta di "burla".

Se devo dire la mia, qualunque cosa sia legato, sponsorizzato, etc. dalla catena dei McDonald's francamente mi lascia minimo minimo indifferente, se non solidale con chi arreca qualche danno, sempre infinitamente minore di quello che l'azienda provoca ad animali e umani.
Voi come la pensate?


domenica 21 ottobre 2012

Empatia un corno

L'altro giorno mi sono trovata a una sorta di convegno, in realtà una masterclass in tema di comunicazione su nuovi media con ospiti d'eccezione italiani e internazionali, presso la sede della Confindustria di Roma. Bella location, ottimi relatori e poi la pausa pranzo con buffet offerto dall'organizzazione.

L'ora era tarda, almeno le due, ed eravamo tutti molti affamati. Peccato che una volta arrivati nella sala ho capito che avrei continuato a essere affamata, come lo sarebbe stato - ad esempio - un celiaco o un allergico ai latticini.
Ci aspettava un buffet a base di panini e pizze e pizzette tutti ripieni di brandelli di carni di animali, più o meno mummificati o freschi di mattanza, o di secrezioni biancastre che ricordavano micosi incipienti da Candida, come ricotte e similari.
Ora, senza dir nulla mi sono defilata e in preda a calo glicemico sono  fuggita verso un bar esterno nei dintorni dove mi sono rifocillata con un piatto di verdure miste, non particolarmente allettante ma se non altro mangiabile, senza infamia e senza lode.

E va bene, direte voi, che pretendevi? Sei un animale raro, quella è la prassi. Tant'è che la gente  ne era entusiasta (eureka eureka). Un vegan o un celiaco sarebbero e sono state delle infelici eccezioni.
Al solito, poi,  lì a dirmi Ah questo non lo puoi mangiare... Come a dire, lo sappiamo che ti fa gola ma devi resistere.
Sì. Se sapessero che mi attira come un piatto di blatte fumanti, poveri illusi.
Ma fin qui niente di strano, siamo nel campo della non eccezione.

Quello che mi faceva tutto sommato sorridere e scuotere la testa è stato dopo pranzo l'intervento in diretta dalla California del co-fondatore di Twitter Biz Stone, di cui si è già parlato in questo blog.
E il buon ragazzo parlava da oltreoceano di business legato all'etica, di empatia, di "successo" inteso come impatto positivo sul pianeta e tante altre belle parole che lui tenta di tradurre anche in fatti concreti.
E poi, per dirla tutta e per tornare alla prosaicità, nella sua azienda l'opzione vegan alla mensa è assicurata.

L'auditorio, con ancora ciccioli tra i denti, ascoltava affascinato le sue parole. Lui, un guru della comunicazione, con una vision così idealista della vita e del mondo. Così compassionevole. Così affamato, se fosse stato tra noi e buon per lui che fosse a casa sua, in California, con chissà che ben di dio nel frigorifero.
Qualcuno avrà anche ruttato al sapor di salame, mentre dagli occhi una lacrimuccia di ammirazione sgorgava.

E io? Cosa volete che pensassi io lì? Imprecavo, silente, ma imprecavo.

esempio di buffet vegan (Mestre, maggio 2011)

mercoledì 4 aprile 2012

Vigilia di Pasqua al Voice Cafè

Il Voice cafè organizza per il 7aprile una cena di vigilia. Si tratta di una cena vegan a menù fisso nell’ambiente informale ma accogliente del Voice cafè.
Il Voice cafè è un bar all’apparenza normale, in cui puoi consumare un cappuccino, una birra, un panino…ma senza fare del male agli animali poichè tutto è vegan al suo interno.


Per quanto riguarda la cena, invece, è stata organizzata sia per gli ‘onnivori’ per dimostrar loro che saziarsi con gusto è possibile anche senza uccidere o sfruttare, sia per i già vegetariani o vegani che possono finalmente avere la possibilità di mangiare dall’aperitivo al dolce senza dover preoccuparsi di ogni minimo ingrediente nascosto nel piatto.

Il menù è ancora in via di definizione; utilizzeremo per la massima parte ortaggi di stagione e biologici; consterà comunque a grandi linee di :
antipasto sfizioso
lasagne ricche
secondo con contorno di verdure
dolce
calice di vino o birra o acqua

costo della serata: 15 euro a testa

Solo su prenotazione entro il 4 aprile
al 3288351282
oppure 3355874107
oppure direttamente presso il Voicecafè, Via Croce 27, Campi Salentina 73012


martedì 3 aprile 2012

Menu di Pasqua al Bioheaven

Segnalazione per gli amici che abitano in zona: presso l'Associazione Enogastronomica Bioheaven a Esenta di Lonato del Garda (BS), una Pasqua senza spargimento di sangue.


Antipasto
Frittatina alle erbe di campo
Involtini di Seitan
Caviale di Hiziki
Wurstelino in salsa
Insalata Russa
Primo piatto
Lasagne di Farro alle Verdure
Secondo piatto
Arrosto di Seitan con Polenta
Straccetti di Tofu colorato
Contorno
Verdure saltate
Verdure pressate
Dessert a scelta
Crostata al Cioccolato
Cremino alla Carruba
Tartufini al Cocco
Tutto compreso € 28.00, bevande escluse



 
———
Per informazioni e prenotazioni:
info@bioheaven.it
TEL. 030 91 05 298
CELL. 338 57 21 165
Associazione Enogastronomica Bioheaven Benessere Salute
Via Castello 37 – 25017 Esenta di Lonato del Garda (BS)
http://www.bioheaven.it/index.htm

martedì 24 gennaio 2012

HoboArt: una scoperta a Roma

Tempo fa, il prezioso nonché talentuoso Claudio, uno dei miei blogger preferiti su piazza nazionale, mi aveva segnalato un nuovo locale qui a Roma dove era possibile mangiare vegan senza troppi fronzoli, senza troppi mischietti e pappine, e a prezzi non imbarazzanti, come spesso succede nella nostra città.
Mi sono sempre dimenticata di rispondergli, lasciai la mail in bozza e lì rimase, ma non ho dimenticato la sua segnalazione, sapendolo lucido critico di realtà vegane spocchiose. Per cui, ho invitato il mio caro amico Alessandro ad andare in avanscoperta, essendo il locale situato in una zona non lontana dal suo luogo di lavoro.

Alessandro mi ha raccontato dunque che il posto - HoboArt - è carino, semplice e accogliente. Vengono offerti due menu, uno da 7 e uno da 10 euro. Lui ha scelto il secondo che ha compreso: pane di Lariano, vino rosso (non ricorda se era incluso o meno...), un piatto misto di circa cinque componenti, tra cui spaghetti di riso e di soia con verdure, pappardelle di patate dolci, e altre pietanze di verdure varie,  il tutto ben condito, gustoso, anche se con l'utilizzo di poco sale e quindi probabilmente sapientemente insaporito con spezie ed erbette aromatiche. Era compresa una zuppa, che in quel caso era più che altro un minestrone di verdure e legumi, buono e che si suppone cambi di volta in volta nelle varie serate. 
Tra le altre cose, le posate sono di bambù non trattato. Inoltre, il sommelier sembra ben preparato su vini e grappe. Il dolce non è incluso, quella sera c'erano tre torte tutte vegan: crostata di visciole, torta pere e mandorle (buonissima) e cioccolato e carruba.
L'ambientazione è, come si diceva, piuttosto accogliente e calda, praticamente si mangia circondati da librerie belle piene di volumi e luci soffuse. Un posto dove mi riservo di andare quanto prima e dove vi invito a recarvi, raccontandomi le vostre impressioni.

HoboArt è in via Ascoli Piceno 3, quartiere Pigneto.






lunedì 19 settembre 2011

Ancora sul mangiar fuori

E mi ritrovo, mi si perdoni la monotonia, ancora a parlar di ristorazione. Ancora fresco il ricordo del post precedente, mi accingo ora a raccontarvi della mia esperienza - appena conclusa, fresca fresca di questa serata - presso una fraschetteria di recentissima apertura in Aprilia, provincia di Latina.

Allorchè ci siamo trovati a casa, dopo una giornata trascorsa nella meravigliosa spiaggia dell'Oasi di Fogliano, senza acqua corrente, l'emergenza si è imposta: dopo una doccia fredda con un filo d'acqua, siamo stati costretti a spingerci fuori i cancelli di casa nostra (porto sicuro quanto a desinare) alla ricerca di cibo edibile, che non fosse pizza.
Confesso che ero già in forte apprensione, non nutrivo alcuna fiducia nei locali dei dintorni. Andare a cenare presso il primo ristorante vegetariano significava almeno percorrere 30-40 chilometri solo andata, per poi in fondo non essere neanche soddisfatti e in più magari di cattivo umore per tutto ciò quanto detto prima.

Invece, mirabile sorpresa, troviamo questa fraschetteria (per chi non fosse di Roma e non conoscesse il termine, si tratta di trattoria alla buona, con tovaglie di carta e servizio spiccio, posate e tovaglioli messi al centro della tavola, dove si mangia e si beve roba locale, senza troppi fronzoli) inaugurata da soli tre giorni, nel centro della cittadina di Aprilia: La Fraschetteria dei Complici, in via Umbria 14.
Ciò significa che se l'acqua fosse venuta a mancare solo 3-4 giorni fa, niente e nessuno ci avrebbe salvato dalla solita pizza.

Vi scrivo a pancia piena, e questo è già un buon indizio. Appena entrati, diciamo subito: Fai te (qui a Roma e dintorni ci si da subito del tu), basta che non ci porti niente, anzi "gnente", con affettati, formaggi e uova. Il giovane patron ci porta dopo pochi minuti alcuni piatti colmi di verdure marinate, gratinate e arrostite, oltre a un piattone di cicoria ripassata nell'olio e aglio, degne della migliore tradizione casareccia, non affogate nell'olio, condite il giusto, fresche di serata, in una parola: ottime, da leccarsi i baffi.
Causa la fame nera, abbiamo divorato tutto in tempi brevi, accompagnando il tutto con vino e pane locale della miglior specie. Sono seguite quindi, sempre secondo iniziativa del gestore, alcune bruschette calde (raramente avviene che giungano calde al cliente, un fatto più che rimarchevole) al pomodoro, anche queste ottime, e diverse da certi panacci stantii che spesso ci vengono serviti in pizzerie e ristoranti, freddi naturalmente.

e questo (il seitan alla crema di tofu) lo damo ar gatto...
Dopodiché, gran piatto di fettuccine ai funghi porcini, come Dio comanda, ovvero senza panne ne' burri ne' eccesso di olio d'oliva, il giusto, e - udite udite! - scelta tra fettuccine all'uovo e fettuccine della De Cecco (quelle che usiamo noi a casa nostra) fatte con semplice farina. Un miracolo. Cottura perfetta, ne' scotti ne' crudi, e porcini saporosissimi, saltati con poco olio, aglio e prezzemolo, come deve essere. La scelta comprendeva penne all'arrabbiata, spaghetti aglio e olio, spaghetti al pomodoro fresco e il menu ci annuncia anche che da novembre a marzo saranno servite anche zuppe come pasta e ceci, pasta e fagioli, misto di cereali e legumi. 

A seguire, ciambelline al vino da inzuppare nel...vino, caffè e sambuca, e tutto per un prezzo onestissimo.
Dunque, se capitate da queste parti o già vivete nei pressi, andateci. L'ambiente è caldo e confortevole, tutto sui toni dell'arancione, un colore che mette appetito. Non fatevi intimidire dal lungo menu con antipasti, primi e secondi tradizionali a base di carni e formaggi, ma entrate e chiedete e sarete serviti da re. Quello che è giusto è giusto. Sono una criticona, ma stasera il locale ha passato il test anche del mio palato difficile, per non parlare della mia insofferenza ai tempi di attesa, invece qui perfetti, il giusto, senza correre e senza aspettare troppo.


Immaginate, sognare è gratis, un posto così sempre più frequentato da vegan: i cibi di origine animale sarebbero venduti sempre di meno e le vere delizie, quelle che ho ordinato io, sarebbero le protagoniste delle tavole imbandite... Infiltriamoci e moltiplichiamoci!

martedì 12 luglio 2011

Manuale di sopravvivenza (Rione Monti, Roma)

Ho la fortuna di abitare in campagna, lontano abbastanza dalla città da non sentirne gli effluvi pestilenziali (dai tubi di scappamento al rumore a....). Da quando non vivo più in un condominio la mia esistenza è davvero cambiata, soprattutto ho scoperto la bellezza di non avere nessun vicino di casa sopra, sotto, di lato. Di poter lasciare sempre aperta la porta di casa, di potersi sdraiare su una amaca tra due alberi, giocare a rincorrersi con i cagnoni, senza bisogno di arrivare ad un parco pubblico. E tanto altro ancora. Probabilmente sono diventata anche più misantropa, questo lo ammetto.
E' che la mia dose di socialità sono costretta a sorbirmela comunque ogni giorno, quando debbo andare in città a lavorare e salgo su treni sempre piuttosto pieni, poi trascorri la mia giornata in un ufficio, in una forzata promiscuità che poi devo bilanciare con una... part-time (almeno) immersion nella natura intorno a casa mia...

Lavoro in centro a Roma e nella maggior parte dei casi porto con me del cibo per il pranzo. Sono piuttosto difficile di gusti e raramente trovo appetibile qualcosa cucinato giù alla mensa interna (sono in grado di rendere immangiabili anche dei banali fagiolini verdi, probabilmente grazie alla loro cattiva "scongelazione"). Però a volte anch'io devo procacciarmi il cibo,  succede quando non riesco a preparare niente la sera prima oppure ho finito i viveri a casa. 
Così ho dovuto spulciare un po' la zona qui intorno per capire dove sia possibile comprare  qualcosa di decente da mettere sotto i denti. Magari a qualcuno di voi potrà servire, trovandosi da queste parti, una piccola mappa di sopravvivenza nella zona intorno a Via Nazionale, quartiere Monti, Santa Maria Maggiore. Man mano che troverò posti e cibi interessanti ve li indicherò.

Tra via A. De Pretis e via Torino, ad esempio, all'altezza del mercatino rionale, c'è una viuzza, Via Napoli, e una pizzeria a taglio  dove, oltre alle solite pizza rossa, con i funghi e con patate tipiche delle pizzerie romane, potrete trovare quasi tutti i giorni una ottima pizza bianca ripiena di scarola e olive, un po' piccantina. Chiedete sempre se non ci sia mozzarella, dovessero mai cambiare...ricetta.

Un altro posto da noi frequentabile è una sorta di panineria che si chiama Bombo, in via Palermo, facilmente riconoscibile dalla scritta fuori con "Qui se magna". Nonostante la sempiterna presenza di hamburger, formaggi, salmone (stiamo parlando ovviamente di locali onnivori...), è possibile farsi "costruire" una bella insalatona - in due formati di grandezza - con ingredienti a scelta tra ortaggi freschi e sott'olio e soprattutto - caso rarissimo - tra ceci, fagioli borlotti e fagioli bianchi di Spagna conditi con cipolletta, sedano, etc. Se poi vi fate condire il tutto con la crema all'aceto balsamico, otterrete un'insalata di grande soddisfazione. E' possibile anche farsi preparare un panino caldo con ingredienti a scelta, il mio preferito è con melanzane e zucchine grigliate e pomodorini secchi sott'olio, una bontà copiata ora anche dagli avventori onnivori (copioni!).

Continuando più avanti sempre su via Palermo e girando a destra su via Genova,  un'altra pizzeria a taglio piuttosto rinomata nel quartiere e dunque sempre molto affollata dove difficilmente potrete trovare una pizza senza mozzarella & affini ma dove - se ci capitate di giovedì - potrete approfittare degli ottimi pomodori col riso e patate al forno, che sembrano proprio fatti in casa dalla zia. Qualche volta anche uno dei primi consueti è mangiabile, come pasta e ceci, ma per lo più si tratta di piatti con formaggi e carni (ragù, pancetta, etc.). Tra le insalate, l'unica vegan è la Ligure, per me un po' scarsina come ingredienti, e la stessa cosa potrei dire del cuscus di verdure, che necessiterebbe qualche aggiunta.

Ancora, in via Firenze, dall'altra parte di via Nazionale rispetto al quartiere Monti, un panificio-pizzeria propone quasi quotidianamente delle pizzette tonde con verdure grigliate sopra che sono la fine del mondo, così croccanti e saporite! Purtroppo vanno a ruba, bisogna arrivare presto per accaparrarsele, per la modica cifra di 2 euro l'una. Anche qui se si è fortunati si trovano i pomodori col riso e patate, buonissimi anche qui, a prezzo leggermente inferiore del primo posto segnalato.

Potreste avere voglia di un gelato, di quelli artigianali, e allora non dovrete che ritornare nel cuore di Monti, a via dei Serpenti, al Gelatone. Scendendo da via Nazionale, vi ritroverete la gelateria circa a metà strada, sulla destra, è l'unica nei dintorni. Da provare i gusti alla soia: dal pistacchio al cioccolato, nocciola, vaniglia, etc. Ce ne sono sempre diversi, non i soliti due-tre gusti che qualche volta si riescono a trovare nelle altre gelaterie. Ma i più buoni sono senza dubbio i sorbetti di frutta, io adoro in particolare i gusti banana e pera, ma c'è solo l'imbarazzo della scelta. Chiedete sempre per sicurezza alle ragazze oltre il bancone. Una di loro è intollerante al lattosio e dunque molto attenta a consigliare. Proprio lei mi ha fatto presente di non prendere gusti agli agrumi (limone, pompelmo rosa, etc.) perchè per questo tipo di gelato viene usato latte in polvere come addensante.


Per oggi è tutto, altre segnalazioni nei prossimi post!






martedì 19 aprile 2011

Ristorante TiDirò (Roma)

Qualche domenica fa sono stata con due carissime amiche in un ristorantino vegetariano in centro, in zona Trastevere per l'esattezza, ai piedi del Gianicolo, che volevo sperimentare da tempo. Non sono un'amante dei pasti fuori casa, forse perché qui da noi ogni sera si sperimenta e si prepara qualcosa di buono, diciamo che è molto difficile stupirci. In più,  il mio compagno è chef vegan professionista, lavora per alcuni ristoranti della zona per serate a tema e tiene lezioni di cucina. No, non siamo proprio i clienti migliori di un ristorante, vegetariano che sia...!
Questa la premessa, proprio per spiegare che non sono/siamo clienti "normali" ma piuttosto spocchiosi, della serie Sì, vabbè, ma a far questo sono buoni tutti, etc.etc.

Quella sera dunque stavo raccontando, me ne andavo con le mie deliziose ospiti torinesi a zonzo per il centro storico e ho pensato di sperimentare insieme a loro - onnivore - questo localetto di cui avevo sentito parlare.
Il posto è molto accogliente, sembra di entrare in una casa privata con tanto di salottino e tavoli e sedie "familiari". Quel pomeriggio si era appena tenuta una lezione di cucina macrobiotica e il locale era invaso da un buon profumo di riso integrale....








Non so se ci fossero dei menu fissi o dei piatti alla carta, in ogni caso abbiamo lasciato fare alla simpatica ragazza americana che ci ha accolto. Magari sarebbe bene sapere prima quali sono le scelte e i prezzi, non è simpatico sedersi a tavola e non sapere se si andranno a spendere 20 o 40 euro a persona, cosa si mangerà, se è il caso di ordinare un menu già prefissato dal locale con i piatti del giorno o.... Sarebbe stato interessante anche sapere se il menu cambia ogni giorno o se è sempre lo stesso, o comunque quali sono le varianti. Ci è parso di capire che si trattasse fondamentalmente di cucina macrobiotica vegan (specifico, dal momento che la macrobiotica vegan non è: vi sono compresi alcuni animali, certi pesci, etc.) ma non era chiarissimo. 

Come primo piatto ci è stato proposto un tris di riso, quinoa e bulgur ognuno cucinato con verdure e spezie diverse. Molto gustoso e profumato a dire il vero, in particolare la quinoa con le arachidi, davvero buona. 


A seguire, abbiamo assaporato un piatto con quattro assaggi di zucchine alla menta, radicchio rosso saltato, cicoria e crema di fagioli azuki, se ricordo bene. Ottime anche le verdure, peccato le porzioni un po' scarsine. 

Infine il dolce. Due fette di morbidissime torte senza uova, latte, burro e zucchero (non ho ben capito se erano dolcificate col malto o cosa...), in versione bianca e al cioccolato. Davvero buone e leggere, ci stava bene anche la crema di soia al cioccolato e alla vaniglia (queste invece molto dolci). Peccato che si trattasse di budini confezionati della Provamel o marche similari. Davvero imperdonabile non servire una crema fatta in casa: cosa ci vuole a prepararla? I budini industriali alla soia li conosciamo tutti, difficile non riconoscerli, ma ce li mangiamo a casa nostra, sul divano, mentre guardiamo un filmetto in tv, in un ristorante ci aspettiamo qualcosa di diverso. 



Alla fine, con una birra a persona, abbiamo pagato circa 18 euro ciascuno, un prezzo ragionevole, soprattutto se paragonato ai prezzi delle pizzerie e dei locali della zona. Vale senz'altro più la pena di spenderli qui che altrove. Impagabile la quiete del locale, fatto straordinario nei ristoranti e nelle pizzerie romane, dove il chiasso è la prassi. Diciamo che è un po' un'oasi nel clamore cittadino.
Se avrete molta fame magari chiedete porzioni extra o verificate se ci sono altri piatti, se si è di buon appetito potrebbe apparire tutto un po' "delicatino". Ma, come ripeto, parlo da incontentabile...

Voi andateci e fatemi sapere come vi trovate. Per me è approvato.


lunedì 4 aprile 2011

Da Dublino con amore

Cari lettori, mi scuso per il tempo non dedicato alla scrittura e mi presento solo oggi all'appello. Sono tornata da qualche giorno da Dublino e ho trovato tante di quelle cose arretrate da sbrigare...
Dunque, ho visitato per la prima volta Dublino e alcuni paesi nelle vicinanze, ospite del mio caro amico John e del suo gattone sedicenne Gizmo. Posti stupendi, soprattutto fuori città, lunghe spiagge e laghi e colline e - stranamente - sempre il sole (la fortuna del turista!).


Non vi tedierò con racconti di viaggio generalisti, vi voglio solo raccontare come un vegan se la può cavare in quei frangenti...
Dublino e l'Irlanda in particolare non sono posti facilissimi per vegetariani e  vegan: gli irlandesi sono grandi consumatori di prodotti di derivazione animale, dalle carni ai pesci, dal burro ai formaggi, difficile trovare anche delle verdure che non siano impastrocchiate con qualche ingrediente "strano".
Mi ha impressionato molto leggere gli ingredienti del pane in vendita nei supermercati, liste lunghissime al posto dei classici farina, lievito, sale...Quasi sempre con derivati del latte, strutto e compagnia bella. Questo mi ha fatto diventare piuttosto sospettosa del pane servito nei cafè e nei ristoranti, posti dove d'altronde era possibile ordinare a malapena un'insalata, pregando di non aggiungervi tonno, bacon, formaggi e soprattutto degli orrendi "toppings", ovvero creme a base di maionese e simili per condire il tutto. Il concetto di "contorno" come noi lo intendiamo non è molto seguito: tutto viene pasticciato con salse, salsette e intrugli vari.

Fortunatamente esistono delle oasi in città, come le tavole calde di Govinda, gestite da Hare Khrisna, dove pur utilizzando i latticini (sono lacto-vegetariani), c'è sempre una buona scelta di piatti vegan.
Ma chi di voi dovesse fare un salto nella capitale non può mancare di far visita a un ristorantino di grande fama e di grandi e felici sorprese: Cornucopia, 19/20 Wicklow Street (una traversa della centralissima Grafton Street).


Il locale è molto carino, intimo, rilassante. Si tratta di due stanze con tavoli di legno, atmosfera da salotto di casa, dove è possibile andare anche da soli con un buon libro da leggere e starsene in santa pace. Il venerdì e il sabato sera in genere c'è musica dal vivo: io ho trovato un ragazzo giapponese che suonava l'arpa celtica mirabilmente.

E' semplice capire cosa ordinare: sulla lavagna e direttamente sul banco dei piatti e dei dolci ci sono delle sigle chiarificatrici molto efficaci, come la V per vegan, la GF per gluten-free per i celiaci e così via. Le zuppe sono tutte V ad esempio, mentre alcuni piatti unici e alcuni dolci contengono latte e uova (seppure di origine biologica, anche se questo non ci rallegra affatto).
le ragazze di Cornucopia
Il posto funziona come una nostra tavola calda, si va al banco si ordina e con il vassoio ci si porta ad un tavolo. Ogni giorno vasta scelta tra zuppe, sformati, primi piatti (che non ho avuto alcuna voglia di provare, la pasta la mangio solo made in Italy!), insalate e dolci.

i piatti del giorno
soup & sformato con due insalate
Libero accesso all'acqua potabile, tramite un distributore in sala con bicchieri a disposizione (atto di grande civiltà) e porzioni piuttosto abbondanti. Se volete arrivare al dolce, non prendete la zuppa e il piatto unico, potreste scoppiare! La scelta del pane è molto attraente: farro, integrale, kamut, con le erbe, etc. C'è solo l'imbarazzo della scelta. 
Nella foto vedete uno dei nostri vassoi con una pumpkin soup e uno sformato di cavolfiori, lenticchie, finocchi e non so quanta altra roba con le due insalate a scelta offerte nel prezzo. Le insalate sono un piatto forte del locale, ce n'è davvero per tutti i gusti. Vi consiglio tra le altre l'ottimo coleslaw con maionese veg fatta dallo chef, così come la potato salad sempre con la maionese di cui sopra, davvero speciale.
Ma la sorpresa più grande è stata il dolce, in particolare quello della prima cena da Cornucopia. Una cheesecake assolutamente non distinguibile dall'originale, a base di silken tofu, cocco, vaniglia. Ci ha davvero fatto mugolare di piacere, difficilmente ne assaggeremo di uguali.

tofu-cake al cocco
Molto interessante anche la prima colazione, servita fino a mezzogiorno. Io ho scelto, l'ultimo mio giorno in città, una macedonia con croccante granola e ottimo e cremosissimo yogurt di soia, una fettona di pane al farro tostato con burro di soia e marmellata bio di frutti di bosco, con una tazza di orzo e latte vegetale. E' possibile anche avere salsicce veg con pomodori & co. come nella classica colazione anglosassone, ma a me - veg o non veg - le salsicce di mattina proprio non vanno giù...

Che dire, raccomandato a tutti i vegan di passaggio e, perchè no, anche ai non vegan che vogliono disintossicarsi dai cibi grassi, fritti in chissà quali torbidi olii, tipici della cucina di quelle parti. 
E ora, ben ritrovati e ai prossimi post!






lunedì 21 febbraio 2011

Buon gusto

Un ristorante di New York City è orgoglioso di annunciare ai suoi avventori che sono in vendita presso il locale prodotti fabbricati in pelle degli stessi animali che sono stati macellati per essere serviti a cena. Il ristorante si chiama Marlow and Sons ed è gestito da un certo Andrew Tarlow. Si trova a questo indirizzo:
81 Broadway Williamsburg, Brooklyn 11211
Established 2002
Phone: (718) 384-1441
Fax: (718) 486-0165

Per chi volesse contattarlo di persona o via mail, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Jonathan Swift una volta scrisse:  "Non si può ricavare  una borsa di seta dall'orecchio di una scrofa". Per questo ristorante la traduciamo così: Non è possibile preparare  piatti gustosi  all'interno di una toilette puzzolente.

Non posso non immaginare la grandezza delle menti ideatrici del progetto e allo stesso tempo le capacità cerebrali degli avventori del locale. Gente, in entrambi i casi, di cui il mondo non sentirebbe affatto la mancanza. Praticamente il posto è un museo degli orrori. Se ci doveste passare davanti durante un giro in città, sputategli sulle vetrine per me.


fonte: http://www.notmilk.com

martedì 15 febbraio 2011

Taverna Vegetariana (Roma)



La mia amica Giulia è stata recentemente a cena in un locale veg romano - Taverna Vegetariana - dove io personalmente non sono mai stata. Per questo le ho chiesto di raccontarmi  qualcosa della sua esperienza per potervela riportare.

Ecco la recensione di Giulia:

Il primo vantaggio è che, benchè sia in una zona abbastanza centrale, di fronte al ristorante si trovano un sacco di parcheggi (cosa che, nella vicina via della Giuliana, è noto costituisca al massimo una speranza remota...!).
[N.di A. Avviso ai non romani: per noi il problema del parcheggio è un vero incubo, la scelta di dove andare spesso dipende dalla disponibilità di posti dove lasciare la macchina se no si rischia di doversene tornare a casa...!]

L'interno del locale è semplice, ma accogliente. Il menu interessante, ricco di piatti sfiziosi e di curiosità sulla filosofia vegetariana, nonchè su alcuni personaggi famosi che si resero protagonisti di tale scelta di vita, in passato come oggi. 
Il menu on line è però leggermente diverso da quello letto in loco, il che lascia presupporre che venga periodicamente modificato/integrato. Disponibile anche un menu vegan.
Ottima l'insalata di arance alla siciliana, gustata come antipasto.... (innovativa e azzeccata la cipollina fresca all'interno dell'insalata). Non male il risotto nero alla zucca e piacevole risveglio di ricordi d'infanzia le polpette di melanzane in umido. Le lasagne ai pistacchi, invece, sembra che fossero un po' troppo cariche di besciamella... quindi il sapore dei pistacchi risultava 'coperto' (parere non personale, non avendole io assaggiate).

Dolci sfiziosi e gustosi (uno su tutti: torta di pere allo zenzero), vino prescelto ('Rosso bastardo'), corposo, fruttato, morbido e avvolgente. 
Il tutto assolutamente accessibile in termini di prezzi: speso 23 € a testa, mancia inclusa, per un totale di 5 primi, un antipasto, 2 secondi, 2 dessert, 2 bottiglie di vino, 2 d'acqua e un caffè.


Grazie Giulia! e attendo altre recensioni da voi lettori: fateci sapere come vi siete trovati nei locali veg sparsi in tutte le regioni, così sapremo dove andare quando ci troveremo in visita in città che non conosciamo...

mercoledì 5 gennaio 2011

Dalla Norvegia per noi

Oggi ho il grande piacere di ospitare la recensione della mia amica Stefania sulla sua vacanza in Norvegia. E' possibile per un vegan uscirne vivo, o meglio, ben pasciuto anche dalla terra dei ghiacci? Leggete e lo scoprirete....
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Nel Paese della caccia alla balena e delle pelli di renna vendute ovunque non aspettatevi il paradiso dei vegan, ma, come sempre accade sia in Italia che all'estero, basta informarsi un po' prima di partire e avere un minimo di spirito di adattamento e non morirete di fame neanche in Norvegia!

Godt Brod
Dormendo in un misero ostello di Oslo che non prevedeva la colazione, la prima mattina ho girato un po' per valutare la situazione e, non trovando panifici ma solo una marea di 7 Eleven e simili (che fanno da mini market, edicola, tabacchi, bar e quant'altro!), ho chiesto in uno di questi cosa potessi mangiare e il commesso si è offerto di scaldarmi una baguette senza farcirla: meglio di niente... Per i giorni successivi alla reception dell'ostello mi hanno indirizzato in un posto carinissimo chiamato Godt Brod (cioè "buon pane"): si può scegliere tra molti tipi di pane, con tutti i semi possibili e immaginabili, e farcirli a piacere, con marmellata o cibi salati, tra cui molte verdure; in più hanno il latte di soia per cui mi sono goduta un double cappuccino e un paninazzo con la marmellata di mirtilli, un must norvegese!

Ovunque l'ho preso, il cappuccino viene portato in una tazza normale se non si specifica nulla (single cappuccino); se invece lo chiedi doppio, lo servono in una tazzona gigante piena di schiuma, una bontà!

Il latte di soia si trova anche in qualche bar normale ma non così pesso; Starbucks, che a Dublino era stato la mia salvezza anche per i dolcetti vegan, ad Oslo non c'è,  per cui per i dolci bisogna necessariamente cercare nei locali veg, di cui ne ho provati tre che mi sono piaciuti davvero molto.


Loving Hut
Partiamo da Loving Hut, una catena di fast food 100% vegan, di ispirazione asiatica. Il posto è piccolino, ha solo un tavolo al centro e due banconi con qualche sgabello, credo lavorino di più per asporto; però il fatto che non si debba chiedere cosa si può mangiare e cosa no e non si debbano fare modifiche ai piatti per veganizzarli lo rende perfetto! 
Il menù, che mi sono portata a casa, offre 2 tipi di involtini (primavera ed estate), 3 tipi di panini, 2 insalate e altri 3 piatti con riso e verdure miste, olte a una vasta gamma di the, caffè e succhi di frutta. Dopo mezz'ora passata a decidere cosa prendere, ho provato gli involtini primavera e una baguette ripiena di verdure e soia saltata con una salsina dolce che però non mi ha entusiasmato... Più buono il paninazzo con hamburger di soia preso dalla mia amica, che ha fatto pure il bis! Ho concluso con un muffin al cioccolato e una cioccolata calda; credo sia stata la prima volta che l'ho trovata vegan, è stata una bella sensazione. Per chi è attento al portafoglio, la spesa è stata sui 15-18€ a testa.

Vega Fair Food
Se volete spendere un po' meno e mangiare molto di più, non potete non andare al Vega Fair Food, buffet vegetariano dove per 99 corone (circa 11€) potete prendere tutto quello che volete, per quante volte volete: praticamente il paradiso per me!!! Infatti ci sono stata 2 volte e ho sempre mangiato benissimo; i piatti caldi vegan sono 4 o 5 su 6 disponibili, mentre la parte fredda con legumi e insalate ha circa 10 portate tutte vegan. Ho assaggiato di tutto e di più ma meritano una citazione speciale l'ottimo hummus che ho divorato a cucchiaiate e dei cibi non identificati pastellati e fritti: sembravano ananas, cipolle, più altre cose strane che non sono riuscita a riconoscere nè dalla forma nè dal gusto... Lo so che descritti così non ispirano molto ma erano davvero buoni! Ci sono anche dei dolci, 2 su 3 vegan; ho provato una torta con banane e cioccolato, voto solo sufficiente, visto che la mia amica ha detto che sono più buone le mie... Scusate, chiudo l'angolo dell'autocelebrazione!


The Fragrance of the Heart
The Fragrance of the Heart
La terza opzione si chiama The fragrance of the heart, ha due sedi in città ed è più un caffè che un ristorante, ideale per la colazione o uno spuntino a metà giornata, ma si può comunque anche pranzare o cenare, essendo aperto tutto il giorno dalle 10 alle 20. I piatti vegan che ho trovato io erano 2 zuppe, un piatto con riso basmati, patate e porri cucinati all'indiana e una specie di piadina arrotolata e riempita con insalata, carote e hummus. L'unico dolce vegan era una torta di mele e ciliegie, più qualche biscotto fatto con il muesli; inutile dire che ho provato tutto e anche più volte, la qualità era davvero ottima e i prezzi accessibilissimi.

Per quanto riguarda la scelta vegan in locali non veg, ho provato solamente la pizzeria "Peppes Pizza" (ovunque in città), dove ho preso la Green garden con rucola, peperoni, peperoncini dolci (piccanti!!) e pomodoro e me l'hanno fatta tranquillamente senza formaggio. In una zona più sperduta fuori Oslo ho ripiegato su uno dei milioni di kebabbari presenti in territorio norvegese e mi sono fatta riempire una pita con sole verdure, oltre a sconfanarmi una bella razione di patatine fritte... No, decisamente non sono una che può
morire di fame...

Stefania e una Peppes Pizza
 Mi è piaciuto molto il fatto che in tutti i locali l'acqua sia sempre a disposizione in un angolo a parte e te la puoi prendere quando vuoi; mi ero già preparata a chiedere acqua di rubinetto, avendo letto che le bevande costano molto, e invece mi hanno facilitato le cose con questa semplice soluzione che dovrebbero adottare tutti ovunque.

La città ha un suo fascino ma mi aspettavo più luci e decorazioni natalizie e l'architettura non ha la stessa bellezza mozzafiato di Stoccolma. Forse se visitata quando non è sepolta da una coltre di neve, se ne riescono a cogliere maggiormente la pulizia ed il verde, che in questo periodo ho potuto comunque intuire ed apprezzare. Certo, dovete ignorare tutti i maglioni, guanti e cappelli tipici fatti in lana e le immancabili pelli di renna, ma non viviamo ancora sul pianeta Vegan e i bocconi amari da ingoiare ci sono ovunque... 

E' una città che consiglio a chi ama le atmosfere nordiche, la tranquillità, i musei (ce ne sono tantissimi; da non perdere quello dedicato interamente a Munch, che è molto di più rispetto al famoso quadro dell'Urlo) e la gente riservata che non si spende in smancerie (le commesse sono fin troppo serie e brusche, meglio i maschietti...)

Tusen takk ad Ariel per aver realizzato in piccolo il mio sogno di scrittrice di viaggi, quando pubblicherò il mio primo libro lo dedicherò sicuramente a lei!


Indirizzi:

Vega Fair Food (Akersgata 74)
Loving Hut (Parkveien 6a)
The fragrance of the heart (2 sedi: Stortorvet 9 presso i magazzini GlasMagasinet, Fridtjof Nansens pl. 2)
Godt Brod (Thorvald Meyers gate 49)


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Amica mia, una recensione impeccabile! Ci hai fatto venire una gran voglia di farci un giro da quelle parti, perfino ora che siamo in pieno inverno....
Aspettiamo altre tuoi racconti di viaggi, alla scoperta di localini veg, e anche quelli di altri lettori, naturalmente, scriveteci!




mercoledì 8 dicembre 2010

VBites for ever

Qualcuno di voi avrà già sentito parlare di Heather Mills, ex moglie di Paul Mc Cartney, nota attivista per i diritti degli animali, naturalmente vegan. La Mills sostiene, e noi glielo auguriamo di tutto cuore, che la sua catena di fast food vegan VBites diventerà più popolare dei McDonald nel giro di dieci anni. Se pensiamo che i McDonalds sono circa 31 mila in tutto il mondo, beh, la posta in gioco non è uno scherzo.


Tutti noi vorremmo che accadesse il miracolo, potrebbe e dovrebbe essere il business del futuro. Come andrà a finire? Staremo a vedere....Forza Heather!

lunedì 27 settembre 2010

La Susina

E' da un po' che non parliamo di locali e ristoranti veg. Bene, oggi  allora  siamo qui a raccontare del negozio-ristoro di Milano La Susina, un posticino che mi era già stato segnalato da amici. Ho pensato di chiedere delucidazioni a Susanna, che gestisce il locale, e qui vi inoltro direttamente la sua descrizione che rende perfettamente l'idea circa l'atmosfera che si respira in questa oasi metropolitana:

Nel negozio un vegetariano un vegano o persone intolleranti al lattosio possono trovare una maniera sana per pranzare, cenare o semplicemente far merenda.
E' tutto d'asporto ma si può anche consumare all'interno del negozio e a detta di tutti si respira un'aria rilassante e allegra. Sarà per i colori o per i profumi della frutta... e poi è meraviglioso vedere come le persone socializzino e parlino anche essendo perfetti sconosciuti. In altri bar io questo non l'ho mai visto e ne sono molto contenta Persone che arrivano da paesi latini mi han detto che quando entrano nel mio negozio si sentono a casa loro. Altri che anche se fuori piove o fa freddo qui si sentono sempre in primavera!

 

E ancora, sul sito del negozio leggiamo:

La Susina è un’oasi di benessere che disseta la tua voglia di salute in tutti i momenti della giornata.
In via Lagrange, 15 troverai ad accoglierti Susanna che preparerà per te al momento freschi e succosi bicchieri ricchi di frutta, verdura e natura. Inoltre potrai gustare colazioni naturali e coloratissimi piatti vegani, serviti in pratiche confezioni d’asporto.


La Susina è a Milano, in via Lagrange, 15
Orario: da Lunedì a Sabato 10-20,30
Tel: 02-37641897
Ed  è anche su Facebook.

Ciao Susanna, se capito su a Milano non mancherò di venirti a trovare!





martedì 25 maggio 2010

Quando passate all'Ikea

Alla fine prima o poi ci si passa. Costa poco, o comunque meno di altri. Per un verso o per l'altro è ormai raro trovare una casa che non abbia qualche pezzo comprato all'Ikea.
La prossima volta che ci capitate fateci caso: nei ristoranti Ikea trovate anche un menu vegetariano e biologico: cereali, legumi, frutta e verdura, proteine vegetali, olio, erbe aromatiche, spezie, riso integrale, semi oleosi, tutti rigorosamente biologici al 100%.
Il progetto è stato introdotto da FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica: «E' un primo passo per avviare insieme un percorso che vuole, con semplicità, trasmettere i veri valori di un'alimentazione naturale, certificata e sana - ha detto Roberto Pagliuca, segretario generale di FederBio - e dunque per promuovere uno stile di vita in grado di tutelare il nostro benessere e quello dell'ambiente nel quale viviamo».


Nel sito dell’Ikea scrivono tra le altre cose:
Apprezziamo chi ha scelto uno stile di vita che esclude dalla propria alimentazione prodotti di origine animale, una scelta che influisce positivamente sull’ambiente. Se avete scelto un’alimentazione vegetariana, all’IKEA troverete ... pane per i vostri denti. Al ristorante e al bar sono disponibili, oltre all’isola delle insalate, anche piatti vegetariani e vegani.


Non male, non male. Ne vogliamo altri di posti così però, non solo all'Ikea.

giovedì 6 maggio 2010

Vegan Routes

Siete a Londra o prevedete di farci un salto questa estate? Non potete mancare di fare un salto al Vegan Routes, un ristorantino vegan in una location d'eccezione: un tipico bus londinese a due piani!
La mia amica Daniela c'è stata non molto tempo fa e questi due splendidi monelli sono i suoi figlioletti ritratti proprio sulla soglia del bus.


Dove lo trovate parcheggiato? Facile, è proprio in centro, nel quartiere di Soho, 32, Brewer Street. Sono aperti tutti i giorni dalle 11 di mattina alle 23.
Ecco cosa si legge tra le altre cose sul loro sito:
We do not use or support the use of substitute "meats" such ad textured soya protein and as such we do not use names like burger or sausage in our food description.
Musica per le mie orecchie! Io ho impiegato anni prima di riuscire ad acquistare e quindi mangiare cibi che vengono chiamati - pur essendo vegetali 100% - "bistecche" o "wurstel" o "filetto". Ora con un certo fastidio talvolta li compro, in fondo sono buoni e non hanno niente a che vedere con sezioni di cadavere. L'altro giorno ad esempio abbiamo cucinato dei "filetti" di Mopur (una sorta di seitan) alla pizzaiola e il tutto mi ha ricordato quando ero piccola quando mia madre mi faceva mangiare altre pizzaiole, fatte come da tradizione con le carni di animali. Mi ha inquietato effettivamente, ma poi il sapore era così lieve e "vegetale" e poi sapere che nessuno era morto per riempirmi la pancia, beh... ha fatto il resto!

Tornando al nostro ristorante londinese, vi indico qualche prezzo a mo' di esempio. Una zuppa di lenticchie alle spezie? Una porzione media viene 2,80 pounds, mentre quella large 3,40 (mio dio, se penso a quanto ci fanno pagare qui in Italia per qualcosa che sia anche solo vagamente bio, veg, etc.). Una crepe fatta con farina che anche i celiaci possono mangiare ripiena di cioccolato e banana? 4 pounds.

Vegan Routes è anche su Facebook. Chi di voi ci va, ci scriva, pubblicheremo la vostra recensione!

mercoledì 20 gennaio 2010

Se questi sono cuochi, ops, uomini

E' da tanto, cari amici,che non vi parlo delle prodezze di qualche chef famoso (o dovremmo dire famigerato?). Così, eccoci qua, ne sentivo il bisogno ma attendevo l'occasione giusta.

Il 16 gennaio alla terrificante trasmissione televisiva "La prova del cuoco", intorno alle 13,15, l'immarcescibile Vissani - circondato da altri cuochi a cui non affiderei neanche la cottura di un mio minestrone (minimo minimo mi ci buttano dentro delle palle di toro) - consigliavano come meglio sezionare le quaglie e qual è il modo migliore per friggere le coscette del suddetto uccellino.
Ma che schifo! Attenzione, portate via i vostri bambini dal suo cospetto, sarebbe in grado di friggere le dita dei piedi di vostro nipote o di panare il naso di vostro cognato...
Quello zozzone di Vissani e tutta la combriccola sono altamente diseducativi, oltre che disgustosi. Quando tutti ormai tuonano perfino dalle tv sulla difesa dell'ambiente, degli animali, e su e giù, arriva questo pallone gonfiato a sezionare uccellini... Si strozzi, mi auguro io.

Ma non è finita. Gira che ti rigira per la rete, trovo notizie di un certo Riccardo Agostini, emulo del Vissani, suo sommo maestro. Un sagace articolo su di lui si intitola: Riccardo Agostini e gli animali da cortile. Alè, mi dico, qui c'è roba grossa. Ma non perdiamo tempo, iniziamo a leggere:
Dopo dieci anni passati con Vissani, ritorna nel suo piccolo paese dell’entroterra marchigiano per sviluppare una personalissima “tradizione contemporanea”, cucinando animali da cortile, pesci di fiume e le verdure del suo orto. Un giovane chef emergente al servizio del territorio e nuova stella Michelin nelle Marche.
Al servizio del territorio?! E meno male... se no che faceva, buttava una bomba al napalm? Prosegue poi, pacato:
[...] «Grazie a Gianfranco Vissani cuoco sono diventato anch’io matto per la qualità degli elementi, e quale miglior modo di amplificare la loro autenticità se non con la creatività? Anche i cuochi dell‘800 avevano in testa idee nuove e coloro che gli erano intorno erano scettici; quando è stata inventata la cotoletta “alla milanese” credo che sia stato strano all’inizio accettare una maniera così bislacca per trattare la carne! Mangiare e cucinare devono esulare dalla banalità, la tradizione deve essere presentata inconsuetamente."
Sentiamo quindi cosa ci propone per esulare dalla banalità... Qui si entra nel vivo (i grassetti sono miei):

Riccardo Agostini ama la sua terra, i suoi abitanti e lo dimostra realizzando piatti davvero eccezionali: i tortelli di papavero, cremoso di pecorino di fossa e coniglio in casseruola; il piccione farcito di ortiche cotto sui carboni con tartufo nero; le crocchette di faraona con cremoso di cannellini al rosmarino e aceto balsamico. Quello che emerge è la sua passione per l’allevamento, animali da cortile: quelli che volano, quelli che vorrebbero volare e quelli che non potranno mai farlo.
"Mi piace mangiare e cucinare conigli, quaglie, faraone, piccioni e gli altri animali che gravitano intorno all’aia [N.d.A. speriamo non passi di lì suo nonno...]. E’ forse quello che mi contraddistingue di più, la mia specialità. E’ lo specchio delle mie origini, del mio paese e della mia tradizione gastronomica".
La quaglia farcita di cacio e pepe, con fonduta di zucchine, pomodori appassiti e miele di timo è l’apice gustativo del suo pensiero.
[..]Riccardo Agostini è riuscito a fare molto di più, perché non solo ha dato prova di grande ingegno importando tecniche estremamente professionali ma le ha anche rese perfette per la sua filosofia culinaria, ossia infondere forti emozioni da cortile. Presentare la tradizione in modo contemporaneo, ecco la sua trionfante filosofia!

Allora, prima che la sua filosofia trionfi troppo, mi verrebbe da dire: Abbattetelo! Ma siccome che sono buona, contro ogni forma di violenza, perfino nei suoi confronti, mi domando quale altro modo ci sarebbe per farlo smettere di filosofare, il troglodita. Qualcuno ha idee (non violente) al riguardo? Io al momento sono annichilita, forse perchè non bazzicando quell'ambiente a volte è come se dimenticassi che esistono simili soggetti e relativi seguaci.
Ditemi voi che debbo fare.