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sabato 2 febbraio 2013

Culti alimentari, frange estreme, tinte religiose

Anche quando ne parlano bene, ne parlano male. Del veganismo, intendo.
Leggevo l'altro giorno uno stralcio di giornale pubblicato su Facebook dove si parlava di una serata con cucina vegan a cura della Lav di Trieste e più in generale di cosa mangiano i vegan, non solo insalatine, e compagnia bella. Che bello, direte voi. Si, ma...

Il malcapitato giornalista, probabilmente ignaro fino al momento della compilazione dell'articolo anche della mera esistenza dei vegan, si inerpica sin dall'inizio in una spericolata disquisizione sulla "filosofia" vegan, sottolineando concetti come "astinenza" (se penso a quello che ho ingurgitato oggi, non riesco a far rientrare il termine astinenza in nessuna fase della giornata, casca male, sarà che ho fatto pure 15 km di camminata e non so cosa sono riuscita a divorare, sia prima che dopo), eventuali "tinte religiose", "culto alimentare" e altre castronerie del genere.
Fino al consueto definire i vegan come la "frangia estrema del vegetarianesimo", alè.
Insomma, dei matti. Dei soggetti che io fuggirei come la peste, a fidarmi di questa descrizione a tinte fosche. Gente che veste caffettani e calza cioce primitive, che danza intorno a un fuoco ove bollono cavoli e patate, inneggiando a una qualche deità a forma di melanzana e celebrando rituali degni di Obelix, magari abbracciati a un menir. Con tanto di Assurancetourix  declamante poesie e sonando ballate,mentre gli astanti si apprestano in religiosa contrizione a sbocconcellare pommidori.


Gente che quando piove indossa camicioni bianchi e coroncine di fiori sul capo, possibilmente adorno di riccioli biondi, e danza compulsivamente per le strade con occhi riversi al cielo?
Nessuno dei vegan che conosco assomiglia anche in minima parte a questo genere di soggettoni. Anzi, e non è necessariamente un vanto, la maggior parte dei miei conoscenti è gente dalla spiritualità piuttosto carente, almeno nel senso più comunemente e retoricamente accettato, di appetito vigoroso e "tradizionale", gente che se gli servi lo zucchino bollito  te lo tirano dietro e non a mo' di boomerang, pretendendo ben più vigorosi piatti di pasta e fagioli, fiaschi di vino e ateissime bruschette all'aglio.

Gente che vive nel secolo, impiegati, artigiani, studenti, etero, gay, giovani, adulti, anziani, gente che non distingueresti per strada da un onnivoro se non per un aspetto visibilmente più in salute, difficilmente dall'aspetto  rubizzo, da infartuandi per intenderci, o con pance degne di gravidanze, anche se trattasi di individui di sesso maschile. O, se nel caso fosse mantenuta l'apparenza, dall'odore solforoso della pelle (lo so, nessun onnivoro ci crede, ma sfido un vegano a non sentir puzzo di zolfo accanto a chi ha appena mangiato galline o loro secrezioni).

tipo esponente del culto vegan (peraltro mi è pure simpatico)

Se penso - ad esempio - alla mia amica Francesca, con cui ho la ventura di condividere gran parte della mia giornata, essendo noi colleghe di lavoro, credo che lei sia esattamente l'opposto di quella descrizione esoterica:  sobria, madre di famiglia, dissacrante quanto basta, non saprei come immaginarla parte di una "frangia estrema" di qualunque cosa. 

Non ci siamo proprio. Cosa è estremo e cosa è anomalo? E' dunque" normale" che a qualcuno venga l'acquolina in bocca al cospetto di un cartellone pubblicitario di un supermercato per strada, come quello che ho visto inorridita un paio di ore fa tornando a casa, in cui si mostrano brandelli di carni di un agnello da latte e la promozione in corso per acquistarlo?
Un agnello da latte. Un prezzo. Una promozione.
Per gente "normale". Non per frange estreme.


P.S. Una postilla: tra i miei conoscenti, vegan, e parlo in particolar modo di persone di cui ho grande stima, non ci sono solo atei e agnostici, ma anche cattolici, induisti, islamici (incredibile ma vero), protestanti, hare khrisna, e così via. Questo a dimostrazione della grande eterogeneità della "setta vegana".



domenica 27 gennaio 2013

Sono tutti uguali



AgireOra lancia per il 2013 una nuova campagna informativa sul rispetto per tutti gli animali, per non fare differenze tra animali "da amare" e quelli "da mangiare".
A dicembre è stato pubblicato e diffuso uno spot video intitolato "Gli animali sono tutti uguali", che apparirà per tutto il 2013 in alcune sale cinematografiche e che sarà accompagnato dalla distribuzione di materiali informativi animalisti negli stessi cinema.

Ora si aggiungono altri materiali per diffondere la campagna: un manifesto che verrà affisso in tutta Italia, la corrispondente locandina, e uno spot radio. Tutti col medesimo messaggio e contenuto. Il messaggio è semplice ed essenziale: gli animali sono tutti uguali, quindi come non mangiamo i nostri cani e gatti, e troviamo orribile l'idea di farlo (tant'è vero che è pure illegale), allo stesso modo non è giusto mangiare nessun altro animale, né imprigionarlo per la produzione di uova e latte e poi farlo finire al macello una volta sfruttato (come accade per le galline ovaiole e le mucche utilizzate per la produzione di latte).

Per saperne di più, andate alla pagina informativa di AgireOra.

lunedì 17 dicembre 2012

Ancora sulla tradizione

E' periodo questo di ripresa di annose questioni, come si diceva nel post precedente a questo. Sono argomenti che vengono spesso discussi, ma evidentemente mai abbastanza.
Abbiamo parlato del costo dell'alimentazione vegan, e va bene. Ma c'è un'altra discussione in sospeso ed è quella che riguarda le associazioni, gli enti, etc. che si occupano di salvaguardia degli animali (di certi animali, a quanto pare, con dei distinguo) e che organizzano cene di raccolta fondi a base dei suddetti (animali), ormai belli e che morti e cotti per di più. Nonché il fatto che la maggior parte delle persone che ne fa parte, di queste associazioni o enti,  i volontari e non solo, siamo mangiatori abituali di codesti animali.

cena a base di animali a difesa degli animali?!
In pratica, si occupano del benessere di cani, gatti e pochi altri, ma i vitelli, le mucche, le pecore, i maiali, certi uccelli, invece, li sbranano. Forse non li uccidono personalmente (sebbene talvolta accada, si vedano alcuni componenti di WWF e altre organizzazioni similari), ma in ogni caso condonano che altri lo facciano per loro.

Ancora, si è dato il caso di persone vegetariane appartenenti a questo tipo di enti che in caso di cene di beneficenza abbiano organizzato non cene esclusivamente vegetariane (che dovrebbero essere poi vegan, visto il trattamento riservato di norma agli animali per produrre latte e uova), ma cene miste, con opzione vegetariana e opzione carnivora.
Perché se no, altrimenti, la gente non aderirebbe a queste cene e quindi niente fondi per l'associazione. Dunque, si parla di salvaguardia di animali mentre si mangiano animali. Curioso, vero?! E magari si condona e giustifica tutto questo perché in determinate località la tradizione millenaria è quella di mangiar cadaveri e secrezioni animali. Località abitate da  persone che come automi, come dischi rotti non vogliano far altro che perpetuare queste tradizioni.

Pasta di grano duro (Puglia)
Allora, senza batter ciglio, ripeterò un concetto più volte espresso qui e altrove. Anzi, due concetti.
Primo: l'umanità non si è estinta non certo grazie alle carni animali, da sempre cibo per i più facoltosi, sempre in netta minoranza in tutte le popolazioni del nostro pianeta. Carni animali da sempre mangiate dalla stragrande maggioranza degli individui solo nelle feste comandate, ai matrimoni, a Natale e a Pasqua, se andava bene, se no neanche allora. I ricchi da sempre sono stati decimati da quelle malattie che oggi colpiscono gli abitanti dei paesi occidentali: gotta, ipertensione, malattie cardiovascolari, etc.
Se i poveri erano malnutriti non era questione di carne, ma di poca disponibilità di cibo in generale, ma non ci siamo estinti proprio grazie a legumi, cereali, frutta secca e disidratata e altri cibi "poveri". Il nostro Paese non fa eccezione. I nostri antenati si sono nutriti quotidianamente, a seconda delle regioni d'origine, di polenta, di ceci, di lenticchie e fagioli, di riso e di pasta, di semi, di frutta, etc. 

Coltivazione del riso in Sardegna
Quel poco di origine animale spesso era addirittura praticamente senza poteri nutrizionali importanti, come certe frattaglie che ora sono vietate perfino agli animali domestici. Perfino dei parenti sardi, isola dove ora sembra non si mangi altro che suini e cacio, mi hanno ricordato che i loro avi si nutrivano sostanzialmente di ceci e riso locale e piselli.
In fondo, poi, vale la pena ricordarlo, le popolazioni più longeve sono da sempre state quelle con alimentazioni a base vegetale.

Preparazione della polenta (Veneto)
Ingredienti per la pappa al pomodoro (Toscana)










Pasta con la mollica (Molise)
Ergo, in tutte le regioni italiane c'è una tradizione di ricette vegetali e sono probabilmente le più vere, le più antiche. Solo che sembra che tutti se ne siano dimenticati, ricordando solo ciò che veniva servito durante banchetti in occasioni particolari. 
Di quei piatti pare non ce ne sia più traccia nella memoria, se non in sporadici casi, e chissà come mai ora per ricette tradizionali si intendano solo quelle a base di animali e loro secrezioni.

Secondo: basta con questa storia delle tradizioni solo quando fa comodo! Allora, per tradizione, picchiare la moglie, farsi cavare un dente senza anestesia, violentare la nipotina, mandare i bambini nelle miniere dovremmo considerarli come patrimonio culturale da preservare?!

tradizioni: carusi in miniera

Preservare la salute fisica e psichica dei bambini non ha una lunga tradizione, ad esempio. Prima i bambini erano braccia da lavoro, corpi da violare senza ritegno, merce di scambio. Ora non più. Farsi operare senza anestesia, morire di parto era la regola. Ora non più.
Allora, come la mettiamo con questa tradizione? Il mondo, le persone, tutto si evolve, tutto e tutti abbiamo il dovere e il diritto di evolversi. Perchè allora  altrimenti non dovremmo mantenere viva anche la tradizione dei gladiatori sbranati dalle fiere nei colossei?

Non sottovalutiamo la capacità degli esseri umani di modificare le proprie (turpi) abitudini. Diamo un esempio, cerchiamo di farci avanguardia, non adeguiamoci a tradizioni sanguinarie solo perché lo fanno tutti. Se tutti fossero stati così conformisti, saremmo ancora all'età della pietra o poco innanzi.
Ai corsi di cucina e alle cene vegan io vedo sostanzialmente onnivori, curiosi e interessati, anche quando queste iniziative sono organizzate non in grandi città come Roma o Milano, ma anche là dove si mangia sostanzialmente in maniera cruenta. Eppure, la gente legge, vede la televisione, si interessa, non è lobotomizzata come ci vogliono far credere. Non completamente e non tutti, almeno.
E per me, tornando all'argomento di questo post, sì, lo ribadisco. Un ente che si fa promotore del benessere degli animali - ma solo di certi animali  - organizzando cene con animali nei piatti si gioca la faccia, anzi, la perde proprio e non avrà mai il mio appoggio. La trovo poco seria, come minimo.



martedì 11 dicembre 2012

Cosa regalarci per Natale? Un'adozione a distanza!



Una notizia dal Progetto "Sostegno a SI MA BO in Italia":

L'associazione animalista di Capo Verde, Si Ma Bo,  fondata da due italiani, che opera sul posto da anni, ottenendo ottimi risultati nell'aiutare gli animali randagi, lancia un'idea regalo per Natale:
"Adotta (a distanza) un cane o un gatto di Capo  Verde "Si ma bô" ("come  te"). Con questo nome (e questa convinzione) l'associazione di Silvia e Paolo si occupa da cinque anni di dare una vita decente ai cani e ai gatti dell'isola di Sao Vicente, nell'arcipelago di Capo Verde, spesso molto sfortunati.

Con pochi euro al mese puoi adottarne uno e assicurargli così un posto in rifugio, una buona alimentazione e un po' di affetto, evitando il ritorno alle situazioni critiche da cui è stato sottratto.

Per Natale, fai un regalo a una di queste creature sottoscrivendo un’adozione da donare ad amici o parenti, ma anche a te. Vai alla pagina delle "Adozioni a distanza" 

Lì potrai conoscere le procedure e sfogliare l'album con le foto degli animali, le loro storie e le testimonianze dei volontari che hanno dato una mano in rifugio. Scegli l’animale che più ti appassiona e scrivi. 

Con l’adozione verrà inviato un certificato e una foto da... incorniciare. Seguite l'associazione anche su http://www.facebook.com/simabo.org!


lunedì 17 settembre 2012

A proposito di andazzi sbagliati

Il buonismo, il perbenismo. Tutti quegli ismi che già fanno intuire che non si parli di persone veramente buone, veramente per bene. Non a caso c'è quell'ismo alla fine.
Mi capita spesso su FB di inveire nella mia bacheca - e sottolineo nella mia, non in quelle di altri avventori del social media - contro cacciatori, torturatori di animali (e di bambini e di donne e di...), vivisettori, macellai, onnivori, e tutta l'allegra brigata di buontemponi assetati di sangue.
Qui dalle mie parti, Roma e dintorni, uno degli accidenti più comuni che si sente lanciare dalla gente comune è il classico Ma và a morì ammazzato.
Beh, io non faccio altro che riproporre in chiave moderna questo accidenti effettivamente un po' vintage a tutta una serie di persone che provocano danni e morte e sofferenza ad altri esseri viventi con cognizione di causa.
Dalla mamma amorevole che nutre il pargolo col prosciuttino, all'amica amante del sushi che-fa-così-chic, al cacciatore che si è sparato sul piede da solo (echediolabbiaingloria), al collega che non riesce proprio a fare a meno del pollastro a pranzo, al vivisettore che apre lo stomaco a un gattino vivo, e via via a tutti gli altri torturatori sotto mentite spoglie di gente per bene.

Ma ecco che subito, su FB, escono fuori come funghi dopo la pioggia i Censori. Coloro i quali, pur menando una vita corrotta da violenza quotidiana, divorando le carni di animali terrestri o acquatici trucidati tra mille sofferenze o vestendone le pelli o foraggiando aziende che testano con estrema violenza i loro prodotti, saltano subito all'impiedi additando come comportamento inaccettabile l'aver mandato a morì ammazzato il primo che mi viene in mente, và, il cacciatore.
A quel punto inizia a perpetuarsi quel trito copione che vede in primo luogo nominare Gandhi come nume protettore, facendo notare quanto ci si stia discostando da questo grande uomo. E hai voglia a spiegare che io non sono Gandhi, che pur ammirandolo sconfinatamente (idolo della mia adolescenza e uno dei fautori del mia scelta vegetariana all'epoca) non ho mai preteso di imitarlo in alcun modo. E hai voglia a spiegare che quando scelsi di diventare prima vegetariana e poi vegan non pensavo di dover cambiare carattere e vestire un saio, dispensando saggi sorrisi e aforismi zen a destra e a manca. 


E hai voglia a spiegare che le parole dettate dalla mia esasperazione di fronte a scene di inusitata violenza contro gli esseri viventi non umani che ogni santo giorno  capitano sotto i miei occhi, le parole - dicevo - non uccidono, mentre quello che fanno i Censori - e ovviamente i bersagli delle mie maledizioni - tutti i giorni è condonare uccisioni REALI.

Li sento come una sorta di coro greco in sottofondo, tutti lì che bofonchiano No No così non si fa, un conto è dire che si è vegetariani e un conto è tirare gli accidenti. Non bisogna odiare.
L'ultimo mi ha scritto Io sono quasi integralmente vegetariano, ma mi sembra che tu stia prendendo una strada integralista sbagliata.
Analizziamo questa frase. Intanto, quel "quasi" mi lascia interdetta. Cosa significa? Ogni tanto un pescetto lo ammazzo, tanto ce ne sono tanti? Se capita, un uccello o un mammifero finiscono nel piatto, ma che fa? Non sono individui gli animali, sono massa, sono numero, uno più o meno che fa? Rimaniamo dunque in pieno antropocentrismo, senza nessuna seppur vaga intuizione circa la natura paritaria di tutti gli esseri viventi su questa terra. Antispecismo, questo sconosciuto. Ci vuole d'altronde un notevole coraggio, per come siamo cresciuti, ad ammettere che la nostra vita non vale necessariamente più di quella di un gabbiano. La portata rivoluzionaria di questo assunto è talmente destabilizzante che le masse non sono in grado, ammettiamolo con sincerità, di metabolizzarla.


Ancora, "sembra che stia prendendo una strada integralista sbagliata". Prima di tutto, non essendo io di primo pelo e avendo smesso i panni da teen ager da diversi anni, diciamo che con l'età non posso che peggiorare. Questa è la cattiva notizia. Probabilmente morirò con un accidenti sulle labbra tirato a qualcuno, chissà, forse al vicino di casa che sta bruciando la carcassa di un povero vitello sul suo immondo barbecue. E' solo un ipotesi. E ci sono morti un po' peggiori, come cantava da giovane Guccini. L'importante è che la morte mi colga viva (M. Marchesi).

Integralista. Come spesso ripeto qui e altrove, ormai è noto,  alla parola "integralista"  io recepisco a mo' di automatismo - non essendo usa a metter bombe e bombette sotto la sedia di nessuno -  il termine "coerente" e credo sia il più bel complimento che possa ricevere. 
Tutta la mia vita è stata improntata, da che ero ragazzina, alla ricerca di qualcosa che io identificavo come "diventare sempre più buona" (testuali parole prese dai miei diari dell'epoca), nel senso che non avevo ambizioni di diventare chessòio dirigente d'azienda o stilista, volevo qualcosa di più, come vivere in sintonia con me stessa e i miei ideali, non sapevo ancora bene quali.

l'ho letto, carino...

Se a 15 anni mi avessero detto che da adulta sarei stata  tacciata di eccesso di coerenza in materia di non-violenza, di non condonare senza se e senza ma ogni forma di sopruso su esseri viventi indifesi (ripeto, non solo animali, ma bambini, donne...), beh, ragazzi, ci avrei messo la firma. Smettere di essere mediocre, credere e mettere in pratica quotidianamente i tuoi ideali: il sogno di ogni adolescente sano. A meno che non si  riferisca il tutto all'andare al Roxy Bar e vivere una vita spericolata, unico ideale pippare cocaina, naturalmente. Meglio specificare: sogno di ogni adolescente sano, colto, empatico, consapevole, portato all'introspezione.

Ma veniamo all'aggettivo finale della frase dell'amico su FB: "sbagliata", "strada integralista sbagliata".
Vi rendete tutti conto che giusto o sbagliato siano termini del tutto soggettivi, vero?
Cosa è giusto, cosa è sbagliato.
Per me è sbagliato tutto ciò che comporta una violenta invasione sulla vita di altri. Da qui si evince che è sbagliato che il prete violenti i bambini dell'oratorio, che lo scannatore tagli la gola al maialino, che il violentatore strazi la ragazza, che l'omicida  uccida, che il cacciatore fermi il volo degli uccelli o la corsa di una lepre, etc.etc.etc.

E' giusto - per me - vivere cercando di essere meno invasivi possibile, di nuocere il meno possibile agli sventurati nostri compagni di pianeta, di essere empatici e compassionevoli nei confronti di chi soffre.
Essere compassionevoli nei confronti di chi attua violenze, no, non è giusto, a meno che ci si riferisca per propria scelta esistenziale a una qualche dottrina religiosa, ergo si porge l'altra guancia e compagnia bella.

Che una persona mi venga a dire che sto prendendo un andazzo sbagliato francamente non riesce a non farmi sorridere, con un sorriso - questo sì - di compassione, come a dire Perdonatelo, perchè non sa quello  che dice. Probabilmente è così inconsapevole, così privo di empatia "militante", che non gli si può neanche fare una colpa.
Certo, alla lunga stanca sentire fregnacce

domenica 16 settembre 2012

Il movimento per i diritti animali tra perquisizioni, arresti e condanne

Oggi ospito un articolo di Riccardo di Animal Station, perchè non saprei scrivere di meglio sulla questione e vorrei che lo leggeste insieme a me.



venerdì 7 settembre 2012

Un incontro fondamentale

Ieri pomeriggio qui nella mia zona c'è stato un incontro, una "lezione" forse dovrei chiamarla, tenuta da Steve Best, professore di filosofia presso l'Università di El Paso (Usa), scrittore e attivista per i diritti animali, ecologista.
Vi riporto dall'invito all'evento su FB:

Steve Best propone una rivoluzione culturale e sociale totale, radicale, che scardini il sistema di dominio capitalistico e che ripristini un equilibrio tra tutti gli esseri senzienti del pianeta, animali umani e non umani, in un contesto naturalistico rigenerato e protetto. I movimenti di liberazione animale umana e non umana che partono da presupposti filosofici di natura rigorosamente antispecista trovano in Steve Best uno dei massimi esponenti. 
Steve Best è noto per la sua visione globale di rispetto di liberazione. Le sue battaglie vanno nella direzione di una democrazia effettiva, equalitaria. Contro ogni forma di sfruttamento, vicino ai movimenti femministi antisessisti, a quelli antirazzisti, anticapitalista, militante della total liberation è un supporter della inclusive democracy [si veda anche la versione in lingua italiana].

Best ha parlato per circa un'ora e mezza, con una traduttrice a fianco, e personalmente ho quasi trattenuto il respiro per tutto il tempo, quasi per timore di perdere una sfumatura, una frase, di perdere l'occasione preziosa che mi si stava presentando di essere al cospetto di un uomo illuminato da cui non ho che da imparare.
Non avranno certo pensato questo alcune gallinelle sedute vicino a noi, che hanno ridacchiato e chiaccherato tutto il tempo, confermando il fallimento del genere umano così come lo conosciamo.

Impossibile trasferirvi il suo discorso, ma vorrei soffermarmi su un paio di punti che mi hanno colpito particolarmente.
Il movimento pacifista, a livello internazionale e locale, spesso prende i colori di un movimento "passivista", come dice Best, più concentrato sui massimi principi ma poco sull'azione. Dimenticando che le grandi rivoluzioni passate alla storia come "pacifiste" non sono mai  avvenute per dei sit-in di hippies osannanti o per predicozzi rimasti conchiusi al pulpito del predicatore.
Best ci porta l'esempio di Martin Luther King. Molti uomini e donne di colore all'epoca non conoscevano neanche il reverendo King, ma certamente conoscevano le Black Panthers e soprattutto MalcomX, quello che è passato alla storia come il "braccio violento" della rivoluzione antirazzista.
In realtà, la "violenza" per evitare la violenza non è altro che legittima difesa. Come diceva ieri Best, se c'è un ragazzo che si diverte ad ammazzare i gatti nel vicinato, usare una mazza da baseball per fermarlo non è violenza, ma legittima difesa di chi non può difendersi da solo.
La guerra in Vietnam non è stata persa dagli States per i figli dei fiori che cantavano Dylan o Baez  per le strade, ma grazie ai contadini indocinesi che hanno lottato, con ogni mezzo, si sottolinea con "ogni mezzo", per cacciare gli invasori dai loro paesi. L'azione, non solo il pensiero. L'azione abbinata al pensiero è ciò che veramente cambia lo stato delle cose.


Ancora sul concetto di violenza e terrorismo. Si parla di terrorismo ed "estrema violenza" quando viene attaccato un laboratorio di vivisezione o un allevamento di animali da pelliccia, e come tali - terroristi - sono processati i responsabili. Ma spaccare un vetro o un laboratorio si può definire atto violento allo stesso modo che tagliare la gola a un maiale, a migliaia di maiali o cucire gli occhi a una scimmia e segregarla in totale isolamento come avviene nei laboratori? Un vetro vale una vita, dunque?

Dicono, continua Best, che i media non si occupano delle liberazioni animali - che pur essendo continue appaiono solo in casi eclatanti (si veda il caso di GreenHill) - perchè la violenza di questi atti terrorizzerebbe le masse. Ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che non sia esattamente il contrario? Che la gente, come nel caso di GreenHill, invece è più probabile che plaudirebbe e che forse potrebbe finalmente venire a sapere cosa succede dietro le quinte e opporsi? Difficile immaginare che qualcuno, che addirittura molti non pensino Come sono coraggiosi quegli attivisti, nel vedere uomini e donne con conigli, cani, gatti, scimmie in braccio portati fuori da quei luoghi di estrema violenza e sofferenza.

Ma significherebbe appunto permettere che la gente apra gli occhi, che venga a sapere qualcosa che il sistema, il sistema capitalistico per la precisione, non vuole che succeda, a scopo di  mantenimento dello status quo.
E i movimenti animalisti ed ecologisti spesso sembrano fare il gioco del potere, più attenti a non offendere troppo il potere, impauriti di apparire troppo estremisti, ovvero coerenti. Chi mi conosce sa che la parola estremismo per me è sinonimo di coerenza e sa quanto io arrossisca di orgoglio quando qualcuno mi apostrofa come estremista. Purtroppo non merito ancora tanto, ma è ciò che auspico da sempre: diventare ogni giorno sempre più coerente (estremista?) riguardo la mia idea di vita condivisa su questo pianeta, contro ogni sopraffazione di specie, di genere, di status sociale. La vecchia storia dell'antispecismo insomma.
Non è un caso che Best si proclami vicino ai movimenti femministi, anticapitalista e antirazzista: tutte facce della stessa visione di vita. Una rivoluzione di cui si può intuire la portata e che fa intuire i motivi della feroce opposizione feroce dell'ordine costituito. Per questo fa tanto specie sentire persone che si proclamano progressiste essere tanto indifferenti alla questione dell'antispecismo nel suo insieme.



Chi è interessato a saperne di più, può leggere alcuni dei suoi scritti sul suo blog e sul suo sito, alla voce Writings. Per approfondimenti sui tre incontri tenuti in Italia, compreso quello di cui paliamo qui, si veda l'ottimo resoconto di AsinusNovus.
Tutta la mia stima e la mia ammirazione. Per quanto mi riguarda,  è stato un incontro fondamentale, imprescindibile.


“Steve Best is still not conducive to the public order.” UK Home Office on the decision to reaffirm the lifetime ban of Dr. Steven Best, 2011


martedì 28 agosto 2012

La Nausea

Ieri mi sono ritrovata a pranzo in ufficio con alcune colleghe, ognuna col suo pranzo portato da casa o acquistato al bar di fronte, e si parlava di animali di casa, di vita di campagna, e similari.
Parlando di vacanze appena trascorse, raccontavo di mia cognata, appena ripartita, che non è avvezza alla vita rurale perché timorosa di insetti, farfalle, cani e perché abituata da sempre a vivere in città (da anni abita a Parigi), e dei suoi deliziosi figlioli, che invece si sono divertiti un mondo a giocare con i nostri cani e i nostri gatti. 
La notte in cui hanno dormito da noi si sono ritrovati la mattina abbracciati a due dei nostri cani e ne sono stati entusiasti,  non hanno parlato d'altro per giorni, senza contare della distribuzione dei semini nelle mangiatoie per gli uccelli, dei giri serali con pila alla mano tra i filari di uva fragola e allo stagno, e così via.

scene disgustose
Le colleghe hanno avuto un sussulto, come a dire: questo è un po' troppo, dormire con i cani... Una esordisce con I peli mi fanno schifo, le altre annuiscono e rafforzano la sua opinione. Al che, se mi conoscete un po' dalla lettura di queste pagine potete immaginare, non mi sono fatta sfuggire l'occasione di raccontare di come noi esigiamo (ma non c'è bisogno di pregarli) addirittura la presenza dei due gattoni nel letto d'inverno, tutti belli caldi e soffici. Se no che li abbiamo presi a fare? E che, mangiano a ufo? O ci si coccola oppure che senso ha?
D'estate preferiscono stare alla larga e farsi i loro giretti in notturna, ma d'inverno sono i primi ad accomodarsi. I cani non salgono sul letto, tre sono troppi, più di cento chili in totale, ma qualche bella dormita sul divano davanti alla tv ce la facciamo, tutti insieme appassionatamente.
Facce ancora più sbigottite e schifate. Una collega ha addirittura pregato di cambiare discorso mentre si mangia. 


Da notare che sono tutte onnivore, che tutte avevano nel piatto secrezioni mammarie bovine cagliate, gamberi spellati, tonno squartato e inscatolato (che se guardavo troppo mi si rivoltava lo stomaco davvero). Per non parlare del fatto che gran parte di loro sono devote a diete iperproteiche stile Dukan. Altre mi hanno appestato a volte con puzzo sulfureo di galline cotte, da dover uscire dalla stanza per non vomitare sul serio e non per posa.


Roba che non oserei portare alla bocca neanche sotto minaccia di bazuka, pena i conati di vomito.
Eppure, tutte delicate e iper attente ai peli di cani e di gatti, al punto da suscitare in loro schifo e ribrezzo. E poi mangiano quello che mangiano, senza alcun sentore di disgusto. Pus, antibiotici, residui fecali, putrescina, cadaverina, niente al cospetto dei peli di cane, che peraltro nessuno si sognerebbe mai di mettere in bocca per diletto ma che al massimo ritrovi sul divano, per terra e sui jeans.  A meno che uno non passi la giornata a leccare per terra, naturalmente.

Il mondo è bizzarro. Il senso del ribrezzo è individuale (anzi, va per categorie di persone). E io, qui, che continuo a stupirmi, come fanciullino pascoliano.
Giovanni Pascoli e il fanciullino

giovedì 19 luglio 2012

Chiusura di Green Hill

Foto 

Ormai molti di voi lo sapranno, la notizia è di ieri. Ma lasciamola anche qui, per ricordare un giorno speciale.

lunedì 14 maggio 2012

La scienza non ha bisogno della vivisezione

Volentieri cito e riporto dal blog di Daria l’intervista di Affaritaliani al dottor Stefano Cagno, dirigente medico in disciplina Psichiatrica, membro del comitato Scientifico Equivita e dei Medici Internazionali – che da anni si batte per l’abolizione dei test sugli animali nella ricerca sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché la scienza non ha bisogno della vivisezione.

Milioni di animali ogni anno vengono torturati e uccisi per la vivisezione. E’ un massacro evitabile?  
“Almeno 115 milioni di animali sono uccisi ogni anno nei laboratori di ricerca, circa 900.000 in Italia. Nel 2012 è auspicabile che questo massacro sia vietato al più presto, al fine di evitare che milioni di esseri umani nel mondo debbano assumere farmaci sicuri negli animali, ma che poi si dimostrano per loro tossici. Negli USA il 51% dei farmaci presenta gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione che non si erano verificate nei test sugli animali e per questo circa 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno. Non è questa la prova che la vivisezione è un metodo di ricerca inaffidabile? E cosa dire dell’obbligo di sperimentare anche sugli esseri umani dopo averlo fatto sugli animali? Se la vivisezione funzionasse perché le leggi di tutto il mondo impongono anche la sperimentazione umana?”
La scienza ha bisogno della vivisezione?  
“No, ma questo lo sanno gli stessi vivisettori. Non esiste una sola pubblicazione scientifica al mondo che dimostri che i cosiddetti modelli animali poggiano su criteri scientifici, almeno quelli del 2012 e non quelli del 1800. Anzi esistono lavori che hanno dimostrato il contrario e pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste come il British Medical Journal o Nature. Per questo motivo i vivisettori si sono sempre rifiutati di sottoporre i loro modelli a processi di validazione, ossia a verifiche basate su criteri scientifici che ne dimostrino l’affidabilità. Strano, perché se fossero così sicuri dei loro esperimenti dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione. Così continuiamo a studiare patologie come il cancro che hanno bisogno, spesso, di decenni per manifestarsi su animali come i roditori che vivono 1 o 2 anni. Studiamo le patologie del sangue o del sistema gastrointestinale nei ratti, ma se a noi facessero una trasfusione di sangue di ratto o bevessimo l’acqua di fogna che bevono questi animali moriremmo. Come negare che le differenze biologiche tra noi e loro sono significative?”
Nel panorama europeo siamo il Paese più arretrato?  
“No, ma la recente Direttiva Europea approvata nel 2010, e alla quale l’Italia si deve adeguare entro la fine anno, rischia di farci fare qualche piccolo passo avanti formale, ma alcuni passi indietro sostanziali. Ad esempio la Direttiva prevede che si possano utilizzare gli animali randagi. In Italia ciò è già vietato da anni, ma se il Governo non chiederà una deroga torneremo anche noi indietro”.
Quali soluzioni vede?  
“Non esiste altra soluzione se non l’abolizione della vivisezione, l’applicazione dei metodi sostitutivi già esistenti e il finaziamento per crearne altri ancora. O noi veramente possiamo dimostrare che la vivisezione poggia su criteri scientifici (e questo è oggi impossibile!) oppure prendiamo in giro le persone, dicendo di stare tranquille perché i farmaci e tutte le sostanze commercializzate sono sicure poiché testate sugli animali, ma in realtà facciamo diventare le vere cavie tutte le persone che per prime assumeranno quelle nuove sostanze”.
Quale settore incide maggiormente?  
“Sicuramente quello dei test obbligatori per legge per la commercializzazione dei farmaci e in generale delle nuove sostanze con le quali gli esseri umani potranno venire a contatto. Sul totale sono almeno il 70%, quindi in Italia quasi 600.000 animali ogni anno. Non dimentichiamoci, però, che sono testati sugli animali anche i cosmetici, i prodotti per l’igiene della casa e della persona, i pesticidi e persino le armi chimiche. Con buona pace del vuoto slogan che la vivisezione serve per salvare vite umane”.
Perché la chiusura di laboratori come Green Hill è importante?  
“Sarebbe un importante segnale per tutta la Comunità Europea. L’Italia potrebbe essere la prima nazione che non permette che si allevino cani, gatti e scimmie per la vivisezione. Sarebbe una riforma di civiltà di cui gli italiani potranno andare orgogliosi. L’Italia per l’ennesima volta nella storia dell’umanità diventerebbe un esempio per gli altri e, se così sarà, la storia ci ricorderà”.
di Virginia Perini   
4 maggio 2012

sabato 24 dicembre 2011

La grande truffa di Telethon

Per chi ancora non è incappato nella contro-informazione nei confronti delle attività relative a Telethon, pubblico questo comunicato stampa del Partito Animalista Europeo che chiarisce ulteriormente la posizione di questa organizzazione buonista che fa sentire tutti migliori al momento di sganciare i due euro di prammatica. Un paio di giorni fa perfino presso la mia libreria di fiducia, MelBookStore, hanno osato chiedermi alla cassa un contributo per questi qui. E la gente dava, dovevate vedere con che solerzia. Chiediamoci sul serio a chi diamo i nostri denari, non mettiamoci la coscienza a posto solo perchè apriamo il portafogli. Più che i soldi, dedichiamo il nostro tempo per comprendere le cose come come stanno e solo dopo aiutiamo chi fa davvero i nostri interessi. La nostra salute è preziosa, come quella degli altri esseri viventi non umani.


sabato 19 novembre 2011

Intervista a Marina Berati

Come sapete, ospito volentieri interventi dei lettori e di altri blogger. Oggi non posso non condividere l'intervista a Marina Berati che Daria, nota vegan blogger, ha pubblicato sul suo sito.
Grazie a Daria e a Marina per l'esaustività dell'articolo. Sarebbe un peccato non diffonderlo ulteriormente.

giovedì 6 ottobre 2011

Cambiare mentalità

di Marina Berati

Occorre buttare via la "mentalita' carnivora", i nostro pregiudizi, il pensare "beh, mangiare carne e' normale, mangiare latticini e' normale", ecc.
Se rimaniamo con quella mentalita', non faremo un buon servizio agli animali, pur non mangiandoli.
Occorre invece che capiamo che torturarli e ammazzarli non e' normale affatto, che e' un'aberrazione che questo si continui a fare, e che se la maggioranza lo fa non vuol dire che siano normali loro e strani noi.
Se una cosa e' orribile e sbagliata rimane orribile e sbagliata anche se la fanno quasi tutti, e anche se la facevamo pure noi; facevamo una cosa orribile e sbagliata, si', basta ammetterlo.

Dobbiamo venire a patti con la realta' che tutto questo continuera', non vedremo un mondo vegan entro la nostra vita, probabilmente non esistera' mai, quindi se non vogliamo impazzire di dolore bisogna che ci anestetizziamo e "sopportiamo" le cose orribili che vengono fatte agli animali anche a causa delle persone cui vogliamo bene (lanostra famiglia, i nostri amici). 

Questo non vuol dire pero' giustificare, vuol dire solo sopportarle nel momento in cui ci siamo resi conto che non riusciamo a farci nulla (se a una persona presentiamo tutte le informazioni, e questa non intende cambiare abitudini, non possiamo che sopportare la cosa, ma non certo "rispettarla" o pensare che va bene allo stesso modo).

Quindi sopportiamo certe cose dalle persone che ci circondano, ma non dobbiamo fare l'errore di continuare a pensare che queste cose vadano bene lo stesso, che sia una scelta personale rispettabile come ogni altra, perchè questa e' la mentalita' carnivora.

Fermiamoci un attimo a riflettere su cosa sia giusto e cosa no, non su cosa e' legale e diffuso e cosa no, e comportiamoci e pensiamo secondo la nostra etica, quella che rispetta gli animali. Cambiamo mentalita', e valutiamo in base a quella, non a quella vecchia.

Allora ci saranno cose che sopporteremo, altre no. O cose che da certa persone sopporteremo, perche' sappiamo che non ci possiamo fare nulla, e da altre persone no, perche' con queste persone vogliamo un rapporto piu' profondo e maggior condivisione (il partner, per esempio).

Ma in ogni caso, impariamo a superare la mentalita' carnivora, perche' questa non puo' portare nulla di buono agli animali, e anzi, non li rispetta per nulla.

domenica 30 gennaio 2011

Ci pensiamo


Anche oggi, come già successo in passato, vi propongo uno scritto di Franco Libero Manco, instancabile divulgatore e persona profonda e sensibile, come spunto di riflessione e - perchè no? - come spunto di risposta a chi si sente rivolgere questa affermazione. Spero che vi piaccia e che vi ci riconosciate.


MA PENSATE AI BAMBINI!”
Franco Libero Manco

            “Ma pensate ai bambini”. Questo è ciò che dicono alcune persone quando noi vegetariani-animalisti cerchiamo di sensibilizzare la gente nei confronti dell’universo animali tormentati in vario modo dagli esseri umani, che è come dire “Non mi interesso di animali perché ritengo prioritario interessarsi dei problemi umani”; come se il primo interesse escludesse automaticamente il secondo. Ma in genere coloro che sostengono questa tesi sono proprio coloro che non danno il loro contributo né a favore degli animali né degli esseri umani. Come se noi non ci interessassimo anche dei problemi della nostra specie; come se noi dissipassimo le nostre risorse umane solo a beneficio degli animali; come se non fosse possibile (quanto auspicabile) interessarsi degli uni e degli altri. Anzi proprio in questo la nostra filosofia di vita dimostra il suo valore sociale la sua grandezza morale. Noi ci interessiamo di animali perché consapevoli che solo da una nuova coscienza umana aperta a tutelare il più debole può nascere quella sensibilità e quel senso di giustizia capace di aprirsi alla tutela dei bambini e quindi degli umani. La causa della violenza e dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli animali è la medesima che genera violenza, miseria, malattie, e fame nel mondo.

             Forse che i più grandi personaggi della storia, che hanno chiesto amore e rispetto per gli animali, del calibro di S. Francesco, Schweitzer, Leonardo, Pitagora, Capitini, Shopenhauer, Gandhi, Einstein,  ecc. hanno in qualche modo trascurato di interessarsi degli umani?

        
  La nostra dedizione infastidisce forse per la recondita paura di dare agli animali quella dignità da millenni negata e assurdamente ritenuta prerogativa degli umani? Ma che cosa fa ritenere più importante i problemi umani dal problema animali? La nostra etica ci impone di muoverci in aiuto non in base alla specie di appartenenza ma alla gravita dell’ingiustizia subita e del dolore della vittima. Ognuno aderisce ad una causa a seconda della sua visione delle cose e della sensibilità della sua coscienza. Diversamente non avrebbero motivo di esistere tutti gli organismi di volontariato che non operano a diretta difesa degli umani. La logica delle priorità relegherebbe il problema animale alla risoluzione di tutti i problemi umani, cioè mai.

            Ci interessiamo di animali perché sono le vittime dirette della malvagità umana, anche da parte di coloro che sono impegnati a favore del diritto, della giustizia e della pace;
            ci interessiamo di animali perché non si tratta di difendere una sparuta minoranza di esseri senzienti ma miliardi di creature da millenni brutalizzate in vario modo da una minima parte della creazione più agguerrita e crudele;
            perché non si tratta di lottare per ottenere una riduzione delle ore lavorative o di avere un aumento di salario ma per fermar il massacro sistematico di proporzioni apocalittiche nei confronti del 99,9% della creazione (1600 anime AL SECONDO);
            ci interessiamo di animali perché c’è già un esercito di persone che si interessa a tutto campo a favore degli umani;
            perché gli animali non hanno voce per gridare al mondo il loro dolore e l’ingiustizia che subiscono;
            perché gli esseri umani possono in qualche modo comprendere il motivo del loro dolore, ma l’animale non sa giustificare le cause della sua sofferenza e della sua condanna alla tortura o alla morte;
            perché se l’essere umano qualche volta è innocente l’animale lo è sempre;
            perché l’animale è la parte più pura e incontaminata della Creazione;
            perché è come difendere una razza schiava e senza diritti, senza sindacati, avvocati, Dei benigni o Santi in Paradiso in balia di una razza tirannica e crudele. Gli animali non hanno che noi, per questo ci interessiamo di animali.


giovedì 23 dicembre 2010

Don't be naughty

Siate buoni, ma sul serio. E noi, noi ci rivediamo il 27 dicembre....







martedì 21 dicembre 2010

Feste intelligenti

Natale, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto, Thanksgiving negli Stati Uniti, insomma ogni festa è buona per sgozzare e divorare esseri viventi. La gente quando è contenta o vuol far finta di esserlo non trova di meglio che trucidare animali. Ma non tutti sono così. E in questo video vi presento  gente che mi piace, gente che vorrei intorno a me. Purtroppo la maggioranza delle persone vive a vanvera, appesa al nulla, invece.






lunedì 20 dicembre 2010

Regali imbecilli


Tempo di regali. Tempo di imbecillità. Tra le varie forma di crudelle stupidità umana c'è l'usanza di recarsi in un negozio di animali (già l'idea di "negozio di animali" mi pare grottesca) e acquistare un cucciolo di cane di una qualche razza di moda in quel momento e portarlo a casa per Natale. Regalo per il mocciosetto di casa, magari, al quale peraltro non si insegna minimamente ad amare il cucciolo come essere vivente ma alla stessa stregua di un pupazzo di peluche o di un Nintendo qualunque.
Puntuale arriva l'estate e il cane viene abbandonato, nelle condizioni più devastanti per la creaturina (l'ultima di cui sono venuta a conoscenza è quella di uno yorkshire abbandonato ancora col collare elisabettiano e la cannula della flebo dopo un'operazione chirurgica) e col grave rischio - come se non bastasse  - di provocare incidenti stradali. Quante volte mi sono ritrovata sulla strada sbucare all'improvviso uno di questi disperati e mi sono vista costretta a frenare di colpo,  con  rischio per me, per il cane, per tutti....

Genitori, se siete persone anaffettive e ciniche, non regalate animali, regalate videogiochi.



sabato 4 dicembre 2010

Una birra buona e cara

Il titolo di Birra più Costosa del Mondo è stato dato qualche tempo fa in Australia a una singola bottiglia di Antarctic Nail Ale venduta per ben 800 dollari. La birra ad edizione limitata (solo 30 bottiglie) è stata creata al Nail Brewing presso l'Edith Cowan University a Perth ed è  stata venduta nell'ambito di un'asta di beneficenza a favore della Sea Shepherd Conservation Society e prodotta con  ghiaccio antartico portato dalla loro ultima campagna anti-caccia alle balene nell'Oceano Antartico.
"Più del 90% della birra è composto d' acqua, così la Antarctic Nail Ale potrebbe forse essere considerata la birra più antica e pura" ha detto il birraio John Stallwood.
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Una birra per una buona causa, una birra buona.

fonte: http://www.ecorazzi.com/