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domenica 21 ottobre 2012

Empatia un corno

L'altro giorno mi sono trovata a una sorta di convegno, in realtà una masterclass in tema di comunicazione su nuovi media con ospiti d'eccezione italiani e internazionali, presso la sede della Confindustria di Roma. Bella location, ottimi relatori e poi la pausa pranzo con buffet offerto dall'organizzazione.

L'ora era tarda, almeno le due, ed eravamo tutti molti affamati. Peccato che una volta arrivati nella sala ho capito che avrei continuato a essere affamata, come lo sarebbe stato - ad esempio - un celiaco o un allergico ai latticini.
Ci aspettava un buffet a base di panini e pizze e pizzette tutti ripieni di brandelli di carni di animali, più o meno mummificati o freschi di mattanza, o di secrezioni biancastre che ricordavano micosi incipienti da Candida, come ricotte e similari.
Ora, senza dir nulla mi sono defilata e in preda a calo glicemico sono  fuggita verso un bar esterno nei dintorni dove mi sono rifocillata con un piatto di verdure miste, non particolarmente allettante ma se non altro mangiabile, senza infamia e senza lode.

E va bene, direte voi, che pretendevi? Sei un animale raro, quella è la prassi. Tant'è che la gente  ne era entusiasta (eureka eureka). Un vegan o un celiaco sarebbero e sono state delle infelici eccezioni.
Al solito, poi,  lì a dirmi Ah questo non lo puoi mangiare... Come a dire, lo sappiamo che ti fa gola ma devi resistere.
Sì. Se sapessero che mi attira come un piatto di blatte fumanti, poveri illusi.
Ma fin qui niente di strano, siamo nel campo della non eccezione.

Quello che mi faceva tutto sommato sorridere e scuotere la testa è stato dopo pranzo l'intervento in diretta dalla California del co-fondatore di Twitter Biz Stone, di cui si è già parlato in questo blog.
E il buon ragazzo parlava da oltreoceano di business legato all'etica, di empatia, di "successo" inteso come impatto positivo sul pianeta e tante altre belle parole che lui tenta di tradurre anche in fatti concreti.
E poi, per dirla tutta e per tornare alla prosaicità, nella sua azienda l'opzione vegan alla mensa è assicurata.

L'auditorio, con ancora ciccioli tra i denti, ascoltava affascinato le sue parole. Lui, un guru della comunicazione, con una vision così idealista della vita e del mondo. Così compassionevole. Così affamato, se fosse stato tra noi e buon per lui che fosse a casa sua, in California, con chissà che ben di dio nel frigorifero.
Qualcuno avrà anche ruttato al sapor di salame, mentre dagli occhi una lacrimuccia di ammirazione sgorgava.

E io? Cosa volete che pensassi io lì? Imprecavo, silente, ma imprecavo.

esempio di buffet vegan (Mestre, maggio 2011)

domenica 14 ottobre 2012

Jessica Chastain about being a vegan




Chi ha visto il film The Help se la ricorderà bene. Il film è di grana grossa, tipicamente americano, ma Jessica Chastain si dimostra "diversa" non solo nella pellicola, ma anche nella vita.

lunedì 24 settembre 2012

Punti di vista

Voglio chiedervi di usare l'empatia in questo momento. E quando dico 'empatia' quello che sto dicendo è: mettetevi nei panni degli animali, e iniziate a vedere questo problema dal punto di vista degli animali. Dal punto di vista delle vittime.
Quando si esamina ogni forma di ingiustizia, che le vittime siano esseri umani o animali, vi prego di tenere presente il punto di vista delle vittime. Se non sei la vittima, non analizzare la situazione dal tuo punto di vista, perchè quando TU non sei la vittima, diventa molto facile razionalizzare e giustificare la crudeltà, l'ingiustizia, lo schiavismo e anche l'assassinio."

(Gary Yourofsky, discorso sui diritti animali e sul veganismo. Atlanta,Georgia Institute of Technology, 2010)

venerdì 21 settembre 2012

Dialogo tra un vivo poco entusiasta di essere tale e un essere umano dall’alta autostima

C'è un uomo in rete, instancabilmente geniale, di cui da un po'  di tempo non tesso lodi. Sarebbe un peccato perdere i suoi scritti. Quale migliore occasione per chi non lo conosce ancora che iniziare da qui?

Simposio

venerdì 7 settembre 2012

Un incontro fondamentale

Ieri pomeriggio qui nella mia zona c'è stato un incontro, una "lezione" forse dovrei chiamarla, tenuta da Steve Best, professore di filosofia presso l'Università di El Paso (Usa), scrittore e attivista per i diritti animali, ecologista.
Vi riporto dall'invito all'evento su FB:

Steve Best propone una rivoluzione culturale e sociale totale, radicale, che scardini il sistema di dominio capitalistico e che ripristini un equilibrio tra tutti gli esseri senzienti del pianeta, animali umani e non umani, in un contesto naturalistico rigenerato e protetto. I movimenti di liberazione animale umana e non umana che partono da presupposti filosofici di natura rigorosamente antispecista trovano in Steve Best uno dei massimi esponenti. 
Steve Best è noto per la sua visione globale di rispetto di liberazione. Le sue battaglie vanno nella direzione di una democrazia effettiva, equalitaria. Contro ogni forma di sfruttamento, vicino ai movimenti femministi antisessisti, a quelli antirazzisti, anticapitalista, militante della total liberation è un supporter della inclusive democracy [si veda anche la versione in lingua italiana].

Best ha parlato per circa un'ora e mezza, con una traduttrice a fianco, e personalmente ho quasi trattenuto il respiro per tutto il tempo, quasi per timore di perdere una sfumatura, una frase, di perdere l'occasione preziosa che mi si stava presentando di essere al cospetto di un uomo illuminato da cui non ho che da imparare.
Non avranno certo pensato questo alcune gallinelle sedute vicino a noi, che hanno ridacchiato e chiaccherato tutto il tempo, confermando il fallimento del genere umano così come lo conosciamo.

Impossibile trasferirvi il suo discorso, ma vorrei soffermarmi su un paio di punti che mi hanno colpito particolarmente.
Il movimento pacifista, a livello internazionale e locale, spesso prende i colori di un movimento "passivista", come dice Best, più concentrato sui massimi principi ma poco sull'azione. Dimenticando che le grandi rivoluzioni passate alla storia come "pacifiste" non sono mai  avvenute per dei sit-in di hippies osannanti o per predicozzi rimasti conchiusi al pulpito del predicatore.
Best ci porta l'esempio di Martin Luther King. Molti uomini e donne di colore all'epoca non conoscevano neanche il reverendo King, ma certamente conoscevano le Black Panthers e soprattutto MalcomX, quello che è passato alla storia come il "braccio violento" della rivoluzione antirazzista.
In realtà, la "violenza" per evitare la violenza non è altro che legittima difesa. Come diceva ieri Best, se c'è un ragazzo che si diverte ad ammazzare i gatti nel vicinato, usare una mazza da baseball per fermarlo non è violenza, ma legittima difesa di chi non può difendersi da solo.
La guerra in Vietnam non è stata persa dagli States per i figli dei fiori che cantavano Dylan o Baez  per le strade, ma grazie ai contadini indocinesi che hanno lottato, con ogni mezzo, si sottolinea con "ogni mezzo", per cacciare gli invasori dai loro paesi. L'azione, non solo il pensiero. L'azione abbinata al pensiero è ciò che veramente cambia lo stato delle cose.


Ancora sul concetto di violenza e terrorismo. Si parla di terrorismo ed "estrema violenza" quando viene attaccato un laboratorio di vivisezione o un allevamento di animali da pelliccia, e come tali - terroristi - sono processati i responsabili. Ma spaccare un vetro o un laboratorio si può definire atto violento allo stesso modo che tagliare la gola a un maiale, a migliaia di maiali o cucire gli occhi a una scimmia e segregarla in totale isolamento come avviene nei laboratori? Un vetro vale una vita, dunque?

Dicono, continua Best, che i media non si occupano delle liberazioni animali - che pur essendo continue appaiono solo in casi eclatanti (si veda il caso di GreenHill) - perchè la violenza di questi atti terrorizzerebbe le masse. Ma ne siamo sicuri? Siamo sicuri che non sia esattamente il contrario? Che la gente, come nel caso di GreenHill, invece è più probabile che plaudirebbe e che forse potrebbe finalmente venire a sapere cosa succede dietro le quinte e opporsi? Difficile immaginare che qualcuno, che addirittura molti non pensino Come sono coraggiosi quegli attivisti, nel vedere uomini e donne con conigli, cani, gatti, scimmie in braccio portati fuori da quei luoghi di estrema violenza e sofferenza.

Ma significherebbe appunto permettere che la gente apra gli occhi, che venga a sapere qualcosa che il sistema, il sistema capitalistico per la precisione, non vuole che succeda, a scopo di  mantenimento dello status quo.
E i movimenti animalisti ed ecologisti spesso sembrano fare il gioco del potere, più attenti a non offendere troppo il potere, impauriti di apparire troppo estremisti, ovvero coerenti. Chi mi conosce sa che la parola estremismo per me è sinonimo di coerenza e sa quanto io arrossisca di orgoglio quando qualcuno mi apostrofa come estremista. Purtroppo non merito ancora tanto, ma è ciò che auspico da sempre: diventare ogni giorno sempre più coerente (estremista?) riguardo la mia idea di vita condivisa su questo pianeta, contro ogni sopraffazione di specie, di genere, di status sociale. La vecchia storia dell'antispecismo insomma.
Non è un caso che Best si proclami vicino ai movimenti femministi, anticapitalista e antirazzista: tutte facce della stessa visione di vita. Una rivoluzione di cui si può intuire la portata e che fa intuire i motivi della feroce opposizione feroce dell'ordine costituito. Per questo fa tanto specie sentire persone che si proclamano progressiste essere tanto indifferenti alla questione dell'antispecismo nel suo insieme.



Chi è interessato a saperne di più, può leggere alcuni dei suoi scritti sul suo blog e sul suo sito, alla voce Writings. Per approfondimenti sui tre incontri tenuti in Italia, compreso quello di cui paliamo qui, si veda l'ottimo resoconto di AsinusNovus.
Tutta la mia stima e la mia ammirazione. Per quanto mi riguarda,  è stato un incontro fondamentale, imprescindibile.


“Steve Best is still not conducive to the public order.” UK Home Office on the decision to reaffirm the lifetime ban of Dr. Steven Best, 2011


lunedì 6 agosto 2012

Pussy Riot libere



Oggi voglio esprimere tutta la mia solidarietà a delle ragazze che in questo momento sono chiuse in un carcere russo per essere andate controcorrente.
Auguriamo loro di uscirne vive al più presto.

lunedì 14 maggio 2012

La scienza non ha bisogno della vivisezione

Volentieri cito e riporto dal blog di Daria l’intervista di Affaritaliani al dottor Stefano Cagno, dirigente medico in disciplina Psichiatrica, membro del comitato Scientifico Equivita e dei Medici Internazionali – che da anni si batte per l’abolizione dei test sugli animali nella ricerca sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché la scienza non ha bisogno della vivisezione.

Milioni di animali ogni anno vengono torturati e uccisi per la vivisezione. E’ un massacro evitabile?  
“Almeno 115 milioni di animali sono uccisi ogni anno nei laboratori di ricerca, circa 900.000 in Italia. Nel 2012 è auspicabile che questo massacro sia vietato al più presto, al fine di evitare che milioni di esseri umani nel mondo debbano assumere farmaci sicuri negli animali, ma che poi si dimostrano per loro tossici. Negli USA il 51% dei farmaci presenta gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione che non si erano verificate nei test sugli animali e per questo circa 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno. Non è questa la prova che la vivisezione è un metodo di ricerca inaffidabile? E cosa dire dell’obbligo di sperimentare anche sugli esseri umani dopo averlo fatto sugli animali? Se la vivisezione funzionasse perché le leggi di tutto il mondo impongono anche la sperimentazione umana?”
La scienza ha bisogno della vivisezione?  
“No, ma questo lo sanno gli stessi vivisettori. Non esiste una sola pubblicazione scientifica al mondo che dimostri che i cosiddetti modelli animali poggiano su criteri scientifici, almeno quelli del 2012 e non quelli del 1800. Anzi esistono lavori che hanno dimostrato il contrario e pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste come il British Medical Journal o Nature. Per questo motivo i vivisettori si sono sempre rifiutati di sottoporre i loro modelli a processi di validazione, ossia a verifiche basate su criteri scientifici che ne dimostrino l’affidabilità. Strano, perché se fossero così sicuri dei loro esperimenti dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione. Così continuiamo a studiare patologie come il cancro che hanno bisogno, spesso, di decenni per manifestarsi su animali come i roditori che vivono 1 o 2 anni. Studiamo le patologie del sangue o del sistema gastrointestinale nei ratti, ma se a noi facessero una trasfusione di sangue di ratto o bevessimo l’acqua di fogna che bevono questi animali moriremmo. Come negare che le differenze biologiche tra noi e loro sono significative?”
Nel panorama europeo siamo il Paese più arretrato?  
“No, ma la recente Direttiva Europea approvata nel 2010, e alla quale l’Italia si deve adeguare entro la fine anno, rischia di farci fare qualche piccolo passo avanti formale, ma alcuni passi indietro sostanziali. Ad esempio la Direttiva prevede che si possano utilizzare gli animali randagi. In Italia ciò è già vietato da anni, ma se il Governo non chiederà una deroga torneremo anche noi indietro”.
Quali soluzioni vede?  
“Non esiste altra soluzione se non l’abolizione della vivisezione, l’applicazione dei metodi sostitutivi già esistenti e il finaziamento per crearne altri ancora. O noi veramente possiamo dimostrare che la vivisezione poggia su criteri scientifici (e questo è oggi impossibile!) oppure prendiamo in giro le persone, dicendo di stare tranquille perché i farmaci e tutte le sostanze commercializzate sono sicure poiché testate sugli animali, ma in realtà facciamo diventare le vere cavie tutte le persone che per prime assumeranno quelle nuove sostanze”.
Quale settore incide maggiormente?  
“Sicuramente quello dei test obbligatori per legge per la commercializzazione dei farmaci e in generale delle nuove sostanze con le quali gli esseri umani potranno venire a contatto. Sul totale sono almeno il 70%, quindi in Italia quasi 600.000 animali ogni anno. Non dimentichiamoci, però, che sono testati sugli animali anche i cosmetici, i prodotti per l’igiene della casa e della persona, i pesticidi e persino le armi chimiche. Con buona pace del vuoto slogan che la vivisezione serve per salvare vite umane”.
Perché la chiusura di laboratori come Green Hill è importante?  
“Sarebbe un importante segnale per tutta la Comunità Europea. L’Italia potrebbe essere la prima nazione che non permette che si allevino cani, gatti e scimmie per la vivisezione. Sarebbe una riforma di civiltà di cui gli italiani potranno andare orgogliosi. L’Italia per l’ennesima volta nella storia dell’umanità diventerebbe un esempio per gli altri e, se così sarà, la storia ci ricorderà”.
di Virginia Perini   
4 maggio 2012

giovedì 19 aprile 2012

Plutarco, Del mangiar carne

Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

Si muovevano le pelli, le carni muggivano sugli spiedi cotte e crude, e come di vacche si udiva una voce.
Questo è invenzione e leggenda; nondimeno, è veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni. Bisognerebbe cercare chi per primo diede inizio a pratiche simili, non colui che troppo tardi vi pose fine.

Qualcuno potrebbe dire che i primi uomini a mangiare carne furono sollecitati dalla fame. In effetti, non perché vivessero fra desideri illegittimi, né perché disponessero del necessario in abbondanza essi pervennero a questa pratica, sfrenatamente abbandonandosi a inammissibili piaceri contro natura. Anzi, se in questo momento ritornassero in vita e riacquistassero la voce, essi direbbero: "Beati e cari agli dèi voi che vivete adesso! Che epoca vi è toccata in sorte, quale smisurato possesso di beni godete e vi dividete!

Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! Vi è lecito anche vivere nell’abbondanza senza il rischio di contaminarvi. Noi, al contrario, abbiamo dovuto far fronte al periodo più cupo e buio del mondo, perché ci siamo trovati in una condizione di grande e irrimediabile indigenza fino dalla nostra prima comparsa sulla terra. L’aria occultava ancora il cielo e gli astri, mescolata a una fosca e impenetrabile umidità, al fuoco e ai turbini del vento. 'Non ancora il sole' aveva assunto una posizione stabile,

né con il suo corso fisso distingueva alba
e tramonto, e li conduceva di nuovo indietro < dopo averli incoronati con le stagioni fruttifere
inghirlandate di bocciuoli: la terra era stata violentata

dallo straripare disordinato dei fiumi, e in gran parte 'per le paludi era informe'. Essa era inselvatichita da un profondo strato di melma e dal rigoglio di boscaglie e di macchie sterili. Non venivano prodotti frutti domestici e non esisteva alcuno strumento dell’arte agricola, né c’era alcun espediente della ragione umana. A quel tempo la fame non dava tregua, e il seme del grano non attendeva le giuste stagioni dell’anno. Che c’è dunque di strano se contro natura siamo ricorsi alla carne degli animali, dal momento che si mangiava il fango 'e si divorava la corteccia degli alberi', ed era una fortuna 'trovare un germoglio di gramigna o una radice di giunco'? Dopo aver assaggiato una ghianda e averla mangiata, eravamo soliti danzare di gioia attorno a una quercia o a una farnia, chiamandola datrice di vita, madre e nutrice. Quest’unica festa era nota alla vita di allora, mentre il resto era tutto un rigurgitare di turbamento e di tristezza. 

Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto".

[...]
Nulla turba comunque il nostro senso del pudore, non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro voce armoniosa, non l’accortezza della loro mente, né la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia: poiché ognuno di loro proclama: "Non cerco di scongiurare la tua necessità, ma la tua tracotanza; uccidimi per mangiare, ma non togliermi la vita per mangiare in modo più raffinato". Che crudeltà! E’ terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri; ma ancor più terribile è vedere quando esse vengono sparecchiate: perché gli avanzi sono più abbondanti di quanto è stato consumato. Queste creature dunque sono morte inutilmente!


(Plutarco, Del mangiar carne, trattati sugli animali, ed. Adelphi, Milano, 2001, a cura di Dario del Corno, traduzione di Donatella Magini)

martedì 31 gennaio 2012

Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua

"Una sera il vecchio miliardario volle che cenassi con lui e la sua famiglia e mi invitò in uno dei famosi ristoranti di Wellington Street, quelli coi maialini di latte arrostiti appesi all'ingresso a sgrondare il grasso e, esposte sulla strada come fossero acquari, le vasche di vetro con dentro, vivi, i migliori pesci, gamberi e aragoste ad aspettare che un cliente, passando, dica: “Quello!” e la bestia venga pescata e cotta secondo l’ordinazione.

Non è vero, come sostengono alcuni, che sia stata la Bibbia col suo divino invito all’uomo a moltiplicarsi nel mondo su cui lui, solo lui, ha “il dominio” a creare la violenza carnivora della razza umana. I cinesi sono arrivati alla stessa violenza senza la Bibbia, e per millenni questa di cucinare con raffinata tortura ogni animale è stata parte della loro cultura, una parte fra l’altro che nessun regime e nessuna ideologia politica hanno mai osato sfidare.

Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti degli altri esseri viventi. Uno degli argomenti che vengono ancora oggi usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere si ha bisogno di proteine.
E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

L’argomento con cui un amico cercò di convincere Gandhi ad abbandonare la tradizione ortodossamente vegetariana della sua famiglia fu dello stesso tipo. Gli disse che gli inglesi erano capaci con pochi uomini di dominare milioni di indiani perché mangiavano carne. Questo li rendeva forti. Il solo modo di combatterli era di diventare carnivori come loro. 

Una notte allora i due amici vanno in riva al fiume e per la prima volta Gandhi mangia un boccone di carne di capra, tradendo così la fede dei suoi genitori e della sua casta. Ma sta malissimo. Non digerisce e ogni volta che cerca di addormentarsi gli pare di sentire nello stomaco il belare della capra mangiata, come racconta nella sua autobiografia. In tutta la sua vita Gandhi non toccò più un pezzo di carne, neppure nei suoi anni da studente in Inghilterra dove tutti gli dicevano che senza carne non avrebbe potuto resistere al freddo. 

Io, per cultura, non mi ero mai chiesto se ero vegetariano o meno. A casa mia, da ragazzo, mangiar carne era normale, se potevamo permettercela. Succedeva di solito alla domenica. Quando Angela (sua moglie ndr) e io arrivammo in India nel 1994 eravamo ancora tutti e due carnivori e per un po’ continuammo a esserlo.
Una volta alla settimana un musulmano si presentava alla porta di casa con una impeccabile valigia dalla quale tirava fuori dei pacchi sanguinolenti con filetti e bistecche di manzo. Poi un giorno Dieter, l’amico fotografo tedesco, indicandomi per strada un branco di vacche attorno a un deposito di spazzatura, intente a mangiare sacchetti di plastica, scatole di cartone e giornali, disse: “Ecco quel che mangi con la bella carne del tuo musulmano. E pensa al piombo di tutta quella carta stampata!” Aveva assolutamente ragione. 

Pur permettendosi di macellare le mucche che gli Indù ritengono sacre, il nostro musulmano non aveva certo uno speciale pascolo di erba fresca dove mandare le sue vittime e quel che ci portava erano pezzi delle malaticce mucche di strada alimentate di rifiuti.
La molla a smettere fu quella. Poi, col passare del tempo, mi sono reso conto che, non considerandoli più come cibo, cominciavo a guardare gli animali diversamente da prima e a sentirli sempre di più come altri esseri viventi, in qualche modo parte della stessa vita che popola e fa il mondo. La sola vista di una bistecca ormai mi ripugna, l’odore di una che cuoce mi dà la nausea e l’idea che uno possa allevare delle bestie solo per assassinarle e mangiarsele mi ferisce.

Il modo perfettamente “razionale” in cui noi uomini alleviamo gli animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un ottimo esempio della barbarie della ragione. Ma anche la verdura è vita ! mi sento dire dagli accaniti carnivori, sordi a ogni argomento, come se a cogliere un pomodoro si facesse soffrire la pianta come a strozzare un pollo, o come se si potesse ripiantare una coscia d’agnello nel modo in cui si ripianta il cavolo o l’insalata. Le verdure sono lì per essere mangiate. Gli animali no! Il cibo più naturale per l’uomo è quello prodotto dalla terra e dal sole. Il miliardario non arrivava. Io guardavo i maialini e chiedevo, tra me e me, a chi li avrebbe mangiati: “Avete mai sentito le grida che vengono da un macello?” Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura dell’animale che muore. 

Mia nonna era, come tutti, carnivora, se poteva, ma ricordo che diceva di non mangiare mai la carne appena macellata. Bisognava aspettare. Perché? Forse i vecchi come lei sapevano del male che fa mettersi in pancia l’agonia altrui. Perché quella che chiamiamo eufemisticamente “carne” sono in verità pezzi di cadaveri di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero? Angela continua a mangiare carne, se le capita. Per me è impossibile. Ma non è più una questione di salute, di non ingurgitare il piombo dei giornali ruminati dalle vacche di strada. E’ un problema di morale. Ecco un piccolo, bel modo per fare qualcosa contro la violenza: decidere di non mangiare più altri esseri viventi.



Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra,  Longanesi, 2004

martedì 27 dicembre 2011

Riflessioni per le sante feste

Come già in passato, pubblico un intervento di Franco Libero Manco che spero possa essere di riflessione anche per chi a questo genere di riflessione non è portato. Perché troppo indaffarato, perché lo fanno tutti e sempre si farà, perché chi se ne frega, perché mangiare morti fa bene, perché ci sono bambini che muoiono di fame (che c'entra?! eppure...). Un genere di individui, questo, che io ho sempre invidiato. Perché non provare empatia per gli altri - umani e non umani - è un dono meraviglioso: si vive bene, si riesce a guardarsi allo specchio senza vergogna, ci si riesce PERFINO a definirsi persone per bene e ricche di sensibilità. E tutto il resto appare come capriccio, bizzarrie della mente, sofismi chic. Provo invidia e raccapriccio insieme per queste persone.

GENTE SENZA PIETA’ ALCUNA
Franco Libero Manco


Non esiste crimine più imperdonabile della sistematica e millenaria sopraffazione dell’uomo sull’animale. L’uomo ha trasformato la terra in un inferno, un luogo di terrore e di tormento per gli animali: ha disseminato stabulari, macellerie, concerie, istituti di sperimentazione; ha riempito i frigoriferi e le sue dispense  di ossa e parti smembrate dei poveri animali uccisi senza pietà e senza che mai si levasse dal suo cuore un senso di ripulsa e di vergogna.

L’uomo è diventato un torturatore implacabile, un boia spietato di buoi, di cavalli, di maiali,  di teneri agnelli, di incantevoli pennuti, di pesci bellissimi, di esseri miti e aggraziati, pacifici, inoffensivi e ha degradato se stesso simile a belva assetata di sangue e affamata di cadaveri. Da essere dotato di emotività, sensibilità e senso estetico si è  trasformato in un malefico cannibale rozzo e spietato. Abbiamo trasformato i miti e dolcissimi vitelli dalla struggente bellezza e innocenza, le orgogliose galline, gli spavaldi puledri, i risoluti ed intelligenti porcellini, i teneri conigli, in cose da smembrare, triturare, fare a pezzi, arrostire, bollire per scaricarli nella fogna dopo essere passati attraverso il nostro stomaco insaziabile e vorace. Mai al mondo gli animali sono stati trattati dall’uomo in questo modo infame e disumano.

Urla di disperazione si levano ogni istante dai milioni di scannatoi sparsi in tutto il mondo e mai le vittime sono state così sistematicamente assoggettate; mai depravazione umana raggiunge i suoi massimi livelli come in un mattatoio. Esseri che non hanno che gli occhi per piangere e il cuore per soffrire spaventati a morte per le pene incomprensibili a loro inflitte. Esseri che non hanno la capacità di farsi capire nel nostro linguaggio, che non hanno avvocati, sindacati che li difendano, non c’è amnesty international per gli animali, non ci sono angeli o santi che vengono in loro aiuto: l’animale è solo nel suo sconfinato universo di dolore, inerme nelle mani predaci dell’uomo.

L’animale che ci guarda, con la trepida speranza di essere lasciato in pace, non sospetta che nella  mente dell’uomo alberghino piani così diabolici e sconvolgenti. E i veleni della carne ostruiscono non solo le arterie del nostro corpo ma i canali della saggezza, della sensibilità, della spontanea compassione verso le vittime del suo stupido, insensato e spietato egoismo.

Ogni giorno, 365 giorni all’anno, 300 milioni di animali trovano la morte a causa dell’uomo: un coro planetario di urla disumane, imploranti, strazianti si levano inascoltate verso questo mostro sanguinario che tutto sa sacrificare per non rinunciare al piacere del palato. La carne urla e le peggiori malattie dell’uomo sono l’effetto della tremenda nemesi karmica che l’uomo attira su di se e condanna se stesso ad un destino di dolore. Lo schifo ed il ribrezzo che derivano da tali azioni superano di gran lunga ogni possibile proposito positivo.

Per millenni abbiamo costretto gli  animali a lavorare per noi come  schiavi ed essi, nella loro sacrale ed inoffensiva docilità, hanno obbedito pazienti e rassegnati alla tirannide umana sopportando fatiche immani, fame, tormenti, il castigo del bastone e della frusta;  li abbiamo coinvolti  nelle mille e sanguinarie guerre fratricide; li abbiamo tenuti in prigione, in posti orribili per tutta la loro breve e infausta esistenza; abbiamo immobilizzato i giocosi vitelli impedendo loro l’innato ed irrefrenabile desiderio di correre e di giocare;  li abbiamo castrati, mutilati, tosati, li abbiamo alimentati con cibi schifosi, li abbiamo privati dell’erba, della luce del sole; abbiamo annullato la loro dignità; li abbiamo imbottiti di farmaci per impedire che muoiano prima che giungano al mattatoio; abbiamo tolto alle madri i loro piccoli mentre i loro occhi si riempivano di lacrime; li abbiamo caricati a forza sui camion blindati e li abbiamo portati nell’inferno dei mattatoi dove l’odore del sangue e la vista dei loro compagni di sventura uncinati, sventrati, fatti  a pezzi, smembrati, spellati, spesso ancora vivi, li ha fatti schiantare dal terrore.

E ora abbiamo il coraggio di addentare quella maledetta, disgustosa, puzzolente, putrescente parte di cadavere che nessun condimento potrà mai rendere digeribile alla nostra coscienza. E abbiamo anche il coraggio di dare ai nostri bambini questo pasto mortifero. Siano fatte visitare ai bambini le stalle e poi i mattatoi; sia loro spiegato che le bistecche, il prosciutto o la coscia di pollo non crescono sui prati come le margherite o sugli alberi come i frutti. Il crimine della peggiore condizione umana è quello di dare ai bambini  da mangiare gli animali che amano.

E non c’è opera meritoria dell’uomo che possa neutralizzare gli effetti di questa immane, folle, insensata, sistematica, criminale carneficina di esseri indifesi, innocenti, miti, generosi, buoni, belli, pazienti. Questo non trova alcun perdono sotto nessun cielo dell’universo. Ma chi mangia cadaveri si cadaverizza. E’ una regola implacabile.

In un costante e dissennato suicidio collettivo ci si ciba di animali morti, di cadaverina, di masse virali, di tessuti in decomposizione. Mangiamo i loro reni, il loro fegato, il loro cuore, il loro cervello, i loro intestini, le loro gambe, la loro lingua, la loro coda, i loro testicoli. Ogni piatto di carne porta con se un messaggio di morte: è un crimine contro la vita e contro l’integrità del nostro organismo di animali fruttariani. Ma anche gli animali hanno un Dio e prima o poi la loro sofferenza ricade sui massacratori e sui mandanti, cioè i mangiatori di carne, e su coloro che ne fomentano l’utilizzo.

Ma ciò che mi sconvolge, che mi fa impazzire, che devasta il mio equilibrio e valica ogni mia possibile giustificazione è che tutto questo avviene con l’avallo, la giustificazione e la benedizione di santa romana chiesa, delle religioni specialmente di ceppo ebraico e di ogni altra religione o educatore religioso che ne fa parte. Ed io ne provo vergogna e orrore ad essere della stessa specie di coloro giustificano questo stato di cose. L’uomo non ha ancora i titoli per essere considerato tale.


P.S. I grassetti sono miei.


sabato 19 novembre 2011

Intervista a Marina Berati

Come sapete, ospito volentieri interventi dei lettori e di altri blogger. Oggi non posso non condividere l'intervista a Marina Berati che Daria, nota vegan blogger, ha pubblicato sul suo sito.
Grazie a Daria e a Marina per l'esaustività dell'articolo. Sarebbe un peccato non diffonderlo ulteriormente.

sabato 5 novembre 2011

Tombe viventi

Noi siamo le tombe viventi di bestie uccise
macellate per soddisfare il nostro palato,
non ci fermiamo mai a riflettere sui nostri banchetti,
se gli animali, come gli uomini, possano avere dei diritti.

La domenica preghiamo di ricevere la luce
che guidi i nostri passi sulla via che percorriamo,
siamo stanchi della guerra, non vogliamo più combattere,
il solo pensiero ci riempie il cuore di spavento,
eppure ci rimpinziamo di morte.

Come i corvi che si nutrono di carogne, mangiamo carne morta
senza preoccuparci della sofferenza e del dolore
che provochiamo con questo gesto. Se noi trattiamo così
animali indifesi in nome dello sport o del profitto.
Come possiamo sperare di raggiungere in questo mondo
la pace che desideriamo così ardentemente?

Preghiamo per la pace, sopra ecatombi di corpi straziati,
rivolgendoci a Dio mentre violiamo il codice morale,
e così la crudeltà genera la sua degna prole: la guerra.

Poesia attribuita a G.B.Shaw

venerdì 2 settembre 2011

I love Honey LaBronx

Le drag queen mi suscitano sempre molta simpatia. Sarà quel gusto per la maschera, per il trasformismo, sarà che sembra che si divertano un mondo loro stesse durante gli spettacoli, sarà che penso alle facce dei benpensanti che storcono il naso salvo poi intimamente divertirsi e canticchiare sommessamente le stesse canzoni cantate da loro, non so. Chi di voi ricorda il film Priscilla regina del deserto, un tenero e appassionato spaccato di vita ambientato in Australia?
Ma cosa posso desiderare di più che non una drag queen vegan?!? C'è, c'è! E' Honey LaBronx!



La deliziosa Honey conduce un nuovo programma di cucina vegan on line  e ci regala le sue ricette attraverso il blog  Honey's Kitchen, un luogo - come racconta lei stessa - dove può condividere tutto ciò che ha imparato da quando è diventata vegan.
Ecco cosa scrive Honey: 
"This is a place where I can pass on what I have been learning since becoming Vegan and venturing into the kitchen.  Whether it’s sharing recipes, educating about the animal suffering involved in a non-Vegan diet, or offering tips on how to wow your friends with delicious baked goods…  It is my hope to help inspire, enlighten, and EMBOLDEN everyone to pick up their spatulas, let out a battle cry, and charge HEART FIRST into their kitchens!” 

Ecco a voi il primo video della serie, in cui Honey  ci racconta come fare il seitan:







fonte: http://www.ecorazzi.com/

lunedì 23 maggio 2011

Errori dei grandi

Per farmi perdonare il ritardo nell'aggiornare il blog, vi offro la mia libera traduzione di un articolo di Robert Cohen sul vegetarianesimo del Mahatma Gandhi  che non mancherà di interessarvi, ne sono certa.



"Non vale la pena di essere liberi se la libertà non include la possibilità di fare errori"
(M. Gandhi)

Gandhi non era vegan. Nella sua autobiografia, ammise che la sua abitudine di bere latte di capra "has been the tragedy of my life."
Nel 1891, il ventiduenne  Mohandas Gandhi prende la laurea in legge e supera gli esami per diventare avvocato. Nel  1914, Gandhi - dopo un periodo di residenza  in Sud Africa - tornò in India con una malattia polmonare, la pleurite. I medici gli consigliarono di bere latte di mucca ma lui rifiutò.  Lo stesso consiglio gli fu dato qualche anno più tardi, dopo aver sviluppato una grave forma di dissenteria accompagnata da febbre alta. Sebbene Gandhi avesse fatto voto di non bere mai latte di mucca, la malattia lo stava quasi uccidendo ed egli si risolse ad un compromesso, bere latte di capra.


A 71 anni, ecco cosa scrisse Gandhi nella sua autobiografia:
"Mi ero da tempo reso conto che il latte non era necessario per sostenere il corpo, anche se non è stato facile rinunciarvi. [--] Mi è capitato di venire a contatto con alcune pubblicazioni  in cui vengono descritte le torture a  cui mucche e bufali sono stati sottoposti dai loro custodi. Questo ha avuto un effetto decisivo su di me."

Già a 21 anni Gandhi era stato ospite dell'azienda agricola di Lev Tolstoj in Russia, dove capì che il latte di mucca non è mai stato il cibo ideale per gli esseri umani. Così scrisse ancora nella sua autobiografia:

"E' stato in quel periodo che avemmo la discussione sul latte. Mr. Kallenbach disse: "Parliamo sempre degli effetti dannosi del latte. Perchè allora non ci rinunciamo? Non è certamente un cibo necessario". Rimasi piacevolmente stupito di fronte a quel suggerimento ed entrambi promettemmo a noi stessi di abiurare per sempre il latte"

Non andò esattamente così. L'ultimo pasto di Gandhi prima di essere ucciso nel 1948 consistette in verdure, arance e latte di capra....

Oggi,   Maneka Gandhi, omonimo del Mahatma, guida il movimento Notmilk in India. E' con lei che inizia la storia del movimento per i diritti degli animali in India, lei che una volta era Ministro per il benessere animale del Governo Indiano. Le operazioni di soccorso da lei guidate hanno permesso la liberazione di migliaia di animali torturati e la denuncia delle violazioni in circa 600 cosiddette "strutture di ricerca". E il movimento è sempre più in crescita, giorno dopo giorno.

Maneka Gandhi

domenica 10 aprile 2011

Grandi padri

Non tutti sanno che una delle scrittrici americane più note, soprattutto tra noi femminucce,  l'autrice di Piccole donne e Piccole donne crescono, Louisa M. Alcott, era vegetariana dall'infanzia. Infatti, suo padre, Amos Bronson Alcott, è stato un appassionato abolizionista vegan  che si batteva contro la schiavitù negli Stati Uniti. Bronson ha inoltre sostenuto  i diritti delle donne. Sappiamo che aveva smesso di mangiare carne dal 1836, ma sembra essere stato durante la sua visita in Inghilterra nell'estate del 1842 (quando aveva 42 anni) che è diventato un 'vegan etico' e che ha  ampliato le sue idee anti-schiavitù per includere tutti i non-animali umani.


Poco dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, con due  amici inglesi, ha creato  la comunità Fruitlands in un terreno vicino a Harvard nella quale era bandito lo sfruttamento di qualsiasi animale.
Bronson voleva tutto e lo voleva subito. Purtroppo pochi dei suoi ideali si sono realizzati. Ha vissuto abbastanza a lungo per vedere la fine della schiavitù negli Stati Uniti e i progressi ottenuti dal  movimento femminista.  Gli animali non umani, invece,  sono ancora in attesa.
Sono dovuti passare svariate decine di anni prima che ci fosse qualcun'altro che alzasse la sua voce a difesa degli animali. Cioè, non è esatto dire che non ci fosse nessuno, è che questo tipo di informazioni semplicemente non sono  state tramandate ai posteri...Roba da estremisti.

Di lui si ha conoscenza proprio perché sua figlia divenne tanto famosa come scrittrice della saga delle Piccole Donne che dovette parlare della sua infanzia e raccontare il suo back-ground familiare (tanto che alcuni biografi pensarono di tacciare i suoi genitori di violenza familiare per non averle dato animali da mangiare durante la sua infanzia e giovinezza...). 

Ma nessuno interdice dalla patria potestà i genitori che portano i propri figli a mangiare nei fast-food. 

mercoledì 29 dicembre 2010

Molto onorata Michael!

Chi mi segue da un po' sa che io sono un'appassionata frequentatrice di tutte le serie di Star Trek in tv. Non tanto i film, ma proprio la serie. Una mia debolezza, pardon. Sono una di quelli che cerca tra le righe la filosofia, l'etica che sottende le storie raccontate e in genere quello che trovo mi piace. Tant'è che non posso non far felici altri appassionati fan come me segnalandovi che Michael Dorn, alias il  Klingon Worf (Star Trek: The Next Generation) è vegan. Sono deliziata alla notizia, come una fan adolescente di un qualche cantantucolo da strapazzo alla notizia che costui non è fidanzato, non so se rendo l'idea. 
Eccolo, in questo video, che ci parla della sua oculata scelta:





mercoledì 8 dicembre 2010

VBites for ever

Qualcuno di voi avrà già sentito parlare di Heather Mills, ex moglie di Paul Mc Cartney, nota attivista per i diritti degli animali, naturalmente vegan. La Mills sostiene, e noi glielo auguriamo di tutto cuore, che la sua catena di fast food vegan VBites diventerà più popolare dei McDonald nel giro di dieci anni. Se pensiamo che i McDonalds sono circa 31 mila in tutto il mondo, beh, la posta in gioco non è uno scherzo.


Tutti noi vorremmo che accadesse il miracolo, potrebbe e dovrebbe essere il business del futuro. Come andrà a finire? Staremo a vedere....Forza Heather!

lunedì 6 dicembre 2010

Il negozio di Drew


Se avete intenzione di  ravvivare una serata  con il vostro partner,  ma volete anche essere sicuri che ciò che state acquistando sia  rispettoso degli animali, vi dico io dove andare a fare shopping... Ma nello shop-on-line di Drew Winter, il 24enne attivista animalista e vincitore del premio PETA’s 2007 Sexiest Vegetarian Next Door!
Il suo TheVeganSexShop.com vende solo vegan sex toys, condom, attrezzatura da bondage, etc. tutto assolutamente cruelty-free e come se non bastasse il 6% di ogni ricavato va a gruppi che si battono per i diritti degli animali a scelta degli acquirenti.

Questo si dice fare business etico, bravo Drew!




fonte: http://www.ecorazzi.com/

sabato 27 novembre 2010

Saccenza

Ancora uno scritto di Franco Libero Manco che mi ha colpito particolarmente, tra i suoi. Per chi non l'avesse letto, un'opportunità ora:


NOI VEGETARIANI-ANIMALISTI SNOB E UN PO’ SACCENTI
Franco Libero Manco

            Non è raro per noi vegetariani-animalisti essere accusati di presunzione e di ostentata superiorità morale, di sentirci migliori degli altri, da parte di alcune persone quando, convinte del loro onnivorismo, subiscono i sensi di colpa a causa della sofferenza indirettamente inflitta agli animali che mangiano o che portano addosso sotto forma di pelli o di pellicce.

            Per capire cosa significa essere migliori occorre stabilire un punto di riferimento oggettivo, un termine di paragone ritenuto più giusto e vantaggioso per il bene comune, per il processo evolutivo civile, morale e spirituale dell’individuo. Se essere migliori significa causare meno male, essere più rispettosi delle regole ed in armonia con il nostro contesto naturale, allora è vero, noi ci sentiamo migliori. Anche se tra il bianco e il nero, come tra il giorno e la notte, vi sono infinite sfumature intermedie, dire che in questa vita non esiste il migliore o il peggiore è come equiparare Gesù a Giuda Iscariota, come dire che il bene ha lo stesso valore del male, che l’uomo virtuoso ha gli stessi meriti del mascalzone.

            Tra un uomo dedito al furto ed un uomo onesto nessuno ha dubbi ad indicare il secondo come migliore.Tra colui che impegna il suo tempo ad interessarsi solo dei suoi problemi e colui che spende gran parte della sua vita e delle sue risorse umane e finanziarie per aiutare chi soffre, quest’ultimo è sicuramente migliore.
            Tra un individuo sensibile al dolore e alla morte di un suo simile ed uno che per sensibilità umana e senso di giustizia fa sue anche le sofferenze di qualunque creatura non appartenente alla sua specie, quest’ultimo è sicuramente migliore. 
            Tra chi ha una coscienza in grado di conficcare elettrodi nel cervello di un gatto per studiarne le reazioni e colui che considera tutto questo un abominio, sicuramente quest’ultimo è migliore.
            Tra chi ritiene giusto uccidere barbaramente una volpe, un visone o un coniglio per strappargli l’unica pelle e poi fare di questi miseri corpi alimento per altri animali e colui che ritiene tutto questo una mostruosità, quest’ultimo è sicuramente migliore.

            Si provi a dimostrare il contrario, si provi a dimostrare che i due in questione abbiamo gli stessi valori morali, lo stesso senso di giustizia, la stessa sensibilità umana, la stessa intelligenza positiva. Si provi a dimostrare che sotto questi aspetti noi universalisti-vegetariani-animalisti siamo come gli altri e forse ci convinceremo di non essere migliori. Se ci sentiamo migliori perché condividiamo maggiormente la sofferenza universale, allora abbiamo la presunzione di sentirci migliori, rispetto a chi percepisce solo il dolore dei suoi simili.

            Ma la presunzione non è parte della nostra visione delle cose, né ci gratifica apparire “migliori”  o più saccenti. Noi siamo gente virtuosa, che ama la non violenza, la giustizia che vorremmo estendere ai nostri parenti animati. Siamo più sensibili è vero, abbiano una percezione più ampia della libertà e della giustizia, del rispetto cui ha diritto, per legge naturale, ogni essere vivente per il solo fatto di esistere.
            Noi abbiamo come obiettivo la crescita integrale dell’uomo, la ricchezza dei valori fondamentali dell’esistenza. Sappiamo che un albero non cresce in un giorno; sappiamo che ognuno, per infinite circostanze di ordine sociali e culturali, appartiene ad un suo livello evolutivo; sappiamo che tutte le grandi innovazioni conoscono tre fasi: prima la derisione, poi la considerazione ed infine la condivisione.

domenica 21 novembre 2010

Il tenerone

No, questa poi... Vi ricordate che tempo fa vi ho segnalato la "veganizzazione" di Mike Tyson?  Beh, abbiamo altre notizie dal fronte. Pare che ora voglia addirittura aprire una catena di  ristoranti vegan/kosher!

Lui, l'uomo definito "“The Baddest Man on the Planet", pare diventato buono. Nulla è ancora certo, l'affare non è stato ancora definito e concluso, ma noi ci auguriamo che vada in porto. Meglio una catena di ristoranti vegan che un'ennesima sfilza di fast food a base di burgers....

Al momento del conto, mi raccomando, non fate storie. Non si sa mai.