sabato 17 marzo 2012

Scusa, ma chi sarebbero gli estremisti?



Ancora sento e leggo di questa storia che noi vegan saremmo estremisti. A parte che non ci vedrei niente di male nel caso, ma mi domando se:
  • chi strappa brutalmente i vitelli dalle mucche che li hanno partoriti, facendoli vivere (entrambi) in condizioni in confronto alle quali Aushwitz era un hotel a 5 stelle per poi sgozzarli
  • chi mette i pulcini nel trita-pulcini perchè inutili
  • chi spara alla testa ai bovini, chi lascia sanguinare vivi gli agnelli, chi squarcia i maiali, chi....
non siano loro, gli estremisti. Io, queste cose, non le farei mai. E, naturalmente, non lo farei mai fare ad altri in mio nome.


giovedì 15 marzo 2012

Viaggiare, sì, viaggiare

Qualche giorno fa mi sono ritrovata a navigare in rete - come spesso succede - saltando da un link all'altro, tra siti inglesi, americani, francesi, insomma ho fatto un po' il giro del mondo on line per poi ritrovarmi con una serie di informazioni riguardanti viaggi e vacanze in versione veg. Così, ho pensato che l'argomento potrebbe interessare anche voi. Siamo in primavera. C'è crisi. Sappiamo ambedue le cose. Ma - mettiamola così - se potessimo fare un viaggio, magari in terre lontane, magari con altre persone o magari da soli, non preferiremmo sederci a tavola ai pasti e non dover fare lo slalom tra carcasse e brandelli ma avere tutto il cibo che desideriamo senza timore di ritrovarci animali nel piatto?

Oggi inizio a presentarvene un paio di queste scoperte. Nei prossimi post ve ne segnalerò ancora altre. Intanto, possiamo sognare. Poi, se ci avanza qualche euro, potremo partire.

Iniziamo con Portoclub, un'organizzazione che si occupa di vacanze in Grecia, Creta in particolare, con una serie di opzioni come le vacanze-studio per imparare a cucinare (o per migliorare le proprie abilità) esclusivamente vegetariano/vegan. Un esempio? Questo, con tanto di corso di cucina vegan di otto giorni. Diciamo che non sono proprio vacanze regalate, ma se si hanno soldi da spendere...beh, meglio qui che in un villaggio turistico, no?!
Qui potete leggere la storia del signore che organizza queste vacanze, George Portokalakis. Vedo che ha anche un profilo Facebook, dove  potrete scrivere se avete domande specifiche da fargli.

Ancora, per chi vuole sempre rimanere in Europa, c'è BudaVeg, un appartamento con uso della cucina e colazione veg inclusa (caffè, tè, latte di soia, spremuta d'arancia, cereali, frutta, etc.), situato nel centro della città di Budapest. E' gestito a mo' di bed&breakfast da una famiglia vegetariana (anche il cane - Oliver - lo è), lieta di ospitare altri vegetariani da tutto il mondo. Come si legge nella presentazione, l'appartamento è molto grande, può ospitare fino a sei persone ed è fornito di connessione internet e lavatrice. Su richiesta, i proprietari organizzano tour guidati della città e possono venirvi a prendere all'aeroporto, per chi  vuole sentirsi subito accolto arrivando in una città che non si conosce.

Sapete cosa mi ha colpito in particolare nella descrizione della casa?  E' un appartamento vegetariano: non è mai stata cucinata della carne nella nostra cucina, ne' consumata in questo appartamento.
Spesso trascorro le mie vacanze in case private, abbiamo tre cani e non sarebbe semplice andare a stare in strutture alberghiere tradizionali, e una cosa che mi dà sempre molto fastidio è proprio usare gli utensili da cucina, le pentole, e tutto il resto sapendo che chissà che diamine ci hanno cucinato dentro. Porto sempre con me almeno cucchiai e taglieri di legno perchè sono quelli che più si impregnano di odori e sapori. Sapere che invece nessuno ha mai preso maiali e vitelli uccisi e li ha fatti circolare per la cucina, beh, mi dà un notevole sollievo.
Sul sito c'è anche una sezione con i ristoranti veg di Budapest consigliati (c'è anche un bar crudista, wow).
I prezzi, infine, sono più che decenti, con sconti per chi ha la tessera di alcune organizzazioni come la  Vegetarian Society Uk. Anche per BudaVeg, c'è il profilo Facebook dove contattare i gestori.

Non so voi,  a me è venuta una voglia di prendere l'aereo.
Ma non è finita. Ci sono ancora tante offerte molto, molto allettanti. Alla prossima.


martedì 13 marzo 2012

Famiglie Addams

Molti di voi avranno avuto la ventura in queste ultime settimane di vedere in tv dibattiti tra onnivori e medici o nutrizionisti vegan. Per chi se li fosse persi, vi invito intanto a vedere il primo, in ordine cronologico, di questi video:

domenica 26 febbraio 2012

Hemingway nell’arena

Non è la prima volta ne' sarà l'ultima che posto qui articoli di blogger che stimo per lucidità, per intelligenza, per condivisione di intenti. Quando qualcuno di loro esprime magnificamente ciò che io stessa vorrei scrivere è inutile produrre altro, come in questo caso. E' da ieri che giro intorno a questo argomento, cerco parole, cerco ragioni e non ne vengo capo. Claudio ha cercato e trovato prima e meglio di me. Leggetelo.

Hemingway nell’arena

La cultura serve all’imbecille per legittimare intellettualmente la propria imbecillità.
Quando si parla di violenza sugli animali, i suoi più strenui difensori sono quelli più istruiti, specialmente se progressisti. Con i mezzi dialettici e la protervia forniti loro da lauree e letture,  costoro fanno puntualmente appello a chissà quali principi filosofici per giustificare la propria brama di pancetta.
Il bifolco ha molta più onestà intellettuale. Lui, almeno, con un po’ di senso della dignità, ti dice nudo e crudo: “A me le sarsicce me piaciono, cor cazzo che smetto de magnalle. Chissenefrega dell’animali”.
L’intellettuale progressista no. Lui è di Sinistra, lui ha una coscienza critica e un senso etico, a lui stanno a cuore le disparità sociali ed i problemi ambientali, quindi non potrà mai ammettere il suo mero egoismo. Attraverso acrobatici e sofisticati – nel senso alimentare del termine – eurismi accademici, tenterà di convincerti – e soprattutto convincersi – che lui non continua a mangiare pajata soltanto perché gli piace, no: lui mangia pajata per un ideale.
L’intellettuale farebbe di tutto per difendere le sue grigliate di pesce conservando la propria illusione di superiorità etico-intellettivo-culturale. Tecniche di autosopravvalutazione.
Ti dirà che per noi è necessario mangiare animali, perché siamo onnivori. Gli dici che no, non siamo onnivori, bensì frugivori adattabili, come la maggior parte dei primati. Perché sì, nonostante il nostro cervello in grado di creare un microchip, siamo nient’altro che dei primati. Ricercatori universitari, geniali artisti, dotti scienziati, uomini in carriera, sappiatelo: siete dei primati. Tanta fatica, tanto studio, e rimanete egualmente degli oranghi spelacchiati nati senza ragione su un sassolino buttato in un angolo sperduto a caso nell’universo in espansione verso il Big Crunch. Dura da mandar giù, eh? Ma fatevene una ragione come me la sono fatta io: siamo scimmie con il pollice opponibile, e neanche tra le meglio riuscite.
Che poi questi qua comprano la bistecca al supermercato, vanno a casa, la consumano al tepore di un camino davanti alla televisione e si sentono simili a un leone, a un puma, a un giaguaro.
Immagino il risentimento di un leopardo: “Ehi! Così non vale! Io mi faccio un culo così per un pezzo di carne a settimana!”.
Allora l’intellettuale ti accuserà di sentirti migliore, mentre in realtà sei egoista quanto lui perché: “E allora le piante?”. Ma sta fingendo, perché lo sa benissimo anche lui che esistono tre regni biologi ben distinti: minerale, vegetale, animale. E che dunque dire: “Che differenza c’è tra un coniglio e una carota?” è come dire: “Che differenza c’è tra le zucchine e la ghiaia?” o ancora: “Che differenza c’è tra mio zio e uno scoglio?”. A meno che lui non sbucci il coniglio ed accarezzi la carota, ovvio.

Pretentious zombies 

Magari gli rispondi che la stragrande maggioranza dei vegetali viene coltivata per foraggiare gli allevamenti, e che quindi, smettendo di mangiare prodotti di origine animale, ne beneficiano anche le piante. Ma è la logica alla base della sua osservazione ad essere quantomeno pirotecnica. Egli infatti ti sta praticamente dicendo: “Visto che qualche essere vivente lo dobbiamo uccidere, tanto vale ucciderli tutti”. Che è un po’ come dire: “Visto che per rifare il bagno devo buttare giù un tramezzo, tanto vale demolire la casa”.
L’impatto zero non esiste: il solo fatto di venire al mondo di un individuo di qualsiasi specie, comporta il danneggiamento e la distruzione di altri e di parte dell’habitat. Ma ho sempre reputato assodata la saggezza del “limitare i danni”.
Probabilmente il progressista continuerà sostenendo che sì, gli allevamenti intensivi sono una mostruosità, ma seguendo il metodo di una volta, in campagna, col contadino amorevole, è tutta un’altra cosa e all’animale spetterebbe “la dolce morte”. “La dolce morte”: “il tumore carino”, o l’eutanasia praticata su uno che sta bene, o il suicidio di uno non consenziente.
Sono sempre stato contrario all’aggiunta dell’aggettivo intensivi quando ci si esprime contro gli allevamenti. Come se essere ammazzati nella Vecchia Fattoria o nella Casa nella Prateria fosse tutta un’altra cosa. Intensivi o virgiliani, la segregazione, lo sfruttamento e l’uccisione non sono mai arcadici. Personalmente, so di non voler essere ammazzato né in galera né nella Playboy Mansion. Quando qualcuno mi parla di quanto sia accettabile morire nella stalla di Metastasio, gli faccio una proposta: “Ora ti lascio vivere libero. Viaggi, trombi, ti diverti, dormi, ti finanzio una vacanza lunghissima. Poi tra cinque anni ti sparo in testa, non sentirai nulla. Ti sta bene?”. Non accetta mai nessuno.
Forse si giocherà la carta dell’onnivorismo proletario: “Un povero non potrebbe permettersi di essere vegano!”. Un chilo di fagioli della tipologia più pregiata, un euro; un chilo di carne, la più economica, quella di scarto, cinque, bene che vada. Quello è un intellettuale che non suole fare la spesa.
E non ci si dimentichi dello strumento dialettico prediletto del vero democratico: il relativismo voltairiano. “Voi fate proselitismo. Tu sei libero di non mangiare la carne, è una tua scelta che rispetto, ma non puoi pretendere che lo faccia pure io. Anche tu devi rispettare le mie opinioni ed il mio modo di vivere”. Non si comprende che tra me e te c’è un terzo che ci rimette: se io smetto di mangiare carne ma tu no, il maiale muore lo stesso. Non si tratta di un’oziosa querelle puramente teorica tra due parti: c’è una terza parte che viene accoppata sul serio. “Tu sei libero di non stuprare quella donna, ma non puoi impedire a me di farlo”.
C’è anche l’argomento individualista: “La gente diventa vegana per moda”. Al pollo non interessano i motivi per i quali non lo ammazzi: ciò che gli preme è unicamente che non lo ammazzi. Anche a me, non è che mi importi granché sapere se il portinaio non mi spara per radicate convinzioni morali o soltanto per quieto vivere o per convenienza o per non finire in galera: l’importante è che continui a non spararmi.
Infine, l’intellettuale concluderà che lui è un umanista e non trova giusto equiparare il dolore degli animali a quello degli esseri umani, noi antispecisti pratichiamo una sorta di antropomorfizzazione degli animali. Ma, tendenzialmente, ad usare l’argomentazione “con tanti esseri umani che soffrono, voi pensate agli animali!” sono sempre quelli che non si interessano né agli animali né agli esseri umani.
E poi ci sono le gloriose tradizioni: il Palio di Siena, la corrida, ‘ste cose qui. E a questi eventi l’intellettuale ci tiene particolarmente.
Anche in questo caso, il bifolco brilla per sincerità: “All’ippodromo e a la corrida me tajo da le risate”. Non la tira troppo per le lunghe.
L’intellettuale progressista no: l’ippodromo lo incendia, e riguardo la corrida, ad esempio, ti parlerà delle usanze secolari, millenarie, dell’enorme importanza culturale della conservazione dei riti ancestrali, del tema della rimozione della Morte nella cultura occidentale, della globalizzazione a cui la corrida si oppone, della dimensione mitico-simbolica della sfida Uomo-Natura, e di tante altre questioni “troppo complesse” per essere affrontate sbrigativamente. Ti dirà che sei un ignorante, perché pensi che il toro venga drogato e invece non è vero; perché confondi i banderilleros con i picadores; perché sei convinto a torto che sia un bieco intrattenimento ludico, mentre invece si tratta di un rituale dall’alta valenza storico-culturale. Quindi informati, poi parla.
Penso al toro.
TORO Cazzo, adesso mi drogate, poi mi fate massacrare dai banderilleros e poi mi trucidate per divertimento!
SPECIALISTA Ma no, ignorantone! Prima di tutto, non ti droghiamo affatto; in secondo luogo, a massacrarti sono i picadores; ma ciò che conta più di tutto il resto è che ti trucidiamo per un profondo valore storico-culturale.
TORO Ah, allora va bene.
Ecco, se uno vuole accoltellarti e tu lo implori di non farlo, quello ha tutto il diritto di dirti: “Ma taci, ché non sai niente sulle pratiche di accoltellamento, sulla loro storia e sul rapporto uomo contro uomo. Lo sai che tipo di lama è questa? Non lo sai. Lo sai di che materiale è fatta? Non lo sai. Lo sai da dove deriva il gesto con cui intendo spanzarti? E allora che parli a fare?!”. Pertanto, in quei casi, con umiltà, è bene ammettere la propria insipienza in materia e farsi accoltellare con entusiasmo, perché è un’esperienza che può arricchire molto intellettualmente parlando.
Quello che i dotti sostenitori della corrida si ostinano ad ignorare è che al toro, della rimozione della Morte nella cultura occidentale, del valore sociale del rito, della globalizzazione, della diversa concezione del dolore in Savater e Singer, nun je ne frega ‘n cazzo.
Voi l’avete mai visto un cinghiale che legge Lévi-Strauss? Io no.
E pure i puledri del Palio di Siena mi sa che della storiografia urbana, mi sbaglierò, ma se ne sbattono i rognoni.
Coinvolgere gli animali nei nostri interessi è l’unica vera antropomorfizzazione degli animali.
Io sarei favorevole alla globalizzazione dell’intelligenza.
Le tradizioni popolari violente che prevedono l’utilizzo di animali hanno da sempre suscitato l’interesse di prestigiosi intellettuali. Tra quelli che amo di più, mi sovvengono Eugenio Montale appassionato del Palio di Siena, Guillermo Arriaga cacciatore, Ernest Hemingway maniaco della corrida.
Ho imparato presto che il talento non ha niente a che vedere con la sensibilità. I grandi scrittori, i grandi artisti, sono in fondo persone che sanno fare bene qualcosa, possiedono un dono naturale, una tecnica, né più né meno di chi è portato per il bricolage o è bravo a giocare a pallone.
Per un uomo colto, però, ritengo il suo sapere un’aggravante della sua mancanza di empatia, dal momento che avrebbe tutti gli strumenti cognitivi per comprendere le pecche della barbarie.


Ma voglio dare, che so, agli eruditi amanti della corrida una possibilità di ottenere il mio rispetto.
Sicuramente, in giro per il mondo, da qualche parte, in qualche tribù, si staranno ancora facendo dei  sacrifici umani, riti ancestrali che provengono da un passato antichissimo e che perciò hanno un’enorme significato culturale.
Ecco: il giorno in cui vedrò uno di questi istruiti sostenitori della tauromachia offrirsi volontariamente per essere massacrato, trucidato, ammazzato in un rito di sangue al fine di sostenere con i fatti e in prima persona l’importanza socio-culturale della conservazione dei rituali arcaici che mettono al centro la Morte permettendone la prosecuzione, non solo ricomincerò a mangiare animali e prodotti di origine animale, ma comprerò il biglietto per andare a vedere la corrida, ne diventerò indefesso sostenitore a mia volta e cercherò persino di diventare picador o banderillero, o al limite allevatore di tori de lidia.
Fino a quel momento, però, mi riserverò di considerarli nient’altro che vigliacchi scolarizzati.
Se no è troppo facile. “Il rituale ancestrale, la rimozione della Morte”, e poi tu in poltroncina a prendere appunti per il prossimo libro mentre quell’altro si becca le lame in corpo nell’arena? E no, eh. Comincia a prendere le coltellate tu o a frantumarti addosso alla parete di una curva per consentire ad un altro preparatissimo autore di celebrare la nobiltà di certe usanze, poi mi racconti cosa si prova a stare dall’altra parte.
Dice il saggio: “So’ tutti froci col culo dell’altri”.
“Mettete sullo stesso piano uomini e animali, è indecente”. È vero: in effetti nessun toro ha mai pagato un biglietto per vedermi sgozzare da qualcuno.
È sufficiente capire una cosa semplicissima: un pollo, nella sua diversità, è più simile a noi che a un ferro da stiro.

http://sdrammaturgo.wordpress.com/

sabato 18 febbraio 2012

La spesa, oggi

Sono appena tornata a casa dal lavoro. Prima però ho fatto un salto al super per qualche spesuccia. Al solito, lo so, sono monotona, ripeto le stesse cose come un disco rotto, eppure - pascolianamente, a mo' di imberbe fanciullo - non manco di stupirmi una volta alla cassa di ciò che compra la gente.
Ho rimpianto di non avere con me un taccuino (da domani, sempre con me) per annotare tutti i pezzi, gli items, acquistati dalla signora davanti a me. Tutto junk food, tut-to. C'erano delle girandole, o giravolte, un nome del genere, una sorta di "cosi" panati, tipo cotolette, o panatineamadori, insomma quel genere di cosi. Poi, due pacchi di biscotti gocciole (credo siano quelli pubblicizzati con Tarzan in tv), una confezione di budini danette al cioccolato, due pacchi di merendine mulinobianco, una confezione di bombe alle crema, bevande gassate tipo fanta e cocacola, e... non ricordo che altro, qualcosa di salato che ora non mi sovviene.
Dietro di me, altra signora con uova formato super-gigante (c'era anche la classe, ma non me ne intendo, non so cosa significhi, anche quando mangiavo uova mai comprate le supersize), altra roba surgelata tipo panatinecotolettine, interi pacchi di danacol o similari, quelli che se non vai di corpo dopo 15 giorni ti rimborsano (e ti ricoverano, aggiungo io).

Cosa avevo io nel mio cesto? Ve lo dico subito. Roba che per me già era troppo artefatta, pensate un po', che già compravo con un vago senso di colpa, con la sensazione di buttare denari al vento. Una confezione di banane bio solidal (compro raramente le banane, mi fa strano mangiare frutta tropicale, e poi o sono bio e solidal o niente, non affamo i contadini della Chiquita o della Del Monte), una di minestrone bio surgelato con orzo e farro, una di burger di seitan, una di rughetta (era in saldo causa scadenza imminente), dei biscotti Digestive e poi....ah sì, patatine fritte in busta, le chips insomma. Per me già una spesa non proprio health-friendly, e neanche money-friendly, cibi confezionati, già preparati, frutta che viene dall'altro capo del mondo, biscotti super-industriali. Si salvava giusto il Muesli Bio, con cui faccio colazione la mattina, che in fondo costa meno lì che nelle boutique del biologico.

Eppure, in confronto, il tutto impallidiva al cospetto di quei carrelli, le mie cibarie si intimidivano, piegavano il capo, come a dire ok, ci arrendiamo, ci avete battuto. Perfino le patatine fritte arrossivano: sì, va bene, non siamo il massimo, ma forse pur sempre meglio di danettedanone e giravolte, almeno, non abbiamo fatto torturare e ammazzare nessuno, noi.


Allora, il punto è questo: io non potrei - vista la crisi economica che stiamo attraversando - permettermi una alimentazione onnivora-schifivora. Ancora c'è gente che ha il coraggio di dire che mangiare vegan è roba da radical-chic, è roba da ricchi. Incredibile. Provate, voi, compratori di formaggi, affettati, carni di animali di terra e di mare, a fare un po' i conti nelle vostre tasche, ogni volta che fate spesa. E provate, non lo farete mai, lo so, a comprare vegan anche solo per un mese. Quanto costa una confezione di fagioli, anche se bio? Io li pago intorno a un euro e cinquanta. Quanto costa non comprare tutta quella roba  che vedo nei vostri carrelli?
A quando una tassa sul cibo inutile? (non sarà mai applicata, tre quarti dei supermercati ne sarebbero penalizzati)
Ma per favore, non andate in giro a dire che la vita è sempre più cara, che non si arriva a fine mese. Tre quarti dei vostri carrelli della spesa contengono roba inutile, non raccontatevi storie. Quello che per me è sfizio, i biscotti Digestive ad esempio, per voi è vizio quotidiano. Quando voi vi sentite dei gran signori, perchè comprate solo "roba di marca", non siete altro che sovvenzionatori di multinazionali. Voi, che vi atteggiate a persone buone amanti dei vostri bambini, degli altri, di bambini, quelli affamati dalla Nestlè, non ve n'è importato mai un fico secco.
Smettiamola con le ipocrisie e i buonismi superficiali. Siete completamente inebetiti dalle pubblicità. Avete confuso la Danone con la vostra mamma, increduli che non possa - ma come, proprio una marca come la Danone?! - volere solo e unicamente il vostro bene. Siete degli adulti non cresciuti, degli eterni bambinoni che credono alle "marche" come pargoli che credono alle loro nutrici. Imbarazzante, davvero. Mi vergogno per voi. 

E poi dicono che l'uomo sia superiore agli altri animali, i quali per questo meritano di essere seviziati e ammazzati. Io, come di consueto, vi invidio. Quanto sarebbe bello, una mattina, svegliarmi come voi, inconsapevoli, ottusi, con i paraocchi. Quanto più facile sarebbe la mia vita. Quanto più facile sarebbe vivere a vanvera.

venerdì 17 febbraio 2012

Degno rappresentante



Ringrazio ZucchinaVerde per aver postato questa e altre vignette sul proprio profilo FB.

sabato 11 febbraio 2012

Il miglior discorso

Mettetevi comodi, guardate, ascoltate e fate guardare, fate ascoltare. E' tutto così ovvio, eppure la gente fa finta di niente. A me sono venute le lacrime agli occhi al cospetto di tanta chiarezza, di tanta energia dovuta certamente alla consapevolezza di essere voce di chi non può parlare.
Spero che - incappando anche solo per caso in questo video -  anche un solo mangiatore di animali si renda conto di quello che sta perpetuando. Nutro sempre meno fiducia nel genere umano, ma chissà...

mercoledì 8 febbraio 2012

Andò così?


Ringrazio ZucchinaVerde per aver postato questa e altre vignette sul proprio profilo FB.