lunedì 14 maggio 2012

La scienza non ha bisogno della vivisezione

Volentieri cito e riporto dal blog di Daria l’intervista di Affaritaliani al dottor Stefano Cagno, dirigente medico in disciplina Psichiatrica, membro del comitato Scientifico Equivita e dei Medici Internazionali – che da anni si batte per l’abolizione dei test sugli animali nella ricerca sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché la scienza non ha bisogno della vivisezione.

Milioni di animali ogni anno vengono torturati e uccisi per la vivisezione. E’ un massacro evitabile?  
“Almeno 115 milioni di animali sono uccisi ogni anno nei laboratori di ricerca, circa 900.000 in Italia. Nel 2012 è auspicabile che questo massacro sia vietato al più presto, al fine di evitare che milioni di esseri umani nel mondo debbano assumere farmaci sicuri negli animali, ma che poi si dimostrano per loro tossici. Negli USA il 51% dei farmaci presenta gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione che non si erano verificate nei test sugli animali e per questo circa 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno. Non è questa la prova che la vivisezione è un metodo di ricerca inaffidabile? E cosa dire dell’obbligo di sperimentare anche sugli esseri umani dopo averlo fatto sugli animali? Se la vivisezione funzionasse perché le leggi di tutto il mondo impongono anche la sperimentazione umana?”
La scienza ha bisogno della vivisezione?  
“No, ma questo lo sanno gli stessi vivisettori. Non esiste una sola pubblicazione scientifica al mondo che dimostri che i cosiddetti modelli animali poggiano su criteri scientifici, almeno quelli del 2012 e non quelli del 1800. Anzi esistono lavori che hanno dimostrato il contrario e pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste come il British Medical Journal o Nature. Per questo motivo i vivisettori si sono sempre rifiutati di sottoporre i loro modelli a processi di validazione, ossia a verifiche basate su criteri scientifici che ne dimostrino l’affidabilità. Strano, perché se fossero così sicuri dei loro esperimenti dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione. Così continuiamo a studiare patologie come il cancro che hanno bisogno, spesso, di decenni per manifestarsi su animali come i roditori che vivono 1 o 2 anni. Studiamo le patologie del sangue o del sistema gastrointestinale nei ratti, ma se a noi facessero una trasfusione di sangue di ratto o bevessimo l’acqua di fogna che bevono questi animali moriremmo. Come negare che le differenze biologiche tra noi e loro sono significative?”
Nel panorama europeo siamo il Paese più arretrato?  
“No, ma la recente Direttiva Europea approvata nel 2010, e alla quale l’Italia si deve adeguare entro la fine anno, rischia di farci fare qualche piccolo passo avanti formale, ma alcuni passi indietro sostanziali. Ad esempio la Direttiva prevede che si possano utilizzare gli animali randagi. In Italia ciò è già vietato da anni, ma se il Governo non chiederà una deroga torneremo anche noi indietro”.
Quali soluzioni vede?  
“Non esiste altra soluzione se non l’abolizione della vivisezione, l’applicazione dei metodi sostitutivi già esistenti e il finaziamento per crearne altri ancora. O noi veramente possiamo dimostrare che la vivisezione poggia su criteri scientifici (e questo è oggi impossibile!) oppure prendiamo in giro le persone, dicendo di stare tranquille perché i farmaci e tutte le sostanze commercializzate sono sicure poiché testate sugli animali, ma in realtà facciamo diventare le vere cavie tutte le persone che per prime assumeranno quelle nuove sostanze”.
Quale settore incide maggiormente?  
“Sicuramente quello dei test obbligatori per legge per la commercializzazione dei farmaci e in generale delle nuove sostanze con le quali gli esseri umani potranno venire a contatto. Sul totale sono almeno il 70%, quindi in Italia quasi 600.000 animali ogni anno. Non dimentichiamoci, però, che sono testati sugli animali anche i cosmetici, i prodotti per l’igiene della casa e della persona, i pesticidi e persino le armi chimiche. Con buona pace del vuoto slogan che la vivisezione serve per salvare vite umane”.
Perché la chiusura di laboratori come Green Hill è importante?  
“Sarebbe un importante segnale per tutta la Comunità Europea. L’Italia potrebbe essere la prima nazione che non permette che si allevino cani, gatti e scimmie per la vivisezione. Sarebbe una riforma di civiltà di cui gli italiani potranno andare orgogliosi. L’Italia per l’ennesima volta nella storia dell’umanità diventerebbe un esempio per gli altri e, se così sarà, la storia ci ricorderà”.
di Virginia Perini   
4 maggio 2012

sabato 5 maggio 2012

8 Maggio Giornata Mondiale contro Green Hill e la vivisezione

Le immagini dei cuccioli che passano attraverso il filo spinato di Green Hill hanno fatto il giro del mondo, esaltato e commosso milioni di persone, che adesso conoscono la realtà di questo lager e vogliono contribuire alla sua chiusura.


La liberazione animale sembra una realtà possibile
Non solo i vivisettori osservano con timore l’avanzata di un crescente sentimento antivivisezionista, ma attivisti e attiviste di tutto il mondo stanno guardando all’Italia con la speranza di vedere la chiusura di Green Hill e un emendamento che vieti l’allevamento di cani, gatti e primati per la sperimentazione. Questo è visto come un pur piccolo successo, un apripista per un futuro cambiamento in una rotta che voglia portare all’abolizione totale della vivisezione.
Per questo motivo martedi 8 maggio in diversi paesi del mondo e in tante città italiane si terranno proteste per una GIORNATA MONDIALE CONTRO GREEN HILL E LA VIVISEZIONE
All’estero gli attivisti si troveranno davanti alle ambasciate e ai consolati italiani, per dare un chiaro messaggio al Governo Italiano e alla XIV Commissione del Senato.

Perché l’8 Maggio?
Il 9 maggio presso la XIV Commissione del Senato verranno presentati gli emendamenti al testo dell’articolo 14 per il recepimento della Direttiva Europea sulla sperimentazione animale. Sappiamo benissimo come le lobby della farmaceutica abbiano lavorato per fare pressione sui senatori e stiano chiedendo di applicare la Direttiva senza restrizione alcuna, ma sappiamo anche che l’86% degli italiani è contrario alla vivisezione e vuole chiuso Green Hill subito e ha applaudito la liberazione in pieno giorno dei cani da questo inferno.
Il giorno prima della presentazione degli emendamenti attivisti di tutto il mondo e i media di tutto il mondo avranno i riflettori puntati ancora una volta su questi senatori, a ricordare quale è il sentimento di milioni di italiani e cosa desiderano davvero gli animali. Sperando che quando si recheranno a lavoro il giorno dopo mettano la mano sulla coscienza, non pensino ad interessi economici e non presentino emendamenti a favore della vivisezione.

PARTECIPA ALLA GIORNATA MONDIALE DI MARTEDI 8 MAGGIO!
In Italia si terranno iniziative informative in diverse piazze, ma abbiamo anche bisogno di altri che vogliano organizzarsi nella propria città Vogliamo che questa sia una iniziativa che viene dal basso, dalla gente, dagli individui stanchi di sapere che 1 milione di animali ogni giorno vengono torturati nei laboratori in Italia. Per questo chiediamo che le iniziative non siano organizzate da sigle di associazioni e non vogliamo partecipazione di alcuna sigla politica o personaggio politico.

Non servono grandi numeri per mobilitarsi. Bastano la determinazione, la voglia di fare informazione e combattere lo specismo di cui sono vittime gli animali ogni giorno, in ogni dove. Metteremo a breve a disposizione dei poster scaricabili e un volantino, per rendere le iniziative comuni nei contenuti e nella forma e far vedere che c’è una forte linea di unione che attraverso le città italiane arriva fino all’altra parte del mondo.
Chi volesse organizzare una iniziativa nella propria città scriva a: info@fermaregreenhill.net

Evento Facebook:
Salviamo i cani di Green Hill

lunedì 30 aprile 2012

I motivi del mio non andare al Veganfest

Naturalmente ognuno è libero di fare ciò che meglio crede, ça va sans dire. Ma io non ho nessuna intenzione di frequentare kermesse sul genere del Veganfest, non so se avete presente. Una fiera commerciale che, puntuale come la muerte, tutti gli anni ci capita tra capo e collo come i natali e i capodanni.
Prima di tutto, non vedo il motivo di fare centinaia di chilometri per arrivare fino in Toscana come se fossi l'adepta di una qualche setta strana che si vuole ritrovare con i propri compagni di fede. La mia non è una fede, non è un credo misticheggiante, semplicemente non mangio gli animali perché sono una persona per bene che trova folle nutrirsi di carni di esseri viventi trucidati e non vede perché dovrebbe farlo. Tutto qui, la cosa più naturale del mondo. Quindi, con tutto il rispetto anche per voi che mi leggete, non è che io senta la necessità di andare in un posto dove presumibilmente ci saranno tanti vegan. Preferisco di gran lunga avere una corrispondenza di opinioni qui sul blog con tutti quelli che mi lasciano commenti e mi scrivono in privato, mi ci sento sicuramente più in confidenza.
Forse che i vegan sono esseri speciali che vanno visti perché hanno il naso a trombetta e le orecchie a punta?
Questo è il primo motivo, a prescindere dal tipo di organizzazione di questo genere di eventi. Ma è naturalmente una mia modesta opinione che lascia spazio a un dibattito in questo senso. 

In questo caso, però, nel caso di questo fest ci sono altri motivi meno soggettivi che mi fanno disdegnare l'evento come addirittura controproducente per la diffusione del veganesimo nel nostro Paese. Se da un lato fa notizia e leggo sui vari magazine generalisti notizie sulla fiera e la parola "vegan" appare come la moda del momento, mi preoccupa invece cosa accade dopo questo momento.
Oltre la moda, c'è vera informazione da quelle parti? si mantiene una coerenza, quella che il popolo chiama "estremismo" e che non è altro che coerenza, nella scelta degli espositori, dei medici presenti e dei prodotti reclamizzati?
La risposta è un no, secco. Vi invito a leggere qui per maggiori dettagli.

Le persone che ci lavorano, tutti o quasi volontari, perché lo fanno? Di norma si lavora gratis per una buona causa, per raccolte di fondi per un rifugio di animali, per la produzione di materiali atti a campagne informative, e via dicendo. Qui no. Qui si lavora gratis per un'operazione commerciale, per ingrassare e ingrossare le tasche degli organizzatori che non hanno nessuna attività animalista prevista nella loro agenda. 
I loro scopi sono esclusivamente commerciali e chi si interpone nei loro affari, anche semplicemente informando circa le loro attività, compie atto sacrilego e va punito. Personalmente, a causa di questo, nell'agosto scorso sono stata portata in tribunale. Tacciata poi di "bieca invidia", come se avessi io stessa attività commerciali da difendere e volessi assurgere ai fasti di cotanto giro di affari. Ahimè, non è così, non ho nulla. Gestisco solo, insieme a due amiche, un sito - Stiletico - dal quale non traiamo un euro bucato perché è semplicemente un sito di recensioni e non vendiamo un fico secco.

Per non dire della "certificazione" (non riesco neanche a scriverlo senza che mi venga da ridere) inventata da codesti organizzatori della fiera. Una autocertificazione, senza alcuna autorevolezza ne' tanto meno controllo, che i prodotti siano vegetali al 100%, che poi siano sperimentati o meno - nei loro componenti - sugli animali non frega niente a nessuno. Come se le certificazioni, quelle sì, autorevoli fino ad ora esistenti sul cruelty-free fossero nulla. Naturalmente, anche in questo caso, sono i denari a muovere il mondo. Paghi, io ti certifico e vai con dio. Se qualcuno non è d'accordo, si tratta di gente che non ha niente da fare, che non fa lavorare in santa pace (oddio mi ricorda qualcuno in politica...), gente intrisa di odio e rancori. Tutta qui la difesa. Perché in effetti non ce ne può essere un'altra, di difesa, solo dogmi ad uso e consumo dei più ingenui e meno informati.

Non vado - ancora  - a fiere che si fregiano del termine "vegan" come di una bandiera e poi ospitano steak house solo perché producono birra artigianale. O dove tra gli standisti ci sono venditori di piscine o materassi col bollino "vegan". L'anno scorso ricordo ancora lo spasso di trovare nel loro catalogo produttori di peperoncini e mandorle col bollino verde. Meno male. Se non fossero stati certificati, sarei rimasta per sempre col dubbio che quelle mandorle fossero fatte di sugna e quei peperoncini di lardo.
Insomma, non prendiamoci in giro e non facciamoci abbindolare da chiunque si riempia la bocca di vegan, vegan, vegan.
La nostra personale festa andiamo a farla al banco di frutta e verdura del mercato rionale. E' lì che un vero vegan festeggia: quando compra dei pomodori e magari sono pure buoni, non come quelli insipidi del banco accanto. E se avete voglia di vedere altri vegan, interessati oltre che ai materassi, anche alla difesa dei nostri compagni di pianeta, frequentate piuttosto banchi informativi animalisti nella vostra città. Se abitate in un piccolo centro e ancora non ci sono gruppi, fondateli voi.
Quelli sono i vegan interessanti da cui è bello essere circondati. Gente che non vende e non compra nulla, che si dà un gran da fare per rimediare denari per un rifugio di cani abbandonati, ad esempio, o per creare eventi senza scopo di lucro a scopo di diffusione e circolazione delle informazioni.
Il resto è fuffa. Siate vigili, siate lucidi, non siate dogmatici, non siate superficiali.




domenica 29 aprile 2012

Vi domandate perché...

Molti di noi si chiedono costantemente come sia possibile che, nonostante la diffusione ormai capillare delle notizie circa il trattamento degli animali considerati cibo o cose (v. vivisezione), la gente rimanga in stragrande maggioranza indifferente e continui a vivere la propria vita senza cambiare abitudini. Magari vedi persone inorridire ma continuare a divorare esseri viventi, magari ne vedi altre continuare invece a sostenere che tutto deve andare come è sempre andato e così fanno.
Vi domanderete perché succede questo e la risposta è nella vignetta sottostante.


mercoledì 25 aprile 2012

Tre ragioni per cambiare

Oggi vi presento un articolo di Ginger Burr, una image maker americana davvero in gamba. Nei suoi articoli e nei suoi seminari insegna alle donne come vestirsi e come truccarsi in - guarda caso - maniera cruelty-free. Questa deliziosa signora è vegan, naturalmente. La traduzione e l'adattamento dell'articolo è mio, mi scuso con Ginger per eventuali imprecisioni.


Non molto tempo fa, stavo facendo acquisti  in uno dei miei negozi preferiti  e quando ho chiesto se la cintura che mi stavano mostrando fosse di cuoio, la commessa mi ha detto: "Sì, ma è un sottoprodotto dell'industria della carne, non è che gli animali sono stati uccisi appositamente per produrre questa cintura. Sono certa di questo." E io: "So che lei lo crede veramente. Ma, quanto c'è di vero in quello che ha detto? Il mondo della moda ha certamente il suo fascino e aspetti che sono divertenti da considerare, ma la verità è che spesso quando si va a vedere sotto la superficie, l'industria della bellezza ha un sacco di cose da spiegare. Ciò diventa ancor più vero se pensiamo a come molti capi di abbigliamento e accessori sono realizzati. La pelle è solo una di quelle zone oscure. Allora, analizziamo i primi 3 motivi per dare un bel calcio alle scarpe di pelle (e tutto ciò che possediamo fatto in pelle!)...

1. Alcuni tipi di pelle sono  meglio di altri.
La verità è che non importa, qualunque tipo di pellame non può mai essere cruelty-free, neanche con uno sforzo di immaginazione. L'industria della carne è una delle più crudeli e si fa conto soprattutto sulle pelli vendute per fare soldi e mantenere l'industria della carne in attivo. I due prodotti vanno di pari passo. L'industria del cuoio è enorme.  Si tratta di un settore che rende miliardi di dollari ed è saldamente radicato nella nostra cultura. In effetti, la mia sensazione è che la gente mangia effettivamente meno carne e proprio per questo  l'industria si basa ancora più pesantemente sulla produzione del cuoio per rimanere redditizia. Non importa come la si guardi, la pelle è  pelle e in ogni caso gli animali muoiono di una morte brutale per produrre gli accessori di moda che acquistiamo - dal portafogli ai divani.  La verità è che un animale è stato ucciso per creare il prodotto. Alcuni animali poi sono allevati solo per la loro pelle, proprio come altri animali vengono allevati esclusivamente per l'industria della pelliccia. Non c'è davvero alcuna distinzione tra pelle e pelliccia, è solo che siamo più consapevoli  circa le nefandezze dell'industria della pelliccia, perché questa è vista come un lusso. In questi anni stanno spuntando ovunque splendide alternative alla pelle,  la pelle non è più una necessità.

2. E indossare pelle conciata al vegetale?
Ci si potrebbe sentire meglio indossando pelle conciata al vegetale, ma gli animali ancora subiscono grandi  tormenti  come per la produzione della pelle conciata in maniera tradizionale. Non cambia nulla. Per essere onesti, la pelle conciata al vegetale non è veramente  eco-friendly, come vorrebbero farci credere. La pelle va a finire  sempre  in un bagno chimico detto "leatherize" . Ricordate, la pelle è la pelle, e la pelle non curata si decompone. Questo bagno chimico tossico è necessario per la pelle per la transizione in qualcosa che non assomiglia alla sua forma originale. In definitiva, diventa un prodotto che può ora essere indossato per anni e anni senza deteriorarsi. Ma, e questo è super importante, ci vuole un bel bagno chimico per far sì che questo accada. L'impatto ambientale è ancora enorme in quanto  l'allevamento di animali  è un incubo ambientale a cui si deve aggiungere  il processo di trasformazione di tali pelli di animali in qualcosa che qualcuno può indossare. Dire no alla pelle è l'unica opzione.
3. Non-pelle=Brutto?
Cinque o dieci anni fa forse poteva anche essere vero che la maggior parte delle opzioni cruelty-free non erano molto eleganti. Ma i tempi cambiano, e stanno cambiando in fretta! Cresce la consapevolezza e cresce la domanda di prodotti cruelty-free, gli stilisti (soprattutto quelli più all'avanguardia) stanno rispondendo sempre più positivamente e con alternative di straordinaria bellezza alla pelle. Sono presenti tutte le fasce  di prezzi. Personalmente possiedo stivali in ecopelle di Steve Madden, nonché una borsa bellissima da Stella McCartney che ho trovato in un outlet.  Vi è una vasta gamma di prezzi disponibili per soddisfare ogni portafoglio.


E mentre Ginger Burr propone a mo' di esempio una serie di negozi statunitensi, on line e su strada, io non posso che ricordarvi di fare un salto su Stiletico. Dopo, non avrete più dubbi: vestire cruelty-free si può.

sabato 21 aprile 2012

Veg Austria

Ancora qualche dritta su vacanze su misura per chi non vuole fare colazione con uova e pezzi di animale fritti. Questa volta non andiamo troppo lontano, si tratta di qualcosa più alla nostra portata, praticamente subito oltre i nostri confini.



C'è un posto, in Austria, che si chiama Arche, costruito in mattoni ma soprattutto in legno e anche in argilla. All'interno il legno non è stato trattato con formaldeide e le vernici usate per gli interni sono tutte ad acqua. L'acqua calda va ad energia solare. Fanno la raccolta differenziata. Non vengono usate confezioni in alluminio, plastica o tetrapack per la colazione, mentre tovaglioli, carta igienica, etc. sono in carta riciclata. 

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Il posto è situato ai limiti di un bosco, in una delle zone più soleggiate dell'Europa centrale.
I cibi sono tutti provenienti da agricoltura biologica e i pasti serviti sono vegetariani o vegan, così come i dolci che vengono serviti con il tè di montagna raccolto in loco. Gli hot dog serviti sono naturalmente a base di wurstel di tofu...
Non male, no?! I prezzi li trovate nella versione italiana e sono più che onesti.

Ancora in Austria, a 15 minuti dal centro di Vienna, a Klosterneuburg, troviamo una guesthouse di sole 4 stanze, situata in un posto molto tranquillo, circondata da un bel giardino. Per soli circa 46 euro a notte in due si dorme e si fa colazione. Naturalmente una colazione bio-vegan o bio-vegetariana. Meglio di così?!


giovedì 19 aprile 2012

Plutarco, Del mangiar carne

Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

Si muovevano le pelli, le carni muggivano sugli spiedi cotte e crude, e come di vacche si udiva una voce.
Questo è invenzione e leggenda; nondimeno, è veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni. Bisognerebbe cercare chi per primo diede inizio a pratiche simili, non colui che troppo tardi vi pose fine.

Qualcuno potrebbe dire che i primi uomini a mangiare carne furono sollecitati dalla fame. In effetti, non perché vivessero fra desideri illegittimi, né perché disponessero del necessario in abbondanza essi pervennero a questa pratica, sfrenatamente abbandonandosi a inammissibili piaceri contro natura. Anzi, se in questo momento ritornassero in vita e riacquistassero la voce, essi direbbero: "Beati e cari agli dèi voi che vivete adesso! Che epoca vi è toccata in sorte, quale smisurato possesso di beni godete e vi dividete!

Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! Vi è lecito anche vivere nell’abbondanza senza il rischio di contaminarvi. Noi, al contrario, abbiamo dovuto far fronte al periodo più cupo e buio del mondo, perché ci siamo trovati in una condizione di grande e irrimediabile indigenza fino dalla nostra prima comparsa sulla terra. L’aria occultava ancora il cielo e gli astri, mescolata a una fosca e impenetrabile umidità, al fuoco e ai turbini del vento. 'Non ancora il sole' aveva assunto una posizione stabile,

né con il suo corso fisso distingueva alba
e tramonto, e li conduceva di nuovo indietro < dopo averli incoronati con le stagioni fruttifere
inghirlandate di bocciuoli: la terra era stata violentata

dallo straripare disordinato dei fiumi, e in gran parte 'per le paludi era informe'. Essa era inselvatichita da un profondo strato di melma e dal rigoglio di boscaglie e di macchie sterili. Non venivano prodotti frutti domestici e non esisteva alcuno strumento dell’arte agricola, né c’era alcun espediente della ragione umana. A quel tempo la fame non dava tregua, e il seme del grano non attendeva le giuste stagioni dell’anno. Che c’è dunque di strano se contro natura siamo ricorsi alla carne degli animali, dal momento che si mangiava il fango 'e si divorava la corteccia degli alberi', ed era una fortuna 'trovare un germoglio di gramigna o una radice di giunco'? Dopo aver assaggiato una ghianda e averla mangiata, eravamo soliti danzare di gioia attorno a una quercia o a una farnia, chiamandola datrice di vita, madre e nutrice. Quest’unica festa era nota alla vita di allora, mentre il resto era tutto un rigurgitare di turbamento e di tristezza. 

Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto".

[...]
Nulla turba comunque il nostro senso del pudore, non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro voce armoniosa, non l’accortezza della loro mente, né la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia: poiché ognuno di loro proclama: "Non cerco di scongiurare la tua necessità, ma la tua tracotanza; uccidimi per mangiare, ma non togliermi la vita per mangiare in modo più raffinato". Che crudeltà! E’ terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri; ma ancor più terribile è vedere quando esse vengono sparecchiate: perché gli avanzi sono più abbondanti di quanto è stato consumato. Queste creature dunque sono morte inutilmente!


(Plutarco, Del mangiar carne, trattati sugli animali, ed. Adelphi, Milano, 2001, a cura di Dario del Corno, traduzione di Donatella Magini)

lunedì 16 aprile 2012

AperiVegan ad Aprilia (Lt)



Il gruppo di attivisti "Vegan Città di Latina", in collaborazione con l'associazione culturale "La Freccia", presenta "AperiVegan @Ex-Mattatoio".


Domenica 22 aprile, a partire dalle 18, una serie di proiezioni di brevi filmati per riflettere insieme sull'antispecismo, sulla sofferenza e lo sfruttamento degli animali e sull'impatto negativo sulle popolazioni del 3° mondo causato dal consumo di carne e derivati nel 1° mondo.

Ognuno di noi può prendere parte al cambiamento, se lo desidera. Partecipa all'evento!
Ci sarà il mitico aperitivo proposto dai volontari del gruppo "Vegan Città di Latina" per mostrarti che una scelta etica in questo senso non solo è possibile ma è anche "buonissima"!

Io ci sarò, e voi?