info, pensieri, ricerca per uno stile di vita cruelty-free
mercoledì 8 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Pancakes per una sera d'inverno
Qui da me non ha mai nevicato, solo a pochi chilometri da qui ci sono state bufere, ma da queste parti niente. Fa freddo, quello sì, e in campagna si sente, per quanto si faccia il possibile la casa non si scalda mai abbastanza. E allora tocca mangiare, soprattutto chi come me non ha scorte di ciccia messe da parte per il letargo invernale. Ho appena ri-fatto i pancakes che avevo sperimentato un paio di giorni fa e - dal momento che vengono sempre bene e la ricetta è affidabile - ve li passo. Non sono di mia invenzione ma non ricordo neanche dove abbia preso la ricetta, me la sono ritrovata scritta a mano su un'agenda. Dunque, se qualcuno si riconosce, beh... fuori l'autore!
Ingredienti:
100 gr. di farina 00 bio
200 ml di latte vegetale (io uso sempre il mix di riso e soia bio in vendita da Eurospin)
2 cucchiai olio d'oliva extravergine
1 cucchiaio di zucchero grezzo bio chiaro
- 2 cucchiaini di polvere lievitante naturale
- il solito pizzico di sale
Unire in una scodella tutti gli ingredienti, miscelando bene con una frusta, cercando di togliere tutti i grumi. Fate scaldare una padella antiaderente (io uso il testo romagnolo, quello bello pesante di ghisa), ungetela con un po' d'olio, usando magari uno scottex per spalmarlo bene.
Quando è tutto bello caldo, con un mestolino mettete un po' di composto e fate cuocere per 2-3 minuti, quindi rigirate il pancake con una paletta e fate cuocere dall'altra parte sempre per un paio di minuti.
Serviteli caldi spolverati da zucchero al velo, oppure - come da tradizione americana - con dello sciroppo d'acero, o trattate ogni pancake come se fosse una piccola crepe, aggiungendo della marmellata o della nutella vegan e poi piegandolo in due.
Non ho fatto foto, non ne ho avuto il tempo, sono spariti troppo in fretta. Questa che vedete è una foto di repertorio, anche se trattasi in ogni caso di pancakes vegan. Ma perché, viene da domandarsi mangiandole, metterci latte e uova se sono così buone in versione cruelty-free?!?
P.S. Mentre cercavo una foto di pancakes, ho trovato la ricetta uguale uguale a questa, dunque ho scoperto l'autrice!
Eccola: http://ricettevegane.blogspot.com/2008/01/pancakes-vegan.html
Eccola: http://ricettevegane.blogspot.com/2008/01/pancakes-vegan.html
Ricetta fantastica, brava!
sabato 4 febbraio 2012
Hitler e compagnia bella
Proprio in questi giorni io e altri amici virtuali siamo incappati nel blog di un signore che tira giù tutta una filippica contro i vegani, facenti parte - nella sua testa - di una setta religiosa, composta da depressi, asociali e non ricordo più bene che altro. Ah sì, ecco, non disdegna neanche la famosa vicenda di Hitler vegetariano, concludendo con sillogismi bislacchi fin troppo facilmente immaginabili (e allora, tutta l'umanità onnivora? anche il capo della Santa Inquisizione era vegetariano? e i sostenitori della guerra in Vietnam? Ma non vorrei scadere anche io nel qualunquismo, perdonatemi, se potete).
Non sto qui a linkarvelo perchè sarebbe uno sciupìo passare qualche minuto ancora su pagine web come quelle, infarcite di ignoranza e piglio da signor LaQualunque. Mi auguro che non tutti gli onnivori si rispecchino in quel genere di esternazione, in quella sub-cultura da portinaia, sebbene abbia conosciuto portinai/e di tutt'altro spessore culturale, soprattutto tra gli stranieri (come non ricordare un portinaio indiano di una casa del centro storico a Roma, profondo conoscitore della letteratura italiana classica oltre che di quella del suo Paese?).
Quella della setta non è nuova. Come se un movimento di opinione fosse necessariamente una setta. Curioso che non definiscano "setta" anche i partiti politici, allora, o piuttosto, che so, un'associazione di consumatori. Nella comunità vegan-animalista ho trovato più spesso una forte tendenza al pragmatismo, al materialismo (storico o meno), anche se non sono rari gruppuscoli dalla fumosa spiritualità, in genere raramente vegan (più spesso blandi vegetariani) e quasi mai animalisti.
Io, personalmente, è bene che lo sappiate, sono totalmente atea, piuttosto misantropa, poco incline a fare gruppo da sempre (mai avuto neanche la "comitiva" da adolescente) e trovo in linea di massima grottesca tutta la paraphernalia e il bric-a-brac relativi alla New Age. Rispetto per chi si ci appassiona, ma no, non fa per me. Preferisco i filosofi, quelli veri, non quelli della nuova era.
Eppure, alcuni abbracciano l'idea di una fantomatica setta di vegani incarogniti, che si scagliano per partito preso, per fisima gratuita, contro i mangiasalsicce, come tifosi di una squadra di calcio durante una finale di Coppa Uefa. Credo sia molto più semplice, per questi poveri di spirito, ridurre tutto a una diatriba del genere, piuttosto che indagare i motivi del proprio operato e del proprio pensiero. Manca l'enzima dell'empatia, della com-passione, manca una visione del mondo che vada più in là della lunghezza del proprio naso, e talvolta della propria pancia, a giudicare anche dalla stazza di molti di questi giustizieri-della-notte.
Per quanto non me ne curi, immagino che - ad esempio per un adolescente che voglia cambiare le carte in tavola, e non solo sulla tavola - non sia incoraggiante leggere scritti di gente invelenita che apostrofa vegetariani e vegani come fissati-depressi-rompiscatole, che rovinano la gioia di una grigliata tra compagnoni, che non sgranocchiano panatine-amadori davanti alla tivù, che non mangiano fruttoli nonostante le mucche e i bambini ne siano entusiasti, complice la Nestlè.
Guardate tutte le pubblicità in tv: mangiare prodotti inutili e dannosi è una festa, dal packaging alla situazione in cui vengono consumati. Mamme e bambini ridanciani, padri che finalmente vanno di corpo e sorridono nonostante lo stress, combriccole di amici che se la spassano davanti a un video gioco spiluccando pezzi di uccelli fritti. Tutti ridono, scoppiano di felicità. E chi non è della partita, è un guastafeste, un musone (da lì probabilmente l'idea del "depresso").
E così sono questi blogger, questi signori che scrivono e inveiscono difendendo la loro libertà di trucidare animali e mangiarseli, perchè nessuno ha diritto di rovinare loro la festa e portare tristezza presso i loro deschi. Proprio noi, con i nostri di deschi dove non c'è traccia alcuna di cadaveri abbrustoliti, di animali ammazzati e cotti, vissuti in condizioni degne di un campo di concentramento, alla faccia della spensieratezza.
La situazione mi ricorda un po' uno dei miei libri preferiti ai tempi del liceo, La ballata del vecchio marinaio di S.T. Coleridge, quando - proprio all'inizio - un vecchio un po' male in arnese, con occhi di bragia, ferma l'invitato ad un matrimonio, tutto azzimato e contento di andare alla festa, costringendolo a fermarsi e a riflettere, ascoltando la sua storia piena di pathos e incredibili avvenimenti.
Ancora, sempre per quanto mi riguarda, sono del tutto impermeabile ai giudizi del popolo, lo ero a 18 anni quando diventai vegetariana, figuriamoci da adulta. Anzi. Non credo al frastuono delle maggioranze rumorose, raramente dicono cose sagge e buone.
Whenever you find yourself on the side of the majority, it is time to reform (or pause and reflect). Mark Twain, Notebook, 1904
mercoledì 1 febbraio 2012
Violenti attacchi ai volontari animalisti
Pubblico qui il comunicato stampa diffuso oggi da AgireOra, a firma di Marina Berati, Andrea Sozzi e mia, riguardante l'ennesima follia del sig.Sauro Martella. Si tratta in breve di questo: Martella va in giro a dire che io, Marina e Andrea si passa il tempo a terrorizzare famiglie intere, che temono addirittura per l'incolumità dei propri figli, non si sa a quale scopo. La vicenda prende ormai i colori del tragicomico. Chi mi conosce non riesce a rimanere serio quando mi immagina girare come un babau incutendo paura ad allegre famigliole in vacanza. Comincio ad averne abbastanza di questo genere di diffamazioni. Vedremo il da farsi.
Sauro Martella torna alla carica con attacchi sempre più inauditi e violenti contro i volontari animalisti che "osano" criticare l'eticità del suo business in campo vegan.
- decine di allevatori, derattizzatori, venditori di "Sanguinaccio, Mortadelle di Campotosto", "formaggi e qualche salume locale", ditte di smaltimento di resti di animali macellati ("Raccolta sottoprodotti animali, grasso, ossa, piume, liquido ematico, lardello, strutto, msr, carcasse animali").
- Forum dove quasi nessuno dei moderatori è vegan e nemmeno zoofilo, dove i moderatori fanno disinformazione sui cosmetici cruelty free, difendono il consumo di carne e pesce (propongono di riorganizzare "storiche mangiate di pesce"), criticano o addirittura insultano la scelta vegan e nella migliore delle ipotesi non sanno rispondere sull'argomento.
- Il festival "VeganFest" (edizione 2011) che ospita ditte che nel loro business quotidiano propongono piatti di carne e pesce (con foto in bella mostra sul loro sito), un'azienda di abbigliamento che sul suo sito offre capi in lana e descrive le tecniche di allevamento usate, un'azienda di proprietà dei gruppo Dairy Crest (un colosso caseario che consuma quasi 2 miliardi e mezzo di litri di latte ogni anno).
- Un sito del network che divulga articoli pro-vivisezione che contengono frasi del tipo "Il team ha rimosso le anche di 10 conigli e le ha rimpiazzate con prototipi identici". E solo dopo mesi di critiche il sito è stato tolto dal Life Network, ma continua a essere gestito come prima sempre da NRG30, l'azienda di cui Martella e' responsabile legale.
- Disinformazione sul Cruelty-Free e pubblicizzazione di normalissimi cosmetici facendo credere che non incrementino la vivisezione.
Che questo scateni delle critiche è piuttosto ovvio. Allora Martella cosa fa? Cerca di zittirle con una causa legale, perché le considera un ostacolo per i suoi affari. Ma gli va male, perché nessun provvedimento viene emesso per censurare queste legittime critiche.
L'ennesimo attacco diffamatorio di Martella ai danni dei volontari
Non soddisfatto della causa legale e forse per rimediare al danno d'immagine provocatogli dall'aver intentato causa (cosa che ha scatenato lo sdegno di numerosissime persone e prese di posizione pubbliche in favore dei volontari denunciati), ha raccontato inverosimili storie di violenza. A proposito delle sue azioni legali afferma: "l'abbiamo fatto solo quando abbiamo avuto notizia di minacce fisiche e sono stato contattato direttamente da persone che si sentivano minacciate e che avevano paura per se e per i propri figli...". E rincara la dose esprimendosi con odio cieco nei confronti dei volontari, colpevoli a suo dire di "illegalità e violenza con la spregevole aggravante di accanirsi contro soggetti più deboli".
Sauro Martella si presenta come una persona solare, in pace con tutti, e di chi critica (con argomentazioni fondate) le sue iniziative dice che è pieno di odio e invidioso. La realtà è l'opposto: lui è in pace solo con chi non osa criticarlo, mentre quello che ha continuato a fare negli ultimi mesi su Facebook (oltre alla pubblicità delle sue iniziative commerciali in ogni luogo possibile) è stato insultare e diffamare più e più volte chi invece dedica il suo tempo e le sue risorse al volontariato animalista, con affermazioni false e colme d'odio come quelle riportate sopra, che lasciano davvero sbigottiti.
E poi ha il coraggio di mettere sullo stesso piano le critiche fondate contro di lui, e i sui continui insulti, definendoli "lotte interne animaliste". Ma come possono essere "lotte interne"?! Da una parte ci sono sì volontari animalisti (che prestano da anni la propria opera in iniziative non-profit) ma dall'altra parte c'è una realtà commerciale a scopo di lucro, la quale intraprende una causa legale e poi attacca, diffama, insulta i volontari. Non c'è nulla di "interno" al movimento animalista, in questo.
Diverse ditte, realtà animaliste, moderatori di Promiseland, chef di VeganBlog, e singoli utenti hanno interrotto ogni legame con lui perché si sono rese conto di ciò a cui stavano contribuendo.
Una scusa che non sta in piedi
Vien da chiedersi come Sauro Martella possa parlare, riferendosi alla causa legale contro di noi, di "minacce contro soggetti più deboli" quando noi di minacce non ne abbiamo mai fatte a nessuno, né a lui né ad altri, abbiamo solo mosso delle critiche.
Se non è mai stato minacciato Sauro Martella, unico responsabile dei contenuti dei suoi siti (né mai lo sarà, almeno, non da noi) non si capisce perché mai avremmo dovuto farlo con altre persone. Ovviamente questa invenzione permette a Martella fingere di avere agito in difesa di altri e di dire qualunque cosa senza assumersene la responsabilità.
A chi gli ha chiesto su Facebook perché non avesse provveduto a denunciare tali atti di violenza, fornisce una risposta che abbiamo dovuto leggere più volte tanto ha dell'incredibile... scrive infatti: "Le persone terrorizzate non denunciano le persone violente ed è stato ritenuto logico agire legalmente per reati di calunnia e diffamazione (reati penali), mettendo agli atti come informazione aggiuntiva certe mail e certe azioni violente."
Per completezza, visto che è stato piuttosto evasivo sul vero contenuto della sua azione legale, andiamo quindi a leggere cosa scrive nella citazione contro i volontari: "I danni anche economici sono ingenti basti pensare che la NRG30 srl non è un ente benefico bensì una società con dipendenti, struttura economica etc." e inoltre si riserva di quantificare il "risarcimento dei danni materiali e morali subiti" in una fase successiva.
Esatto, avete capito bene. Sauro Martella insulta l'intelligenza di chi legge, cercando di far credere di essere venuto a conoscenza di famiglie che vivono nel terrore, minacce ai loro figli ecc. ecc. e quindi di aver fatto causa a 3 persone per tutelare queste vittime (che esistono solo nella sua fantasia), e come lo fa? Non denunciando immediatamente alla Polizia questi fatti, ma intraprendendo una causa che durerà anni, con accuse completamente diverse e chiedendo soldi! Certo, essendo un uomo d'affari è comprensibile che mentre si erge a paladino delle vittime (immaginarie) approfitti dell'occasione per fare cassa chiedendo del denaro. Che evidentemente pensa stia meglio in tasca sua che usato per iniziative animaliste.
Conclusioni e approfondimenti
Invitiamo tutte le realtà vegan e animaliste che collaborano con Sauro Martella (partecipando ai suoi eventi, acquistando le sue "certificazioni", comparendo con le pubblicità sui suoi siti) a riflettere sul fatto che lui dice pubblicamente su Facebook di avere "la stima di tutte le associazioni vegan e animaliste che partecipano ai nostri eventi".
Invitiamo chiunque permetta a Sauro Martella di scrivere con continuità sui suoi siti o pagine Facebook a riflettere sulle ragioni che lo muovono, sulla violenza delle sua infamanti accuse. E se non vi interessano queste cose e volete "starne fuori", allora, va bene, statene fuori, ma se gli lasciate usare i vostri spazi o collaborate con lui e i suoi siti a qualsiasi titolo, non ne siete fuori, state sostenendo la sua opera di diffamazione.
Firmato: i tre volontari Marina Berati, Ariella Martino, Andrea Sozzi.
Firmato: i tre volontari Marina Berati, Ariella Martino, Andrea Sozzi.
Per approfondimenti:
Promiseland contro volontari animalisti
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1183
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1183
Comunicati a favore dei 3 volontari animalisti
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1188
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1188
Promiseland contro volontari animalisti: primo esito
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1192
http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1192
martedì 31 gennaio 2012
Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua
"Una sera il vecchio miliardario volle che cenassi con lui e la sua famiglia e mi invitò in uno dei famosi ristoranti di Wellington Street, quelli coi maialini di latte arrostiti appesi all'ingresso a sgrondare il grasso e, esposte sulla strada come fossero acquari, le vasche di vetro con dentro, vivi, i migliori pesci, gamberi e aragoste ad aspettare che un cliente, passando, dica: “Quello!” e la bestia venga pescata e cotta secondo l’ordinazione.
Non è vero, come sostengono alcuni, che sia stata la Bibbia col suo divino invito all’uomo a moltiplicarsi nel mondo su cui lui, solo lui, ha “il dominio” a creare la violenza carnivora della razza umana. I cinesi sono arrivati alla stessa violenza senza la Bibbia, e per millenni questa di cucinare con raffinata tortura ogni animale è stata parte della loro cultura, una parte fra l’altro che nessun regime e nessuna ideologia politica hanno mai osato sfidare.
Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti degli altri esseri viventi. Uno degli argomenti che vengono ancora oggi usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere si ha bisogno di proteine.
E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?
L’argomento con cui un amico cercò di convincere Gandhi ad abbandonare la tradizione ortodossamente vegetariana della sua famiglia fu dello stesso tipo. Gli disse che gli inglesi erano capaci con pochi uomini di dominare milioni di indiani perché mangiavano carne. Questo li rendeva forti. Il solo modo di combatterli era di diventare carnivori come loro.
Una notte allora i due amici vanno in riva al fiume e per la prima volta Gandhi mangia un boccone di carne di capra, tradendo così la fede dei suoi genitori e della sua casta. Ma sta malissimo. Non digerisce e ogni volta che cerca di addormentarsi gli pare di sentire nello stomaco il belare della capra mangiata, come racconta nella sua autobiografia. In tutta la sua vita Gandhi non toccò più un pezzo di carne, neppure nei suoi anni da studente in Inghilterra dove tutti gli dicevano che senza carne non avrebbe potuto resistere al freddo.
Io, per cultura, non mi ero mai chiesto se ero vegetariano o meno. A casa mia, da ragazzo, mangiar carne era normale, se potevamo permettercela. Succedeva di solito alla domenica. Quando Angela (sua moglie ndr) e io arrivammo in India nel 1994 eravamo ancora tutti e due carnivori e per un po’ continuammo a esserlo.
Una volta alla settimana un musulmano si presentava alla porta di casa con una impeccabile valigia dalla quale tirava fuori dei pacchi sanguinolenti con filetti e bistecche di manzo. Poi un giorno Dieter, l’amico fotografo tedesco, indicandomi per strada un branco di vacche attorno a un deposito di spazzatura, intente a mangiare sacchetti di plastica, scatole di cartone e giornali, disse: “Ecco quel che mangi con la bella carne del tuo musulmano. E pensa al piombo di tutta quella carta stampata!” Aveva assolutamente ragione.
Pur permettendosi di macellare le mucche che gli Indù ritengono sacre, il nostro musulmano non aveva certo uno speciale pascolo di erba fresca dove mandare le sue vittime e quel che ci portava erano pezzi delle malaticce mucche di strada alimentate di rifiuti.
La molla a smettere fu quella. Poi, col passare del tempo, mi sono reso conto che, non considerandoli più come cibo, cominciavo a guardare gli animali diversamente da prima e a sentirli sempre di più come altri esseri viventi, in qualche modo parte della stessa vita che popola e fa il mondo. La sola vista di una bistecca ormai mi ripugna, l’odore di una che cuoce mi dà la nausea e l’idea che uno possa allevare delle bestie solo per assassinarle e mangiarsele mi ferisce.
Il modo perfettamente “razionale” in cui noi uomini alleviamo gli animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un ottimo esempio della barbarie della ragione. Ma anche la verdura è vita ! mi sento dire dagli accaniti carnivori, sordi a ogni argomento, come se a cogliere un pomodoro si facesse soffrire la pianta come a strozzare un pollo, o come se si potesse ripiantare una coscia d’agnello nel modo in cui si ripianta il cavolo o l’insalata. Le verdure sono lì per essere mangiate. Gli animali no! Il cibo più naturale per l’uomo è quello prodotto dalla terra e dal sole. Il miliardario non arrivava. Io guardavo i maialini e chiedevo, tra me e me, a chi li avrebbe mangiati: “Avete mai sentito le grida che vengono da un macello?” Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura dell’animale che muore.
Mia nonna era, come tutti, carnivora, se poteva, ma ricordo che diceva di non mangiare mai la carne appena macellata. Bisognava aspettare. Perché? Forse i vecchi come lei sapevano del male che fa mettersi in pancia l’agonia altrui. Perché quella che chiamiamo eufemisticamente “carne” sono in verità pezzi di cadaveri di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero? Angela continua a mangiare carne, se le capita. Per me è impossibile. Ma non è più una questione di salute, di non ingurgitare il piombo dei giornali ruminati dalle vacche di strada. E’ un problema di morale. Ecco un piccolo, bel modo per fare qualcosa contro la violenza: decidere di non mangiare più altri esseri viventi.
domenica 29 gennaio 2012
Ci si mette anche Harvard
La Harvard School of Public Health sottolinea la sua posizione riguardo a latte e latticini da quando i suoi ricercatori hanno inviato al Dipartimento dell'Agricoltura statunitense (USDA) e ad associazioni internazionali di nutrizionisti la loro guida alimentare Healtht Eating Plate. Questa non è altro che un sostituto della tradizionale piramide alimentare, peraltro non aggiornata da molti anni.
Gli esperti di Harvard sostengono che questa guida è basata sulle ricerche su una sana alimentazione e non è influenzata dalle lobbies dell'industria alimentare (come in genere accade).La ricercatrice Michelle Schoffro Cook sostiene che l'assenza di prodotti caseari nel Plate si basa sulla valutazione che l'assunzione di elevate quantità di latticini possono aumentare il rischio di cancro alla prostata e probabilmente del cancro alla ovaie. Gli studiosi fanno riferimento anche all'alto livello di grassi saturi dei prodotti lattiero-caseari e suggeriscono che cavolacei, legumi e latte di soia fortificato rappresentano scelte più sicure per i "rifornimenti" di calcio.
Così, non solo il latte è frutto di inimmaginabile sofferenza da parte dei bovini negli allevamenti, ma provo anche - come da anni andiamo diffondendo - malattie tra le più temibili anche agli esseri umani. Il latte vaccino ingerito da esseri umani (vogliamo ricordarcelo che il latte di un mammifero nasce destinato ai piccoli della sua propria specie?) può essere causa di cancro, diarrea, anemia, crampi, mal di testa, eruzioni cutanee, asma e altre delizie.Siamo l'unica specie che ingerisce le secrezioni mammarie di un'altra specie, e oltretutto anche da adulti.
Quando vedo la gente al bar che sorbisce latti macchiati e cappuccini, provo un gran senso di pena pensando alla violenza a monte di quel semplice gesto meccanico. Ordinare un cappuccino al bar pare essere la cosa più banale del mondo. A me, oltre al fatto meramente etico, fanno pure un po' pena gli umani, grandi e grossi, che ancora ciucciano latte, a casa o al bar, come fossero infanti. Come può venire in mente ad un adulto di buttar giù un cibo per l'infanzia e oltretutto di un'altra specie animale? Individui giuggioloni che a questo punto dovrebbero essere meno ipocriti: chiedessero che il lattuccio venga loro servito in un biberon invece che in tazza, con il conforto di un orsacchiotto di peluche da abbracciare nel frattempo. Adulti che non vogliono crescere e che poi si crucciano della scoperta di un cancro, là, proprio alla prostata o al seno, come se fosse caduto dal cielo.
martedì 24 gennaio 2012
HoboArt: una scoperta a Roma
Tempo fa, il prezioso nonché talentuoso Claudio, uno dei miei blogger preferiti su piazza nazionale, mi aveva segnalato un nuovo locale qui a Roma dove era possibile mangiare vegan senza troppi fronzoli, senza troppi mischietti e pappine, e a prezzi non imbarazzanti, come spesso succede nella nostra città.
Mi sono sempre dimenticata di rispondergli, lasciai la mail in bozza e lì rimase, ma non ho dimenticato la sua segnalazione, sapendolo lucido critico di realtà vegane spocchiose. Per cui, ho invitato il mio caro amico Alessandro ad andare in avanscoperta, essendo il locale situato in una zona non lontana dal suo luogo di lavoro.
Alessandro mi ha raccontato dunque che il posto - HoboArt - è carino, semplice e accogliente. Vengono offerti due menu, uno da 7 e uno da 10 euro. Lui ha scelto il secondo che ha compreso: pane di Lariano, vino rosso (non ricorda se era incluso o meno...), un piatto misto di circa cinque componenti, tra cui spaghetti di riso e di soia con verdure, pappardelle di patate dolci, e altre pietanze di verdure varie, il tutto ben condito, gustoso, anche se con l'utilizzo di poco sale e quindi probabilmente sapientemente insaporito con spezie ed erbette aromatiche. Era compresa una zuppa, che in quel caso era più che altro un minestrone di verdure e legumi, buono e che si suppone cambi di volta in volta nelle varie serate. Tra le altre cose, le posate sono di bambù non trattato. Inoltre, il sommelier sembra ben preparato su vini e grappe. Il dolce non è incluso, quella sera c'erano tre torte tutte vegan: crostata di visciole, torta pere e mandorle (buonissima) e cioccolato e carruba.
L'ambientazione è, come si diceva, piuttosto accogliente e calda, praticamente si mangia circondati da librerie belle piene di volumi e luci soffuse. Un posto dove mi riservo di andare quanto prima e dove vi invito a recarvi, raccontandomi le vostre impressioni.
HoboArt è in via Ascoli Piceno 3, quartiere Pigneto.
domenica 22 gennaio 2012
Piadina degli dèi
Mai come questa volta ho fatto passare tanto tempo non scrivendo sul mio blog. Una turbinosa vita quotidiana mi ha fatto lasciare da parte le cose che amo di più, come appunto scrivere qui ed entrare in contatto con chi mi legge. A questo proposito, non posso non condividere con voi la ricetta, se così si può chiamare, della piadina che mi sono preparata ieri a pranzo. Mugolii di piacere hanno accompagnato la sua degustazione, accompagnata da una birretta fresca e da un bel sole caldo, qui fuori, sugli scalini di casa.
Avevo comprato una confezione di piadine di una marca che non conoscevo ma che a questo punto vi consiglio, ovvero questa:
Fortunatamente non è esattamente una "vera piadina romagnola", perché non è fatta con il consueto strutto ma con olio d'oliva, e si sente.
Ho acceso il forno e quando era bello caldo, ho messo la piadina piegata in due sulla piastra ripiena di formaggio vegetale Montanero tagliato a scaglie. Dopo qualche minuto, quando il formaggio iniziava a filare, l'ho tirata fuori dal forno e ci ho aggiunto:
- qualche cucchiaiata di mostarda di fichi (gentilmente offerta dalla mia amica Anna di ritorno da Merano)
- una fetta di muscolo di grano nella versione Affettato Roast tagliata a sottili listarelle
- soncino e rughetta in abbondanza
Ragazzi, che buona! Sarà stato il sole, sarà stata la compagnia (ero attorniata da tutta la banda, cinque tra canidi e felini), ma raramente avevo mangiato qualcosa di così lussurioso e soddisfacente. Resta la questione della mostarda di fichi: dove trovarla? Io me la sto centellinando. Forse dovrò recarmi nei pressi di Merano per farne una scorta? Oppure negli studi televisivi di Chi l'ha visto?
In ogni caso, la cercherò.
mercoledì 4 gennaio 2012
lunedì 2 gennaio 2012
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