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mercoledì 25 agosto 2010

Si riparte

Cari amici,
in agosto siamo tutti un po' latitanti. Anche io, anche se non sono partita per alcuna meta vacanziera, stento un po' a stare tanto al pc, il sole là fuori chiama, e appena possibile cerco di stare all'aria aperta, al mare, in giro con i miei cagnoloni. In questi giorni la gatta Melissa non è stata bene e sono stata anche molto occupata a portarla dai veterinari, con esperienze alterne. Alla fine ho trovato il miglior dottore su piazza e sembra proprio che abbia risolto il problema. Ora Melissa mangia ed è tornata a dar la caccia alle lucertoline, senza alcun successo, fortunatamente, ma questo accadeva anche prima. E' solo un modo per passare il tempo e non ci si è mai impegnata più di tanto.

Vi ricordo che ha riaperto i battenti Stiletico e vi invito a rimanere sempre collegati con il più grande centro commerciale etico on line, sempre ricco di spunti e recensioni per fare acquisti cruelty-free. Non è vero che è difficile trovare capi di abbigliamento animal-friendly  e noi tutti i giorni ve lo dimostriamo su Stiletico. Per qualunque vostra curiosità potete scriverci a stiletico@gmail.com e il nostro team vi risponderà. Mandateci le vostre recensioni, soprattutto, perchè poi possano servire anche a tutti i futuri acquirenti.



Ah, e non dimenticate che con Stiletico potete avere tanti tanti sconti su tantissimi marchi e negozi on line. Ci acccorgiamo spesso che molti fanno acquisti senza sapere che è possibile ammortizzare le spese di spedizione con le promozioni a noi dedicate, ed è un vero peccato. Date la precedenza a questi shop-on-line, non ve ne pentirete. Noi siamo clienti fisse di molti di loro con grande soddisfazione nostra e della nostra carta di credito. Chiedete pure, se avete dubbi, e scrivetemi, non mancherò di consigliarvi secondo esperienza.

Intanto, un buon rientro a tutti!



domenica 20 giugno 2010

La borsa di Brigitte


Può essere discutibile ma io apprezzo. Brigitte Bardot, attrice e animalista, ha preso accordi con una nota azienda che produce merci in pelle per creare una borsa in materiali sintetici, dichiaratamente cruelty-free. La borsa non è stata ancora realizzata ma è stata dichiarata come una “eco-friendly/green bag made of 100 percent natural fibers”.

Ovviamente nessun animale sarà tormentato per produrre codesto accessorio di abbigliamento, ma sono in molti a lamentare il fatto che la Bardot non avrebbe dovuto lavorare con una ditta che da oltre cent'anni lavora pellami.

In realtà, è presumibile che ci sia proprio un intento di diffusione della cultura cruelty-free in questo approccio. Perchè non provare a tirare dalla nostra parte anche chi tradizionalmente produce merci "tradizionali"? quale miglior modo per indurli a riflettere (economicamente, si intende, non credo alle riflessioni etiche di un commerciante o un industriale non etico) sul fatto che esistano alternative valide, che si possono produrre oggetti chic, trendy e chi più ne ha più ne metta senza andare a toccare la pelle degli animali?

Io sono convinta che serva anche questo, perchè se anche in materia di abbigliamento & accessori il concetto di alternative possibili rimane confinato a noi che ci siamo già dentro, difficilmente raggiungerà un target di per sè disinteressato alle tematiche green. E se le comprassero solo per moda e non per intima convinzione etica? Tutto fa brodo, purchè giù le mani dagli animali, convinzioni o moda che sia.


fonte: http://www.ecorazzi.com/

mercoledì 19 maggio 2010

In India....

Notizia fresca fresca, ve la passo così com'è...(cliccate sulle scarpe, qui sotto)

lunedì 15 febbraio 2010

Bio o non bio?

Notizia veloce veloce del 4 febbraio di quest'anno. Pare che la catena di negozi di abbigliamento low cost H&M stia commercializzando una linea di prodotti in cotone biologico certificato che in realtà è transgenico. Gasp, io avevo comprato un paio di pantaloni da palestra in cotone bio proprio da H&M l'anno scorso...

Il Financial Times Deutschland ha pubblicato il 22 gennaio - in contemporanea alla Fashion week di Berlino - un articolo che denunciava come cotone ogm prodotto in India fosse stato immesso nel mercato tedesco come "biologico" e commercializzato da aziende come C&A, H&M e la tedesca Tchibo.

Al momento non è affatto semplice provare le accuse, ma certamente sospetti di questa portata contribuiscono a generare molti dubbi sulle certificazioni e sulla reale qualità dei materiali in commercio.

Tra gli enti certificatori sospettati di aver certificato come biologico il cotone transgenico ci sono Ecocert e Control Union. Come recita la nostra fonte:

La "frode" sarebbe venuta alla luce lo scorso aprile 2009 dalla società di export indiana a partecipazione statale Apeda. Il direttore generale Sanjay Dave, citato nell'articolo, parla di una truffa "gigantesca". Sarebbero inoltre dozzine i villaggi rurali indiani coinvolti, con l'appoggio delle aziende di certificazione occidentali.

Al momento le indagini sono ancora in corso, ma certamente l'impatto di questo genere di notizie è deleterio sui consumatori, quando anche in materia di biologico alimentare si insinuano spesso molti dubbi. Oltretutto spesso alimentari e abbigliamento biologici sono in vendita a prezzi più alti di quelli non bio, quindi chi compra vuole avere certezze di serietà da parte dei produttori.

Aspettiamo sviluppi della vicenda.



fonte:http://it.greenplanet.net/lifestyle/moda/25788-che-scandalo-il-finto-cotone.html

domenica 17 gennaio 2010

Piuttosto alle ortiche

Amici, siamo alla frutta. La cosa non sarebbe neanche male se si trattasse di mele e ananassi. Purtroppo qui si parla invece di deriva umana, di incoscienza, di stolidezza. Di che sto parlando, tra le varie aberranti news che ogni giorno ci passano sotto gli occhi? Una tra tante, questa:


Vi siete mai chiesti dove va a finire la merce invenduta di tutti queste catene di negozi low cost come H&M? Io no, non me lo ero mai chiesta, lo confesso. Pensavo forse che finissero in qualche outlet ma a pensarci bene sono già così economici di loro questi capi di abbigliamento che, una volta passate anche le forche caudine dei saldi, andrebbero a costare più di mantenimento dei magazzini che di rivendita in altri store.

Il New York Times ci racconta che H&M ha risolto il problema semplicemente distruggendo i vestiti invenduti. Ma siccome vogliono essere sicuri che una volta buttati via questi capi non vengano recuperati per essere indossati o rivenduti, cosa fanno? Li distruggono inserendoli in apposite macchine che li danneggiano in maniera irrecuperabile. Astuti, no?!
Ad esempio la filiale H&M della 34° Strada a New York concia per le feste l'invenduto e poi ripone il tutto in buste dell'immondizia che vengono piazzate fuori dall'edificio.
Così se un poveraccio, un clochard per così dire, passasse di là e avesse la brillante idea di cercare in quella spazzatura qualcosa da buttarsi addosso per scaldarsi rimarrebbe fregato perchè piuttosto che darlo a lui quel maglione hanno preferito farlo a pezzi.

Non sarebbe più decente donare l'invenduto a qualche organizzazione che si occupa dei senza tetto? e N.Y. ne è piena, sia di organizzazioni che di poveracci...
H&M ora è nel mirino della stampa. Anche il Times se ne sta occupando e parla delle contraddizioni di questa azienda:
H&M, which is based in Sweden, has an executive in charge of corporate responsibility who leads the company’s sustainability efforts. On its Web site, H&M reports that to save paper, it has shrunk its shipping labels.

lunedì 16 novembre 2009

Con StilEtico spendi di meno!

Molti di voi già conoscono www.stilEtico.com. Chi ancora non ci ha mai fatto un giro ed è interessato a scarpe & co. cruelty-free, beh, quello è il posto giusto dove capitare! Uno shopping-centre dove fanno la parte del leone consigli per gli acquisti, recensioni, nuove scoperte, dritte per sopravvivere nella giungla di offerte on line e su strada di prodotti che non implicano materiali di origine animale. Per chi non ha intenzione di corroborare il mercato delle pelli degli animali, che non sono solo un "sottoprodotto" degli allevamenti ma una delle punte di diamante, insieme alle carni di questi animali.
Non starò qui a ripetermi, chi vuol saperne di più basta che faccia un giro tra i post sull'argomento.


Quello che mi premeva ricordarvi qui è che Stiletico è diventato in pochi mesi un vero punto di riferimento, non solo per chi come noi deve acquistare ma anche per i produttori. E per questo sono cominciate ad arrivare proposte di collaborazione, come ad esempio quelle dei negozi on line che trovate sulla sidebar di sinistra, i negozi amici di Stiletico che propongono sconti sui loro prodotti.
Troverete cosmetici, calzature, prodotti alimentari e shop on line come IVegan, NeonCollective, Mineralia, Charmonè, JingaShop, FeelGood. Altri se ne aggiungeranno, ci auguriamo.
Ricordo anzi in questa sede che siamo aperti a collaborazioni da parte di produttori e rivenditori di prodotti cruelty-free per iniziative di questo genere o tutte da inventare!

Io e le mie socie di StilEtico, ricordo anche questo, non guadagniamo nulla con questo sito. Abbiamo scelto di farci pagare la pubblicità tramite banner con sconti dedicati ai lettori, nient'altro. Tanto che i negozi, soprattutto quelli anglosassoni, si sono a volte stupiti di questo. Ma tant'è. Siamo idealiste, che ci possiamo fare.
Non disdegneremo in futuro di guadagnare, perchè no, e devolvere quanto ricavato alla causa animalista. Ma ora vogliamo farci conoscere dalle aziende e ci stiamo riuscendo. Questo è l'importante.

Quindi, niente più scuse, l'alternativa è possibile e con StilEtico ve lo dimostriamo ogni giorno!


P.S. Non solo noi del team di Stiletico non ci guadagniamo, ma anzi, a forza di scoprire nuovi negozi e nuovi prodotti siamo continuamente sottoposte a tentazione. E ogni tanto cadiamo nella nostra stessa rete. Non sempre è possibile resistere, soprattutto alle promozioni... Ci ritroveremo povere ma piene di scarpe, ombretti, biscotti alla canapa?!

venerdì 13 novembre 2009

Status Symbol per mentecatti

Ogni tanto qualche notizia che rincuora, si fa per dire. Ad esempio questa, annunciata dal quotidiano La Repubblica qualche giorno fa:


Come di consueto ve lo riporto per intero (e i grassetti sono miei):

BORSE, scarpe, stivali, cinture: mai più di coccodrillo. Al massimo resisterà il cinturino dell'orologio. Non è una vittoria degli animalisti ma il risultato della crisi. Il mercato del lusso boccheggia (non dappertutto però) e a risentirne sono gli oggetti in alligatore, status symbol per eccellenza. E anche un vero schiaffo alla miseria, a sbirciare il cartellino del prezzo, nella gara a esibire potere e denaro.
Sono sull'orlo della bancarotta gli allevatori della Louisiana, nelle cui paludi vengono allevati l'80% degli alligatori americani che poi finiscono sul mercato, considerati una delle qualità più pregiate del mondo. Per gli allevatori di questo Stato è il disastro, la peggiore stagione nell'ultimo quarto di secolo, in pratica la bancarotta: in un solo anno il numero delle pelli vendute è crollato, scendendo drasticamente da 35 mila a 7.500. La richiesta si è ridotta fino quasi a scomparire.

Si calcola che ogni alligatore costi agli allevatori 100 dollari dalla schiusa dell'uovo fino al momento in cui l'animale adulto viene abbattuto. E quest'anno le uova "allevate" sono state soltanto 30 mila contro le 530 mila dell'anno passato. Solo negli Stati Uniti il giro d'affari si aggirava attorno ai 70 milioni di dollari annui, una cifra che viene ora massicciamente ridimensionata.

Già gli allevamenti erano stati messi in ginocchio dai terribili tifoni che avevano spazzato la regione, e dalle enormi quantità di acqua salata che avevano messo a rischio l'habitat dei coccodrilli. Negli ultimi mesi, la mazzata che potrebbe essere definitiva, cioè il crollo della domanda dovuto alla recessione globale. Ma attenzione: c'è ricco e ricco. Da Parigi arriva una notizia solo apparentemente in controtendenza, a conferma che, se la fascia di consumi alta e medio alta è in crisi, quella del super lusso non conosce flessioni.

Hermès - lo ha annunciato l'amministratore delegato del gruppo Patrick Thomas al Reuters Global Luxury Summit - ha creato in Australia un proprio centro di riproduzione di alligatori in modo da poter stare dietro alla richiesta di borse per le quali ci sono spesso liste d'attesa lunghe mesi, se non addirittura un anno. Borse che, fatte a mano in edizioni particolari, possono arrivare a costare anche 35 mila euro l'una. "Ci vogliono dai tre ai quattro animali per fare una delle nostre borse, ma il mondo non pullula di coccodrilli, tranne nei listini di Borsa", ha ironizzato l'amministratore delegato.

Attualmente Hermès produce 3000 borse di coccodrillo all'anno. Nonostante la recessione, il gruppo ha dovuto aggiungere un centinaio di nuovi artigiani ai duemila tecnici che già lavorano nelle sue aziende. A Parigi, nel secondo trimestre del 2009, il celebre marchio ha registrato un balzo del 12% in più nelle sue vendite complessive, e in Giappone addirittura del 25%, come sottolinea Antonio Caprarica nel suo libro appena uscito I Granduchi di $oldonia. Eccessi e follie dei miliardari globali che se la ridono della crisi, nel capitolo opportunamente intitolato Basta una Kelly per sollevare il mondo.

Non soltanto una Kelly. Lo scorso luglio, durante le sfilate d'alta moda a Parigi, il marchio di superlusso Roger Vivier, di proprietà del gruppo Tod's, ha presentato una nuova borsa a tracolla intitolata e dedicata a Madame Sarkozy battezzata "Carlalala", in purissimo coccodrillo naturale. Sono in coccodrillo gommato le nuove Bamboo-bag di Gucci, rivisitate dalla direttrice creativa Frida Giannini, che nell'ultima sfilata, lo scorso settembre a Milano, ha disseminato di dettagli in coccodrillo e fibra di carbonio anche la collezione Gucci di abiti. Tocchi sottilissimi di alligatore, misto camoscio, anche nella sfilata di abiti pret-à-porter Fendi disegnati da Karl Lagerfeld.


Intanto. la notizia non è nuova, avevamo parlato di Hermes anche qui diversi mesi fa. Poi, che pensare delle donnette per le quali pellicce e accessori in coccodrillo sono degli status symbol? già sento le risposte di alcuni dei miei lettori, irripetibili. E questi di Hermes? E Carla Bruni che ha annunciato che lei non indosserà pellicce e poi si fa dedicare una borsa in "purissimo coccodrillo naturale"? E il mondo della moda? Così futile, così superficiale, così vacuo, così idiota? Così pieno di imbecilli vanesi e pronti a tutto per denaro? E i miliardari che se la ridono della crisi e della sofferenza di altri esseri viventi (tra cui gli umani, non si diventa miliardari senza rubare, evadere le tasse, sfruttare i propri dipendenti, etc.etc.)?
Tenete a mente tutti questi nomi di stilisti e marchi, isterici produttori di oggetti di lusso per isteriche signorette e omuncoli privi di ogni benché minima consapevolezza circa il pianeta su cui si trovano casualmente a vivere.

martedì 25 agosto 2009

Vogue docet

Iniziamo con una news estiva dal mondo effimero ma terribilmente influente della moda. Anche nella redazione di Vogue si sono accorti che qualcosa sta cambiando. L'11 agosto è stato pubblicato un articolo che parla delle calzature prodotte senza utilizzare prodotti di origine animale come il cuoio, argomento balzato alla ribalta a maggior ragione da quando iniziano a diffondersi sempre più frequentemente notizie come questa.
Chi è più attento e consapevole rispetto alle questioni ambientali e animaliste sa già bene di che si tratta, ma è importante che se ne parli sempre di più e anche in ambienti più eterogenei, affinchè l'informazione arrivi sotto gli occhi di un sempre maggiore numero di persone. Molti non sanno e quando infine vengono informati prendono decisioni importanti.
Così in questo numero di Vogue on line si parla di stiliste come Stella McCartney, di OlsenHaus, di NeuAura e dell'attrice Natalie Portman (stilista di una linea di scarpe per la griffe Te Casan) e di siti come fashion-conscience.com che vendono questo tipo di prodotti. E ancora delle scarpe in gomma riciclata Melissa, marchio a cui collabora la nota stilista inglese Vivienne Westwood.

Insomma anche la stampa "ufficiale" comincia a guardarsi intorno. Noi ce ne eravamo già accorti da un pezzo di questo nuovo corso. Chi non conosce ancora stilEtico.com????

lunedì 20 luglio 2009

Borsette e donnette

La casa di moda Hermes ha recentemente annunciato di aver creato dei propri allevamenti di coccodrilli per venire incontro alla domanda di borse prodotte dalla loro azienda in questo tipo di materiale. No, non avete letto male, non è uno scherzo.

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Un portavoce di Hermes, Patrick Thomas, ha rilasciato le seguenti parole all'agenzia di stampa Reuters: “Stiamo allevando coccodrilli nelle nostre fattorie, principalmente in Australia. Non riuscivamo a rispondere adeguatamente alla richiesta massiccia di borse in coccodrillo. Hermes produce già al momento circa 3.000 borse ogni anno, ma la richiesta è maggiore”.

Per produrre una borsa possono essere necessari dai 3 ai 4 coccodrilli. Fate un po' voi i conti. Tutto questo per fornire borsette e affini a donnette senza coscienza, frustrate dal non essere nulla e dal possedere tutto. Donne senza spessore, senza ragione, superficiali e vacue, il cui significato su questa terra è pari a quello di questa penna biro, qui, vicino alla mia tastiera.

Direi solo parolacce, quindi ogni altro commento lo tengo per me. Chi mi conosce immaginerà senza dubbio alcuno quello che mi passa per la testa. Eviterò le imprecazioni. Silenzio.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com


mercoledì 29 aprile 2009

Occasioni da Nimli

I lettori, anzi le lettrici, più attenti/e avranno notato che in questo blog si parla sempre meno di moda, di scarpe in particolare. Il motivo è che ora c'è un blog apposito dove trovare tutte queste news, il nostro www.stilEtico.com, gestito da me e da due amiche (due segugi, oserei dire, per la loro abilità a scovare notizie in giro per il mondo!) .
Più che un blog, quasi uno shopping centre per chi vuole prodotti cruelty-free e che ha dimestichezza con gli acquisti on line. Chi non è pratico può comunque chiedere tutti i consigli e le dritte per districarsi in questo mondo. Siamo a disposizione.
Oggi però vi segnalo anche qui qualche occasione davvero imperdibile. Voglio essere buona, non voglio approfittarne da sola, mi sentirei in colpa...! Date uno sguardo e magari qualcosa di interessante lo troverete.



Presto, accorrete su www.nimli.com!
Nimli è un negozio on line americano dove trovare calzature, abbigliamento, accessori, prodotti di bellezza, e molto altro, secondo la filosofia del natural, organic & green lifestyle.

Al momento sono in corso dei saldi eccezionali e io stessa non ho resistito di fronte a questo paio di stivali in synthetic stretch leather di Neuaura, passati da 99 a 28 dollari e disponibili ancora in moltissime misure, sia in versione nera che marrone chiaro. Importante: ci sono anche i mezzi numeri, quindi minore rischio di sbagliare misura. Il bello è che se prima di andare su questo negozio on line passate prima da http://www.whiteapricot.com/, troverete dei vouchers con degli sconti da applicare a vari negozi on line di abbigliamento e calzature etici, tra cui proprio Nimli. Dunque, questi stivali, tra saldo del negozio, sconto tratto dal voucher su http://www.whiteapricot.com/ e spese postali, mi sono costati 47 dollari circa, ovvero più o meno 36 euro. Capirete come non fosse possibile per me resistere al canto delle sirene...

Ancora di Neuaura trovate in saldissimo anche queste ballerine in versione rossa o nera, passate da 89 a 25 dollari e ancora disponibili in moltissimi numeri.






E, sempre della stessa marca, anche queste Lolita a un prezzo ancora più basso (da 74 a 22 dollari), in tre varianti di colore: nero, grigio e marrone.




Per non parlare di queste, disponibili in viola e nero, che su altri siti on line sono ancora a prezzo pieno, mentre qui sono addirittura a 25 dollari (da 79 che erano). Classiche ma con un tocco di originalità. Immaginatele indossate con delle calze colorate o semplicemente nere per una versione più elegante!



Su Nimli sono in vendita anche altre marche molto note di calzature vegan ma al momento trovo personalmente che siano decisamente troppo care. Naturalmente, per chi può spendere, invito ad andare a fare un giro alla sezione Shoes perchè ce ne sono di stupende. Originalissime, mai viste di simili qui da noi. Insomma, chi si vuol fare un bel regalo anche solo una tantum... questo è il posto giusto! (sempre dopo essere passate da http://www.whiteapricot.com/ per vedere se sono sempre validi i voucher di sconto e copiando e incollando il codice nel form di acquisto di Nimli).
Quanto all'abbigliamento, al momento non ho visto niente che mi abbia particolarmente colpito, quanto a modelli e a prezzi, ma voi dateci uno sguardo, non si sa mai. In particolare, sono in vendita dei capi di abbigliamento e accessori per bambini veramente carini e forse in questa sezione qualche affare si riesce a mettere a tiro!

Se qualcosa non vi è chiaro sulla questione voucher e sconti, sono naturalmente a vostra disposizione.
Accorrete, donne, accorrete....



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

venerdì 10 aprile 2009

Style, naturally

La modella e attivista Summer Rayne Oakes, pioniera della moda ecosostenibile, ha recentemente aggiunto un altro "titolo" alla lista delle sue attività, come autrice del suo primo libro: Style, Naturally, una guida alla moda etica e alla bellezza al naturale in 350 pagine e 500 splendide immagini a colori. Le fashion victims potranno toccare con mano quanto può essere divertente avere a che fare con moda e prodotti di bellezza etici!
La presentazione del libro è avvenuta qualche settimana fa a N.Y. nel negozio di Stella McCartney nel corso di un evento moooolto mondano. Naturalmente la pubblicazione è stampata su carta riciclata con inchiostri a base vegetale, questo va da sè.

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Alla presentazione erano presenti anche rappresentanti di marche come L’Oréal, Donna Karan, Ann Taylor, H&M, Gucci... Sembra che comincino ad essere interessati anche loro e noi ce lo auguriamo vivamente.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

lunedì 6 aprile 2009

Applausi alla Benetton

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Una new-entry tra le aziende di abbigliamento e gli stilisti che produrranno capi fur-free, ovvero che non utilizzeranno più pelliccie di animali nelle loro collezioni: l'italica Benetton! Questa presa di posizione (finalmente!) pone la Benetton nel gruppo sempre più nutrito di giganti della moda che comprende Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Gap Inc., etc.etc. Un bel club a cui appartenere.

Un potente mesaggio dato da un marchio influente per dire che nella moda la crudeltà non deve avere nessun posto, che si può evitare, che si può essere trendy senza avere nessuno sulla coscienza. Dalla collezione primavera-estate 2010 le collezioni saranno tutte fur-free. Bravi, sceglieremo voi per i nostri acquisti.

giovedì 26 marzo 2009

Etico, con stile

C’è un momento nella vita di molti di noi in cui iniziamo a pensare che non basta più fare attenzione a quello che mangiamo. Non basta più leggere minuziosamente gli ingredienti dei prodotti negli scaffali dei supermercati o dei piatti che vogliamo ordinare in un menu al ristorante.
C’è un momento in cui iniziamo a porci delle domande anche su cosa indossiamo. E cominciamo a leggere le etichette di quello che vogliamo comprare in negozio di abbigliamento e/o accessori: dal maglione alle scarpe, dal cappotto ai gioielli…e tutto il resto.

Per chi, come noi, non vuole davvero più incidere sul commercio poco etico di materiali di derivazione animale e allo stesso tempo vuole comprare prodotti che non abbiano comportato condizioni inappropriate di lavoro per operai e artigiani, le informazioni non sono mai abbastanza.

Non è facile districarsi nella giungla delle etichette, spesso poco chiare. Non solo. Qui in Italia, a differenza che nel mondo anglosassone (soprattutto Regno Unito e USA), sono ancora davvero in pochi a vendere prodotti cruelty free. Spesso è più semplice comprare on line da negozi reali e/o virtuali a New York che non qui da noi.

In StilEtico vengono raccolte tutte le informazioni utili proprio a questo scopo: le marche, i negozi, le modalità di acquisto, e soprattutto le recensioni delle scarpe acquistate, in Italia e all’estero, proprio per agevolare chi non si fida dello shopping... senza toccare e senza provare. E ancora informazioni e consigli per gli acquisti: come calzano i numeri di certe marche, se il rapporto qualità-prezzo è davvero ok e altro ancora. Ovviamente non solo scarpe acquistate on line ma anche in negozi su strada.

In particolare si parla di calzature, perchè sono l'oggetto del desiderio (soprattutto femminile) più difficile da trovare nella versione "etica", ma ogni tipo di segnalazione inerente l'abbigliamento ecosostenibile e senza crudeltà è benvenuta. E' importante che tutti collaborino inviando segnalazioni, perché condividere questo tipo di informazioni renderà tutto più semplice a chi ha intenzione di fare acquisti.

Last but not least…Proprio perchè comprare on line può comportare inconvenienti come un numero che non calza come vorremmo o una forma di scarpa che non ci sta bene, su StilEtico è possibile anche mettere un annuncio e rivendere le calzature che avete appena comprato, magari a persone nella vostra stessa città o nella stessa zona, in modo che non ci siano problemi al momento della vendita.

giovedì 19 febbraio 2009

Prima o poi doveva capitare

Prima o poi doveva capitare. Sto parlando di acquisti on line. L'ultimo acquisto da www.bboheme.com/ è andato storto. Meno male che ho pagato il tutto un'inezia, circa 21 euro comprese le spese di spedizione perchè era un saldissimo ma ciò non significa che la cosa mi vada a genio.

Un paio di settimane fa ho comprato questi sandali che vedete qui a lato nella versione black, in superofferta ma che ora sono tornati a prezzo pieno (34,26 sterline). Comprese le spese di spedizione, il prezzo era veramente conveniente.

Sono arrivati dopo 4-5 giorni, tra l'altro il negozio è serissimo per tutto ciò che riguarda la procedura di spedizione: vieni informato passo passo via mail dei passaggi di lavorazione dell'ordine e quidi dell'invio.
Il problema è che i sandali sono del tutto immettibili perchè la chiusura alla caviglia è costituita da un bottoncino automatico di pessima fattura che resiste chiuso per quei due nanosecondi dopo che l'hai chiuso per poi riaprirsi neanche il tempo di alzarsi in piedi.

Rimandarli indietro non conviene, visto il prezzo d'occasione che ho pagato, ergo appena possibile faccio un salto dal mio calzolaio di fiducia e vediamo se può rimediare in qualche modo. Ovviamente ho scritto il tutto al negozio e aspetto quantomeno le loro scuse, se non un buono sconto per il prossimo acquisto (inguaribile ottimistona che sono!).

Conclusione. A chi venisse voglia di acquistare questi sandali, adesso a prezzo intero ma sempre piuttosto a buon mercato, dico: lasciate perdere. Peccato perchè sono molto carini e il numero è perfetto. Ma mancano della qualità fondamentale di un paio di scarpe: non rimangono attaccate ai piedi.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

mercoledì 11 febbraio 2009

A me i ferri (Good-bye, cruel wool!)

I ferri da calza, intendo dire, naturalmente...

Knit for Brains è un negozio on line per gli appassionati e le appassionate di lavoro ai ferri che vogliono evitare accuratamente la lana e preferiscono invece altre fibre naturali completamente cruelty-free.

Da Knit for Brains è possibile trovare filati fatti con materiali organici come cotone, bamboo, soia, e altri. Tutte fibre rinnovabili splendide da lavorare e perfette per chi ha problemi di allergia o è semplicemente non vuole indossare materiali che sono stati prodotti con sofferenza per gli animali. E ovviamente per chi vuole provare qualcosa di diverso dai soliti filati.

Naturalmente, questi prodotti non sono cruelty-free solo per quanto riguarda gli animali. La preferenza è sempre data a materiali prodotti da gruppi di artigiani, come quello che ha sede a Lima in Perù dove c'è un'attenzione particolare all'equità dei salari e alle condizioni di lavoro delle donne impiegate nella lavorazione. Quindi niente colori tossici, niente orario di lavoro senza regole & co.

Tornando ai filati, oltre a canapa, cotone e bamboo che cominciano a vedersi anche in Italia, forse non sapete (io l'ho scoperto ora!) che esiste la Banana Silk, una fibra tratta dalla lavorazione di bucce e foglie di banano, che proviene prevalentemente da Nepal e India.

Oppure la Soy Silk, ricavata dalle proteine della soia, anche questa una risorsa rinnovabile. Il filato è morbido come seta ma caldo come il cashmere. Fu addirittura Henry Ford ad avere per primo l'idea della seta di soia negli anni 40, ma poi ebbero la meglio in quegli anni altre fibre come il Rayon e il Naylon e non se ne parlò più per decenni. Ora invece la Soy Silk viene prodotta in colori fantastici e i risultati sono straordinari: immaginate....le virtù della seta e del cashmere, ma senza danneggiare gli animali e l'ambiente!

Aspettiamo sempre di vedere disponibili questi materiali anche nel nostro Paese. Se qualche negoziante mi legge: pensateci, sono belli, sono nuovi, sono eco... Fateci venire di nuovo voglia di sferruzzare, e non sempre le solite cose!

P.S. Per chi non sa ancora come vengono prodotte lana e seta, ne abbiamo già parlato in un altro post.




sabato 31 gennaio 2009

Imperdibili

Continuano i saldi da Mooshoes, il mio negozio di scarpe veg preferito.
Ulteriori ribassi su scarpe e sandali. Ad esempio, questi - che esistono in versione argento o nera - sono passati da 75 dollari a 29 e infine da un paio di giorni a 19,99, ovvero 15 euro!!!
Io li ho comprati qualche mese fa al prezzo...mediano, ma ora sono davvero imperdibili. Sono bellissimi e comodi ed eleganti. La misura è perfettamente...calzante: se portate il 38 è il 38, non ci si sbaglia. E della marca di scarpe veg migliore in assoluto tra quelle da me testate, la Novacas.
Anche con le spese postali si arriva al max intorno ai 30 euro e se ne comprate più di un paio, per voi o tra amiche, le spese si ammortizzano.
Beh, ve l'ho detto, fate voi.


P.S. Se qualcuna di voi ha problemi con la lingua inglese, sono qui a disposizione.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

lunedì 5 gennaio 2009

Consigli per gli acquisti

A proposito di saldi e acquisti on line...Ovviamente noi tutti preferiremmo provare personalmente le scarpe senza acquistare al buio, ma è anche vero che in Italia ancora non ci sono molti negozi di abbigliamento e accessori vegan, quei pochi sono quasi tutti nel Nord d'Italia e quindi anche in questi casi bisogna acquistare on line fidandosi della misura standard.
Vantaggio del comprare in negozi stranieri, a mio avviso, è il prezzo in genere più basso, modelli più attuali e sfiziosi, più possibilità di scelta. Oltretutto dollaro e sterlina sono al momento molto convenienti per noi per cui anche conteggiando le spese postali si ottiene tutto sommato un prezzo sempre piuttosto abbordabile.

Io ho fatto degli acquisti on line di scarpe e vi volevo dare qualche dritta, in modo che l'esperienza serva almeno a qualche altro eventuale acquirente.

Ad esempio, vedo che sono ancora in vendita su www.bboheme.com/ un paio di sneakers che ho comprato questa primavera. Sono in canapa bio (organic hemp). Al momento vengono vendute solo nella versione marrone chiaro, io le ho prese color kaki. Sono molto comode, belle da vedere e la taglia 38 in questo caso è perfettamente congrua. Se volete acquistarle, potete ordinare esattamente il vostro numero perchè calzano alla perfezione.

Non è così per altri modelli. Ad esempio, se vi piacciono queste ballerine in vernice nera, sarà meglio che ordiniate un numero in più, calzano davvero poco, piuttosto è meglio rischiare di mettere una suoletta supplementare.

Se invece sono questi sandali estivi a colpirvi, eccoli ora a prezzo davvero ottimo. Sono molto molto chic (mi hanno fermato più volte per chiedermi dove le avevo acquistate, sono davvero particolari con quella zeppa di forma insolita) e il numero 38 può andare bene per chi porta questo numero ma ha un piede "stretto", insomma non vanno bene per chi ha la pianta larga. In quel caso, sarà meglio forse un numero in più e magari una suoletta.

L'altro giorno un mio carissimo amico che vive a Brigthon, in Inghilterra, mi ha portato un paio di stivaletti presi al negozio di Vegetarian Shoes Uk.
Beh, lui ci va a piedi, niente acquisti on line... In più c'erano già i saldi da qualche giorno, per cui con circa 52 euro e senza spese postali me la sono cavata. Lo scrivono anche alla pagina in cui vengono venduti e ve lo confermo: prendete sempre un numero in più. Io mi sono fatta portare il 39 e appena messi mi sembravano anche un po' piccoli, poi portandoli un po' si sono assestati e mi vanno bene. Se portate un 38 e mezzo, non esitate a prendere un 40, sono veramente misure molto piccole. Per quanto riguarda la qualità, sono incredibilmente comodi e più belli addosso sotto un paio di jeans che non a vederli così. Nuovi infatti sono quasi troppo perfetti mentre dopo una giornata di giri in città hanno fatto le classiche pieghe delle scarpe di cuoio, rendendoli meno rigidi e più belli.

Per ora è tutto. Se qualcuno dei miei lettori ha esperienze di questo tipo da condividere, ben vengano. Evitiamo di far comprare scarpe immettibili per misura o per qualità. Aspetto vostre news.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

sabato 3 gennaio 2009

Iniziano i saldi!

Ragazze, siete giù di corda? Tristi e infreddolite? Ho la cura. Thanks God, è tempo di saldi. Consoliamoci con un giretto on line in uno dei negozi di scarpe e accessori vegan più cool in circolazione:


BoBo sta per iniziare i suoi favolosi saldi di gennaio con sconti fino al cinquanta per cento. Sul loro sito attualmente non c'è traccia della notizia, sssssssssssssssttttttttttttt! è un segreto, ve lo dico io in anteprima, siete le prime a saperlo...
Inizieranno il 5 gennaio e dureranno almeno fino al 18. Collegatevi appena iniziano per poter mettere le mani su quello che vi piace di più. In particolare, nel corso di queste due settimane ci saranno offerte specialissime sugli stivali da donna.

Approfittiamo di un cambio favorevolissimo della sterlina per noi, gente dell'euro. Mai stata così bassa come ora.
Buono shopping!


Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

domenica 21 dicembre 2008

Neanche un po' di pietà

Ogni anno milioni di animali sono uccisi per l'industria dell'abbigliamento. L'85% delle pellicce, in particolare, proviene da quell'inferno sulla Terra che sono gli allevamenti di animali da pelliccia. In questi posti gli animali vivono tutta la loro vita confinati in piccole gabbie dove non possono muoversi se non di pochi passi intorno. Tutta la vita.

Gli allevatori, questi pregevoli professionisti (che il diavolo se li porti all'inferno, un inferno simile ai posti che gestiscono) usano naturalmente i modi più economici per uccidere le loro vittime.

Scelgono i metodi di abbattimento più beceri disponibili inclusa la rottura dell’osso del collo, il soffocamento, l’avvelenamento e l’elettrocuzione anale e vaginale. Molti animali vengono folgorati inserendo degli elettrodi nell’orifizio anale a 240 volt in modo da friggere il loro corpo all’interno onde evitare che la loro pelliccia si rovini. L’animale, di conseguenza, viene preso delle convulsioni, scosse e spesso si lamenta prima che accorra l’arresto cardiaco. Questi metodi così crudeli non sono sempre efficaci e talvolta gli animali rinvengono durante lo scuoiamento.

Donna Karan: Bunny Butcher


Più della metà delle pellicce proviene dalla Cina dove milioni di cani vengono bastonati, appesi e fatti dissanguare e talvolta vengono scuoiati vivi per la loro pelliccia. La pelliccia proveniente dalla Cina spesso non viene indicata nell’etichetta, quindi, qualora si indossi un capo contenete pelliccia non c’è modo di sapere che tipo di pelle si sta indossando.

Donna Karan conosce il prezzo pagato in sofferenze inflitte agli animali per ogni inserto di pelliccia cucito in un qualsiasi indumento come giacche, cappelli o borse ed in passato ha dichiarato che avrebbe smesso di usare pelliccia nelle proprie creazioni ma senza rispettare la promessa. La linea di Donna Karan ora contiene pelle di conigli morti.

Per ulteriori news sulla Karan e le sue malefatte:
http://www.donnakaranbunnybutcher.com/


Da un certo punto di vista, invidio chi riesce a comprare e a indossare pellicce e colli di pelliccia. Devono avere un cuore di pietra e questo è molto utile nella vita, si sa. Devono avere dei macigni.

Oggi, arrivando alla stazione Termini qui a Roma, come al solito tutte le mattine, mi sono guardata intorno e ho visto una tale quantità di giacche con colli di pelliccia come forse gli altri anni non avevo mai visto. Donne, uomini, bambini, tutti così macabramente abbigliati. Gente di tutte le età e di tutte le classi sociali. Sono sicura che non uno di questi fantasmi, gente senza testa e senza cuore, automi, ha idea di cosa sta indossando e la sofferenza immane che ha provocato per la propria stolida vanità.
A chi ne è consapevole, peraltro, non importa un granchè. E' dura, durissima convivere con questo genere di (dis)umanità.


lunedì 1 dicembre 2008

Parliamo di Zeila

La Vegan del mese di dicembre è Zeila. Qualcuno di voi l'avrà già incontrata attraverso il suo sito, ancora work in progress: Conosciamola insieme: poco più che trentenne, laureata in lingue, una grande passione: la moda.
Zeila d'altronde proviene da una famiglia di artisti: il nonno era scultore, lo zio scultore e pittore, la mamma e le sue sorelle hanno sempre amato dipingere. Lei disegna da quando ero piccola e i suoi dipinti ad olio sono stati esposti in alcune mostre a Dublino, dove ha vissuto per 5 anni. Ha iniziato a studiare fashion perchè ama disegnare e "creare nuove forme, sperimentare colori, dare vita ai sogni strambi e alle fantasie che mi passano per la testa".

A Dublino ha frequentato la Grafton Academy of dress designing (corso di pattern and dress making design, oltre ad un corso di portfolio). Ora, da Stoccolma dove vive da un anno, sta frequentando il corso on line di Milan fashion campus, manca solo l'esame finale, dopodichè si iscriverà ad un master di fashion.
Da quando vive a Stoccolma Zeila ha iniziato ad occuparsi anche di importazione di abbigliamento italiano in Scandinavia. L'occasione si è presentata subito come un modo per rimanere a contatto con l'ambiente, ma quando Zeila si è ritrovata davanti tutte quelle brochures da mostrare alle ditte svedesi c'è stato subito un intoppo...

Quei cataloghi mostravano pellicce, pelle, cuoio. Zeila non era ancora veg ma di fronte a tutte quelle modelle ricoperte di pelo animale, con la descrizione degli animali da cui provenivano (volpi, castori, scoiattoli, etc.) ha provato un senso di disagio, di straniamento, se li è sentiti addosso quegli animali, morti, pieni di sangue...

Fino ad allora non aveva mai associato la carne alla morte della mucca, come racconta lei:
"La mia mente selezionava solo la mucca, bella da vedere, e la carne buona da mangiare, ma non si soffermava mai al passaggio da mucca a carne, non mi sono mai soffermata a pensare al macello. Se io ho abbracciato la scelta vegana da adulta allora vuol dire che tante altre persone possono farlo, vuol dire che ci sono altre anime sensibili che necessitano solo di essere informate, di conoscere, di sapere come stanno le cose..."

E con la moda, come la mettiamo?
"Se si e' delle persone creative cosi come dovrebbero essere gli stilisti, il fatto di non usare animali non dovrebbe essere un ostacolo anzi, un motivo in piu per creare, sperimentare, dare vita a nuovi tessuti e forme, a un nuovo stile di vita. La mia idea e' quella di reinventare la moda, di portare avanti l'idea che sei una persona cool perche' ami e proteggi gli animali e non perche ti puoi permettere il cappottone di pelliccia.
Io vorrei capovolgere il concetto di tessuto pregiato. Si e' sempre parlato di seta, cashmere come di tessuti pregiati... ecco, io vorrei che i tessuti pregiati diventassero i tessuti high tech.
Chi oggi vuol mostrare che si puo' permetttere un determinato capo spende migliaia di euro per una borsa in pelle o un cappotto di renna e invece dovrebbe essere il contrario, dovrebbe dare l'esempio e scegliere materiali vegetali o sintetici.

Non si puo' nel 2008 essere trendy e sfoggiare capi che vengono dalla sofferenza degli animali, l'essere umano si sta evolvendo e allora siamo coerenti con questa evoluzione e pensiamo da esseri evoluti, non da primitivi.

L'opinione generale vede i vegani come dei monaci, come persone semplici,a cui non interessa andare vestiti bene. E' un po come con il cibo, si pensa che, perche si e' vegani, si debba mangiare solo pasta e pomodoro e non ci si possa permettere un certo lusso in cucina.
E invece in cucina i vegani di cose elaborate ne mangiano parecchie! e cosi vorrei che accadesse con la moda... Oggi tutti amano portare una maglietta firmata o con un brand conosciuto. A me piacerebbe diventare il brand dei vegani, una stilista che usa solo ed esclusivamente materiali non animali, senza tralasciare ovviamente l'attenzione al fair trade e alla moda quanto piu naturale possibile.
Penso che i vestiti siano uno strumento di comunicazione e se, un onnivoro vede una maglietta con su scritto veganfashion e si chiede cosa possa essere questa moda vegana...Beh, sarebbe un bel modo di far passare il messaggio vegan alla gente!"

Come poteva Zeila non essere una Vegan del Mese? Le auguriamo di proseguire nel suo percorso di ricerca e di lavoro, abbiamo bisogno di persone come lei.
Seguiremo i suoi lavori anche da questo blog. Zeila, rimani con noi.