Ah, e non dimenticate che con Stiletico potete avere tanti tanti sconti su tantissimi marchi e negozi on line. Ci acccorgiamo spesso che molti fanno acquisti senza sapere che è possibile ammortizzare le spese di spedizione con le promozioni a noi dedicate, ed è un vero peccato. Date la precedenza a questi shop-on-line, non ve ne pentirete. Noi siamo clienti fisse di molti di loro con grande soddisfazione nostra e della nostra carta di credito. Chiedete pure, se avete dubbi, e scrivetemi, non mancherò di consigliarvi secondo esperienza.
info, pensieri, ricerca per uno stile di vita cruelty-free
mercoledì 25 agosto 2010
Si riparte
Ah, e non dimenticate che con Stiletico potete avere tanti tanti sconti su tantissimi marchi e negozi on line. Ci acccorgiamo spesso che molti fanno acquisti senza sapere che è possibile ammortizzare le spese di spedizione con le promozioni a noi dedicate, ed è un vero peccato. Date la precedenza a questi shop-on-line, non ve ne pentirete. Noi siamo clienti fisse di molti di loro con grande soddisfazione nostra e della nostra carta di credito. Chiedete pure, se avete dubbi, e scrivetemi, non mancherò di consigliarvi secondo esperienza.
domenica 20 giugno 2010
La borsa di Brigitte
Ovviamente nessun animale sarà tormentato per produrre codesto accessorio di abbigliamento, ma sono in molti a lamentare il fatto che la Bardot non avrebbe dovuto lavorare con una ditta che da oltre cent'anni lavora pellami.
In realtà, è presumibile che ci sia proprio un intento di diffusione della cultura cruelty-free in questo approccio. Perchè non provare a tirare dalla nostra parte anche chi tradizionalmente produce merci "tradizionali"? quale miglior modo per indurli a riflettere (economicamente, si intende, non credo alle riflessioni etiche di un commerciante o un industriale non etico) sul fatto che esistano alternative valide, che si possono produrre oggetti chic, trendy e chi più ne ha più ne metta senza andare a toccare la pelle degli animali?
Io sono convinta che serva anche questo, perchè se anche in materia di abbigliamento & accessori il concetto di alternative possibili rimane confinato a noi che ci siamo già dentro, difficilmente raggiungerà un target di per sè disinteressato alle tematiche green. E se le comprassero solo per moda e non per intima convinzione etica? Tutto fa brodo, purchè giù le mani dagli animali, convinzioni o moda che sia.
fonte: http://www.ecorazzi.com/
mercoledì 19 maggio 2010
lunedì 15 febbraio 2010
Bio o non bio?
Il Financial Times Deutschland ha pubblicato il 22 gennaio - in contemporanea alla Fashion week di Berlino - un articolo che denunciava come cotone ogm prodotto in India fosse stato immesso nel mercato tedesco come "biologico" e commercializzato da aziende come C&A, H&M e la tedesca Tchibo.
Al momento non è affatto semplice provare le accuse, ma certamente sospetti di questa portata contribuiscono a generare molti dubbi sulle certificazioni e sulla reale qualità dei materiali in commercio.
Tra gli enti certificatori sospettati di aver certificato come biologico il cotone transgenico ci sono Ecocert e Control Union. Come recita la nostra fonte:
La "frode" sarebbe venuta alla luce lo scorso aprile 2009 dalla società di export indiana a partecipazione statale Apeda. Il direttore generale Sanjay Dave, citato nell'articolo, parla di una truffa "gigantesca". Sarebbero inoltre dozzine i villaggi rurali indiani coinvolti, con l'appoggio delle aziende di certificazione occidentali.
Aspettiamo sviluppi della vicenda.
fonte:http://it.greenplanet.net/lifestyle/moda/25788-che-scandalo-il-finto-cotone.html
domenica 17 gennaio 2010
Piuttosto alle ortiche
queste catene di negozi low cost come H&M? Io no, non me lo ero mai chiesta, lo confesso. Pensavo forse che finissero in qualche outlet ma a pensarci bene sono già così economici di loro questi capi di abbigliamento che, una volta passate anche le forche caudine dei saldi, andrebbero a costare più di mantenimento dei magazzini che di rivendita in altri store.Il New York Times ci racconta che H&M ha risolto il problema semplicemente distruggendo i vestiti invenduti. Ma siccome vogliono essere sicuri che una volta buttati via questi capi non vengano recuperati per essere indossati o rivenduti, cosa fanno? Li distruggono inserendoli in apposite macchine che li danneggiano in maniera irrecuperabile. Astuti, no?!
Ad esempio la filiale H&M della 34° Strada a New York concia per le feste l'invenduto e poi ripone il tutto in buste dell'immondizia che vengono piazzate fuori dall'edificio.
Non sarebbe più decente donare l'invenduto a qualche organizzazione che si occupa dei senza tetto? e N.Y. ne è piena, sia di organizzazioni che di poveracci...
H&M ora è nel mirino della stampa. Anche il Times se ne sta occupando e parla delle contraddizioni di questa azienda:
H&M, which is based in Sweden, has an executive in charge of corporate responsibility who leads the company’s sustainability efforts. On its Web site, H&M reports that to save paper, it has shrunk its shipping labels.
lunedì 16 novembre 2009
Con StilEtico spendi di meno!
Non starò qui a ripetermi, chi vuol saperne di più basta che faccia un giro tra i post sull'argomento.

Quello che mi premeva ricordarvi qui è che Stiletico è diventato in pochi mesi un vero punto di riferimento, non solo per chi come noi deve acquistare ma anche per i produttori. E per questo sono cominciate ad arrivare proposte di collaborazione, come ad esempio quelle dei negozi on line che trovate sulla sidebar di sinistra, i negozi amici di Stiletico che propongono sconti sui loro prodotti.
Troverete cosmetici, calzature, prodotti alimentari e shop on line come IVegan, NeonCollective, Mineralia, Charmonè, JingaShop, FeelGood. Altri se ne aggiungeranno, ci auguriamo.
Ricordo anzi in questa sede che siamo aperti a collaborazioni da parte di produttori e rivenditori di prodotti cruelty-free per iniziative di questo genere o tutte da inventare!
Io e le mie socie di StilEtico, ricordo anche questo, non guadagniamo nulla con questo sito. Abbiamo scelto di farci pagare la pubblicità tramite banner con sconti dedicati ai lettori, nient'altro. Tanto che i negozi, soprattutto quelli anglosassoni, si sono a volte stupiti di questo. Ma tant'è. Siamo idealiste, che ci possiamo fare.
Non disdegneremo in futuro di guadagnare, perchè no, e devolvere quanto ricavato alla causa animalista. Ma ora vogliamo farci conoscere dalle aziende e ci stiamo riuscendo. Questo è l'importante.
Quindi, niente più scuse, l'alternativa è possibile e con StilEtico ve lo dimostriamo ogni giorno!
P.S. Non solo noi del team di Stiletico non ci guadagniamo, ma anzi, a forza di scoprire nuovi negozi e nuovi prodotti siamo continuamente sottoposte a tentazione. E ogni tanto cadiamo nella nostra stessa rete. Non sempre è possibile resistere, soprattutto alle promozioni... Ci ritroveremo povere ma piene di scarpe, ombretti, biscotti alla canapa?!
venerdì 13 novembre 2009
Status Symbol per mentecatti
Come di consueto ve lo riporto per intero (e i grassetti sono miei):
BORSE, scarpe, stivali, cinture: mai più di coccodrillo. Al massimo resisterà il cinturino dell'orologio. Non è una vittoria degli animalisti ma il risultato della crisi. Il mercato del lusso boccheggia (non dappertutto però) e a risentirne sono gli oggetti in alligatore, status symbol per eccellenza. E anche un vero schiaffo alla miseria, a sbirciare il cartellino del prezzo, nella gara a esibire potere e denaro.
Hermès - lo ha annunciato l'amministratore delegato del gruppo Patrick Thomas al Reuters Global Luxury Summit - ha creato in Australia un proprio centro di riproduzione di alligatori in modo da poter stare dietro alla richiesta di borse per le quali ci sono spesso liste d'attesa lunghe mesi, se non addirittura un anno. Borse che, fatte a mano in edizioni particolari, possono arrivare a costare anche 35 mila euro l'una. "Ci vogliono dai tre ai quattro animali per fare una delle nostre borse, ma il mondo non pullula di coccodrilli, tranne nei listini di Borsa", ha ironizzato l'amministratore delegato.Intanto. la notizia non è nuova, avevamo parlato di Hermes anche qui diversi mesi fa. Poi, che pensare delle donnette per le quali pellicce e accessori in coccodrillo sono degli status symbol? già sento le risposte di alcuni dei miei lettori, irripetibili. E questi di Hermes? E Carla Bruni che ha annunciato che lei non indosserà pellicce e poi si fa dedicare una borsa in "purissimo coccodrillo naturale"? E il mondo della moda? Così futile, così superficiale, così vacuo, così idiota? Così pieno di imbecilli vanesi e pronti a tutto per denaro? E i miliardari che se la ridono della crisi e della sofferenza di altri esseri viventi (tra cui gli umani, non si diventa miliardari senza rubare, evadere le tasse, sfruttare i propri dipendenti, etc.etc.)?
martedì 25 agosto 2009
Vogue docet
Chi è più attento e consapevole rispetto alle questioni ambientali e animaliste sa già bene di che si tratta, ma è importante che se ne parli sempre di più e anche in ambienti più eterogenei, affinchè l'informazione arrivi sotto gli occhi di un sempre maggiore numero di persone. Molti non sanno e quando infine vengono informati prendono decisioni importanti.

lunedì 20 luglio 2009
Borsette e donnette
La casa di moda Hermes ha recentemente annunciato di aver creato dei propri allevamenti di coccodrilli per venire incontro alla domanda di borse prodotte dalla loro azienda in questo tipo di materiale. No, non avete letto male, non è uno scherzo.

Un portavoce di Hermes, Patrick Thomas, ha rilasciato le seguenti parole all'agenzia di stampa Reuters: “Stiamo allevando coccodrilli nelle nostre fattorie, principalmente in Australia. Non riuscivamo a rispondere adeguatamente alla richiesta massiccia di borse in coccodrillo. Hermes produce già al momento circa 3.000 borse ogni anno, ma la richiesta è maggiore”.
Per produrre una borsa possono essere necessari dai 3 ai 4 coccodrilli. Fate un po' voi i conti. Tutto questo per fornire borsette e affini a donnette senza coscienza, frustrate dal non essere nulla e dal possedere tutto. Donne senza spessore, senza ragione, superficiali e vacue, il cui significato su questa terra è pari a quello di questa penna biro, qui, vicino alla mia tastiera.
Direi solo parolacce, quindi ogni altro commento lo tengo per me. Chi mi conosce immaginerà senza dubbio alcuno quello che mi passa per la testa. Eviterò le imprecazioni. Silenzio.
Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com
mercoledì 29 aprile 2009
Occasioni da Nimli
Più che un blog, quasi uno shopping centre per chi vuole prodotti cruelty-free e che ha dimestichezza con gli acquisti on line. Chi non è pratico può comunque chiedere tutti i consigli e le dritte per districarsi in questo mondo. Siamo a disposizione.
Oggi però vi segnalo anche qui qualche occasione davvero imperdibile. Voglio essere buona, non voglio approfittarne da sola, mi sentirei in colpa...! Date uno sguardo e magari qualcosa di interessante lo troverete.

Presto, accorrete su www.nimli.com!
Nimli è un negozio on line americano dove trovare calzature, abbigliamento, accessori, prodotti di bellezza, e molto altro, secondo la filosofia del natural, organic & green lifestyle.
Il bello è che se prima di andare su questo negozio on line passate prima da http://www.whiteapricot.com/, troverete dei vouchers con degli sconti da applicare a vari negozi on line di abbigliamento e calzature etici, tra cui proprio Nimli. Dunque, questi stivali, tra saldo del negozio, sconto tratto dal voucher su http://www.whiteapricot.com/ e spese postali, mi sono costati 47 dollari circa, ovvero più o meno 36 euro. Capirete come non fosse possibile per me resistere al canto delle sirene...
Ancora di Neuaura trovate in saldissimo anche queste ballerine in versione rossa o nera, passate da 89 a 25 dollari e ancora disponibili in moltissimi numeri.

E, sempre della stessa marca, anche queste Lolita a un prezzo ancora più basso (da 74 a 22 dollari), in tre varianti di colore: nero, grigio e marrone.
Per non parlare di queste, disponibili in viola e nero, che su altri siti on line sono ancora a prezzo pieno, mentre qui sono addirittura a 25 dollari (da 79 che erano). Classiche ma con un tocco di originalità. Immaginatele indossate con delle calze colorate o semplicemente nere per una versione più elegante!Se qualcosa non vi è chiaro sulla questione voucher e sconti, sono naturalmente a vostra disposizione.
Accorrete, donne, accorrete....
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venerdì 10 aprile 2009
Style, naturally
La presentazione del libro è avvenuta qualche settimana fa a N.Y. nel negozio di Stella McCartney nel corso di un evento moooolto mondano. Naturalmente la pubblicazione è stampata su carta riciclata con inchiostri a base vegetale, questo va da sè.
Alla presentazione erano presenti anche rappresentanti di marche come L’Oréal, Donna Karan, Ann Taylor, H&M, Gucci... Sembra che comincino ad essere interessati anche loro e noi ce lo auguriamo vivamente.
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lunedì 6 aprile 2009
Applausi alla Benetton

Una new-entry tra le aziende di abbigliamento e gli stilisti che produrranno capi fur-free, ovvero che non utilizzeranno più pelliccie di animali nelle loro collezioni: l'italica Benetton! Questa presa di posizione (finalmente!) pone la Benetton nel gruppo sempre più nutrito di giganti della moda che comprende Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Gap Inc., etc.etc. Un bel club a cui appartenere.
Un potente mesaggio dato da un marchio influente per dire che nella moda la crudeltà non deve avere nessun posto, che si può evitare, che si può essere trendy senza avere nessuno sulla coscienza. Dalla collezione primavera-estate 2010 le collezioni saranno tutte fur-free. Bravi, sceglieremo voi per i nostri acquisti.
giovedì 26 marzo 2009
Etico, con stile
Per chi, come noi, non vuole davvero più incidere sul commercio poco etico di materiali di derivazione animale e allo stesso tempo vuole comprare prodotti che non abbiano comportato condizioni inappropriate di lavoro per operai e artigiani, le informazioni non sono mai abbastanza.
Non è facile districarsi nella giungla delle etichette, spesso poco chiare. Non solo. Qui in Italia, a differenza che nel mondo anglosassone (soprattutto Regno Unito e USA), sono ancora davvero in pochi a vendere prodotti cruelty free. Spesso è più semplice comprare on line da negozi reali e/o virtuali a New York che non qui da noi.
In StilEtico vengono raccolte tutte le informazioni utili proprio a questo scopo: le marche, i negozi, le modalità di acquisto, e soprattutto le recensioni delle scarpe acquistate, in Italia e all’estero, proprio per agevolare chi non si fida dello shopping... senza toccare e senza provare. E ancora informazioni e consigli per gli acquisti: come calzano i numeri di certe marche, se il rapporto qualità-prezzo è davvero ok e altro ancora. Ovviamente non solo scarpe acquistate on line ma anche in negozi su strada.
In particolare si parla di calzature, perchè sono l'oggetto del desiderio (soprattutto femminile) più difficile da trovare nella versione "etica", ma ogni tipo di segnalazione inerente l'abbigliamento ecosostenibile e senza crudeltà è benvenuta. E' importante che tutti collaborino inviando segnalazioni, perché condividere questo tipo di informazioni renderà tutto più semplice a chi ha intenzione di fare acquisti.
Last but not least…Proprio perchè comprare on line può comportare inconvenienti come un numero che non calza come vorremmo o una forma di scarpa che non ci sta bene, su StilEtico è possibile anche mettere un annuncio e rivendere le calzature che avete appena comprato, magari a persone nella vostra stessa città o nella stessa zona, in modo che non ci siano problemi al momento della vendita.
giovedì 19 febbraio 2009
Prima o poi doveva capitare

Un paio di settimane fa ho comprato questi sandali che vedete qui a lato nella versione black, in superofferta ma che ora sono tornati a prezzo pieno (34,26 sterline). Comprese le spese di spedizione, il prezzo era veramente conveniente.
Sono arrivati dopo 4-5 giorni, tra l'altro il negozio è serissimo per tutto ciò che riguarda la procedura di spedizione: vieni informato passo passo via mail dei passaggi di lavorazione dell'ordine e quidi dell'invio.Il problema è che i sandali sono del tutto immettibili perchè la chiusura alla caviglia è costituita da un bottoncino automatico di pessima fattura che resiste chiuso per quei due nanosecondi dopo che l'hai chiuso per poi riaprirsi neanche il tempo di alzarsi in piedi.
Rimandarli indietro non conviene, visto il prezzo d'occasione che ho pagato, ergo appena possibile faccio un salto dal mio calzolaio di fiducia e vediamo se può rimediare in qualche modo. Ovviamente ho scritto il tutto al negozio e aspetto quantomeno le loro scuse, se non un buono sconto per il prossimo acquisto (inguaribile ottimistona che sono!).
Conclusione. A chi venisse voglia di acquistare questi sandali, adesso a prezzo intero ma sempre piuttosto a buon mercato, dico: lasciate perdere. Peccato perchè sono molto carini e il numero è perfetto. Ma mancano della qualità fondamentale di un paio di scarpe: non rimangono attaccate ai piedi.
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mercoledì 11 febbraio 2009
A me i ferri (Good-bye, cruel wool!)

Naturalmente, questi prodotti non sono cruelty-free solo per quanto riguarda gli animali. La preferenza è sempre data a materiali prodotti da gruppi di artigiani, come quello che ha sede a Lima in Perù dove c'è un'attenzione particolare all'equità dei salari e alle condizioni di lavoro delle donne impiegate nella lavorazione. Quindi niente colori tossici, niente orario di lavoro senza regole & co.

Oppure la Soy Silk, ricavata dalle proteine della soia, anche questa una risorsa rinnovabile. Il filato è morbido come seta ma caldo come il cashmere. Fu addirittura Henry Ford ad avere per primo l'idea della seta di soia negli anni 40, ma poi ebbero la meglio in quegli anni altre fibre come il Rayon e il Naylon e non se ne parlò più per decenni. Ora invece la Soy Silk viene prodotta in colori fantastici e i risultati sono straordinari: immaginate....le virtù della seta e del cashmere, ma senza danneggiare gli animali e l'ambiente!Aspettiamo sempre di vedere disponibili questi materiali anche nel nostro Paese. Se qualche negoziante mi legge: pensateci, sono belli, sono nuovi, sono eco... Fateci venire di nuovo voglia di sferruzzare, e non sempre le solite cose!
P.S. Per chi non sa ancora come vengono prodotte lana e seta, ne abbiamo già parlato in un altro post.
sabato 31 gennaio 2009
Imperdibili

Ulteriori ribassi su scarpe e sandali. Ad esempio, questi - che esistono in versione argento o nera - sono passati da 75 dollari a 29 e infine da un paio di giorni a 19,99, ovvero 15 euro!!!
Io li ho comprati qualche mese fa al prezzo...mediano, ma ora sono davvero imperdibili. Sono bellissimi e comodi ed eleganti. La misura è perfettamente...calzante: se portate il 38 è il 38, non ci si sbaglia. E della marca di scarpe veg migliore in assoluto tra quelle da me testate, la Novacas.
Anche con le spese postali si arriva al max intorno ai 30 euro e se ne comprate più di un paio, per voi o tra amiche, le spese si ammortizzano.
Beh, ve l'ho detto, fate voi.
P.S. Se qualcuna di voi ha problemi con la lingua inglese, sono qui a disposizione.
Per una guida agli acquisti cruelty-free:
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lunedì 5 gennaio 2009
Consigli per gli acquisti
Vantaggio del comprare in negozi stranieri, a mio avviso, è il prezzo in genere più basso, modelli più attuali e sfiziosi, più possibilità di scelta. Oltretutto dollaro e sterlina sono al momento molto convenienti per noi per cui anche conteggiando le spese postali si ottiene tutto sommato un prezzo sempre piuttosto abbordabile.
Io ho fatto degli acquisti on line di scarpe e vi volevo dare qualche dritta, in modo che l'esperienza serva almeno a qualche altro eventuale acquirente.

Ad esempio, vedo che sono ancora in vendita su www.bboheme.com/ un paio di sneakers che ho comprato questa primavera. Sono in canapa bio (organic hemp). Al momento vengono vendute solo nella versione marrone chiaro, io le ho prese color kaki. Sono molto comode, belle da vedere e la taglia 38 in questo caso è perfettamente congrua. Se volete acquistarle, potete ordinare esattamente il vostro numero perchè calzano alla
perfezione.Non è così per altri modelli. Ad esempio, se vi piacciono queste ballerine in vernice nera, sarà meglio che ordiniate un numero in più, calzano davvero poco, piuttosto è meglio rischiare di mettere una suoletta supplementare.
le avevo acquistate, sono davvero particolari con quella zeppa di forma insolita) e il numero 38 può andare bene per chi porta questo numero ma ha un piede "stretto", insomma non vanno bene per chi ha la pianta larga. In quel caso, sarà meglio forse un numero in più e magari una suoletta.L'altro giorno un mio carissimo amico che vive a Brigthon, in Inghilterra, mi ha portato un paio di stivaletti presi al negozio di Vegetarian Shoes Uk.

Beh, lui ci va a piedi, niente acquisti on line... In più c'erano già i saldi da qualche giorno, per cui con circa 52 euro e senza spese postali me la sono cavata. Lo scrivono anche alla pagina in cui vengono venduti e ve lo confermo: prendete sempre un numero in più. Io mi sono fatta portare il 39 e appena messi mi sembravano anche un po' piccoli, poi portandoli un po' si sono assestati e mi vanno bene. Se portate un 38 e mezzo, non esitate a prendere un 40, sono veramente misure molto piccole. Per quanto riguarda la qualità, sono incredibilmente comodi e più belli addosso sotto un paio di jeans che non a vederli così. Nuovi infatti sono quasi troppo perfetti mentre dopo una giornata di giri in città hanno fatto le classiche pieghe delle scarpe di cuoio, rendendoli meno rigidi e più belli.
Per ora è tutto. Se qualcuno dei miei lettori ha esperienze di questo tipo da condividere, ben vengano. Evitiamo di far comprare scarpe immettibili per misura o per qualità. Aspetto vostre news.
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sabato 3 gennaio 2009
Iniziano i saldi!
Inizieranno il 5 gennaio e dureranno almeno fino al 18. Collegatevi appena iniziano per poter mettere le mani su quello che vi piace di più. In particolare, nel corso di queste due settimane ci saranno offerte specialissime sugli stivali da donna.
Buono shopping!
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domenica 21 dicembre 2008
Neanche un po' di pietà
Gli allevatori, questi pregevoli professionisti (che il diavolo se li porti all'inferno, un inferno simile ai posti che gestiscono) usano naturalmente i modi più economici per uccidere le loro vittime.
Scelgono i metodi di abbattimento più beceri disponibili inclusa la rottura dell’osso del collo, il soffocamento, l’avvelenamento e l’elettrocuzione anale e vaginale. Molti animali vengono folgorati inserendo degli elettrodi nell’orifizio anale a 240 volt in modo da friggere il loro corpo all’interno onde evitare che la loro pelliccia si rovini. L’animale, di conseguenza, viene preso delle convulsioni, scosse e spesso si lamenta prima che accorra l’arresto cardiaco. Questi metodi così crudeli non sono sempre efficaci e talvolta gli animali rinvengono durante lo scuoiamento.
Donna Karan conosce il prezzo pagato in sofferenze inflitte agli animali per ogni inserto di pelliccia cucito in un qualsiasi indumento come giacche, cappelli o borse ed in passato ha dichiarato che avrebbe smesso di usare pelliccia nelle proprie creazioni ma senza rispettare la promessa. La linea di Donna Karan ora contiene pelle di conigli morti.
Per ulteriori news sulla Karan e le sue malefatte:
http://www.donnakaranbunnybutcher.com/
Da un certo punto di vista, invidio chi riesce a comprare e a indossare pellicce e colli di pelliccia. Devono avere un cuore di pietra e questo è molto utile nella vita, si sa. Devono avere dei macigni.
Oggi, arrivando alla stazione Termini qui a Roma, come al solito tutte le mattine, mi sono guardata intorno e ho visto una tale quantità di giacche con colli di pelliccia come forse gli altri anni non avevo mai visto. Donne, uomini, bambini, tutti così macabramente abbigliati. Gente di tutte le età e di tutte le classi sociali. Sono sicura che non uno di questi fantasmi, gente senza testa e senza cuore, automi, ha idea di cosa sta indossando e la sofferenza immane che ha provocato per la propria stolida vanità.
A chi ne è consapevole, peraltro, non importa un granchè. E' dura, durissima convivere con questo genere di (dis)umanità.
lunedì 1 dicembre 2008
Parliamo di Zeila
Conosciamola insieme: poco più che trentenne, laureata in lingue, una grande passione: la moda.Zeila d'altronde proviene da una famiglia di artisti: il nonno era scultore, lo zio scultore e pittore, la mamma e le sue sorelle hanno sempre amato dipingere. Lei disegna da quando ero piccola e i suoi dipinti ad olio sono stati esposti in alcune mostre a Dublino, dove ha vissuto per 5 anni. Ha iniziato a studiare fashion perchè ama disegnare e "creare nuove forme, sperimentare colori, dare vita ai sogni strambi e alle fantasie che mi passano per la testa".
making design, oltre ad un corso di portfolio). Ora, da Stoccolma dove vive da un anno, sta frequentando il corso on line di Milan fashion campus, manca solo l'esame finale, dopodichè si iscriverà ad un master di fashion.Da quando vive a Stoccolma Zeila ha iniziato ad occuparsi anche di importazione di abbigliamento italiano in Scandinavia. L'occasione si è presentata subito come un modo per rimanere a contatto con l'ambiente, ma quando Zeila si è ritrovata davanti tutte quelle brochures da mostrare alle ditte svedesi c'è stato subito un intoppo...
Quei cataloghi mostravano pellicce, pelle, cuoio. Zeila non era ancora veg ma di fronte a tutte quelle modelle ricoperte di pelo animale, con la descrizione degli animali da cui provenivano (volpi, castori, scoiattoli, etc.) ha provato un senso di disagio, di straniamento, se li è sentiti addosso quegli animali, morti, pieni di sangue...
"La mia mente selezionava solo la mucca, bella da vedere, e la carne buona da mangiare, ma non si soffermava mai al passaggio da mucca a carne, non mi sono mai soffermata a pensare al macello. Se io ho abbracciato la scelta vegana da adulta allora vuol dire che tante altre persone possono farlo, vuol dire che ci sono altre anime sensibili che necessitano solo di essere informate, di conoscere, di sapere come stanno le cose..."
E con la moda, come la mettiamo?
Io vorrei capovolgere il concetto di tessuto pregiato. Si e' sempre parlato di seta, cashmere come di tessuti pregiati... ecco, io vorrei che i tessuti pregiati diventassero i tessuti high tech.
Chi oggi vuol mostrare che si puo' permetttere un determinato capo spende migliaia di euro per una borsa in pelle o un cappotto di renna e invece dovrebbe essere il contrario, dovrebbe dare l'esempio e scegliere materiali vegetali o sintetici.
L'opinione generale vede i vegani come dei monaci, come persone semplici,a cui non interessa andare vestiti bene. E' un po come con il cibo, si pensa che, perche si e' vegani, si debba mangiare solo pasta e pomodoro e non ci si possa permettere un certo lusso in cucina.
E invece in cucina i vegani di cose elaborate ne mangiano parecchie! e cosi vorrei che accadesse con la moda... Oggi tutti amano portare una maglietta firmata o con un brand conosciuto. A me piacerebbe diventare il brand dei vegani, una stilista che usa solo ed esclusivamente materiali non animali, senza tralasciare ovviamente l'attenzione al fair trade e alla moda quanto piu naturale possibile.
Penso che i vestiti siano uno strumento di comunicazione e se, un onnivoro vede una maglietta con su scritto veganfashion e si chiede cosa possa essere questa moda vegana...Beh, sarebbe un bel modo di far passare il messaggio vegan alla gente!"
Come poteva Zeila non essere una Vegan del Mese? Le auguriamo di proseguire nel suo percorso di ricerca e di lavoro, abbiamo bisogno di persone come lei.
Seguiremo i suoi lavori anche da questo blog. Zeila, rimani con noi.






