domenica 30 gennaio 2011

Ci pensiamo


Anche oggi, come già successo in passato, vi propongo uno scritto di Franco Libero Manco, instancabile divulgatore e persona profonda e sensibile, come spunto di riflessione e - perchè no? - come spunto di risposta a chi si sente rivolgere questa affermazione. Spero che vi piaccia e che vi ci riconosciate.


MA PENSATE AI BAMBINI!”
Franco Libero Manco

            “Ma pensate ai bambini”. Questo è ciò che dicono alcune persone quando noi vegetariani-animalisti cerchiamo di sensibilizzare la gente nei confronti dell’universo animali tormentati in vario modo dagli esseri umani, che è come dire “Non mi interesso di animali perché ritengo prioritario interessarsi dei problemi umani”; come se il primo interesse escludesse automaticamente il secondo. Ma in genere coloro che sostengono questa tesi sono proprio coloro che non danno il loro contributo né a favore degli animali né degli esseri umani. Come se noi non ci interessassimo anche dei problemi della nostra specie; come se noi dissipassimo le nostre risorse umane solo a beneficio degli animali; come se non fosse possibile (quanto auspicabile) interessarsi degli uni e degli altri. Anzi proprio in questo la nostra filosofia di vita dimostra il suo valore sociale la sua grandezza morale. Noi ci interessiamo di animali perché consapevoli che solo da una nuova coscienza umana aperta a tutelare il più debole può nascere quella sensibilità e quel senso di giustizia capace di aprirsi alla tutela dei bambini e quindi degli umani. La causa della violenza e dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli animali è la medesima che genera violenza, miseria, malattie, e fame nel mondo.

             Forse che i più grandi personaggi della storia, che hanno chiesto amore e rispetto per gli animali, del calibro di S. Francesco, Schweitzer, Leonardo, Pitagora, Capitini, Shopenhauer, Gandhi, Einstein,  ecc. hanno in qualche modo trascurato di interessarsi degli umani?

        
  La nostra dedizione infastidisce forse per la recondita paura di dare agli animali quella dignità da millenni negata e assurdamente ritenuta prerogativa degli umani? Ma che cosa fa ritenere più importante i problemi umani dal problema animali? La nostra etica ci impone di muoverci in aiuto non in base alla specie di appartenenza ma alla gravita dell’ingiustizia subita e del dolore della vittima. Ognuno aderisce ad una causa a seconda della sua visione delle cose e della sensibilità della sua coscienza. Diversamente non avrebbero motivo di esistere tutti gli organismi di volontariato che non operano a diretta difesa degli umani. La logica delle priorità relegherebbe il problema animale alla risoluzione di tutti i problemi umani, cioè mai.

            Ci interessiamo di animali perché sono le vittime dirette della malvagità umana, anche da parte di coloro che sono impegnati a favore del diritto, della giustizia e della pace;
            ci interessiamo di animali perché non si tratta di difendere una sparuta minoranza di esseri senzienti ma miliardi di creature da millenni brutalizzate in vario modo da una minima parte della creazione più agguerrita e crudele;
            perché non si tratta di lottare per ottenere una riduzione delle ore lavorative o di avere un aumento di salario ma per fermar il massacro sistematico di proporzioni apocalittiche nei confronti del 99,9% della creazione (1600 anime AL SECONDO);
            ci interessiamo di animali perché c’è già un esercito di persone che si interessa a tutto campo a favore degli umani;
            perché gli animali non hanno voce per gridare al mondo il loro dolore e l’ingiustizia che subiscono;
            perché gli esseri umani possono in qualche modo comprendere il motivo del loro dolore, ma l’animale non sa giustificare le cause della sua sofferenza e della sua condanna alla tortura o alla morte;
            perché se l’essere umano qualche volta è innocente l’animale lo è sempre;
            perché l’animale è la parte più pura e incontaminata della Creazione;
            perché è come difendere una razza schiava e senza diritti, senza sindacati, avvocati, Dei benigni o Santi in Paradiso in balia di una razza tirannica e crudele. Gli animali non hanno che noi, per questo ci interessiamo di animali.


venerdì 28 gennaio 2011

Somiglianze






Trad.: E' vero. Le persone davvero assomigliano ai loro animali domestici
E lei ha una tarantola?



fonte:http://bizarrocomic.blogspot.com/

martedì 25 gennaio 2011

Omega3, non solo pesce

Ricevo e trasmetto. Le buone notizie vanno diffuse...



L'assunzione di omega 3 e' piu' efficiente se questi provengono dai vegetali, lo dimostra un nuovo studio.
Una buona notizia per vegetariani e vegani - e per i nostri mari - giunge da una recente ricerca medico-scientifica condotta alla fine dell'anno scorso in Gran Bretagna e i cui risultati sono stati resi noti in un articolo apparso di recente sull'American Journal of Clinical Nutrition.

Vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie necessità di acidi grassi essenziali omega-3 a lunga catena (presenti nel pesce) ricavandoli dagli acidi grassi omega-3 vegetali, quindi senza dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. Tali grassi sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici.
E' già noto da tempo come gli omega-3 si possano ricavare molto più facilmente da fonti vegetali, come noci, semi di lino e olio di semi di lino, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di quanto si crede), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio quella vegetale.
Il Dr Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14.422 uomini e donne dai 39 ai 78 anni all'interno dello studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e successivamente hanno selezionato 4.902 soggetti nei quali erano stati misurati i livelli plasmatici dei PUFAs (polyunsantured fatty acids: acidi polinsaturi, cioè omega-3 e omega-6).

L'acido alfa-linolenico ALA (precursore degli acidi grassi omega-3 a lunga catena) una volta introdotto nel nostro organismo con l'alimentazione, viene metabolizzato e trasformato in EPA e DHA, entrambi votati a alle fondamentali funzioni organiche quali la formazione delle membrane cellulari, lo sviluppo e il funzionamento del cervello e del sistema nervoso periferico, la produzione di eicosanoidi che regolano la pressione arteriosa, la risposta immunitaria ed infiammatoria.

Lo studio ha mostrato come, a fronte di una minore introduzione di omega-3 attraverso la dieta tipica dei vegetariani/vegani, se paragonata a chi consuma pesce in quantità (con una percentuale che va dal 57% all'80 % di differenza), i livelli di EPA e DHA sono risultati essere pressoché uguali nei due gruppi di campioni studiati.
Ci sarebbe dunque - spiegano i ricercatori - una "efficienza di conversione" in acidi grassi omega-3 a lunga catena significativamente maggiore nei vegetariani/vegani rispetto a coloro che consumano pesce.

E' un dato importante che, oltre al significato etico, getta una luce positiva anche sul futuro delle specie marine selvatiche che, pericolosamente depauperate, sono destinate ad estinguersi. L'EPIC rappresenta il più vasto studio di popolazione condotto sui livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA e, se questi risultati saranno supportati da ulteriori studi, cambieranno le raccomandazioni per la Salute pubblica, il che avrà un effetto positivo anche sulla preservazione delle specie marine.




Fonte:
Ailsa A Welch, Subodha Shakya-Shrestha, Marleen AH Lentjes, Nicholas J Wareham, Kay-Tee Khaw, "Dietary intake and status of n-3 polyunsaturated fatty acids in a population of fish-eating and non-fish-eating meat-eaters, vegetarians, and vegans and the precursor-product ratio of alpha-linolenic acid to long-chain n-3 polyunsaturated fatty acids: results from the EPIC-Norfolk cohort", American Journal of Clinical Nutrition November 2010, Volume 92, Number 5, Pages 1040-1051, doi:10.3945/ajcn.2010.29457


venerdì 21 gennaio 2011

Interpretazioni



Senti un po', amico, qui lo dice specificatamente: Tu non ucciderai. Secondo me questo non lascia molto spazio ad altre interpretazioni.*

* [trad. non letterale]

mercoledì 19 gennaio 2011

Sempre bugie



Io non la sopporto più la pubblicità dello yogurt con l'acidophilus actiregularis. Sono anni che mi ci arrovello. Soprattutto sulla garanzia soddisfatti o rimborsati, che se dopo 15 giorni non vai al bagno ti ridanno i soldi (e ti ricoverano in ospedale per blocco intestinale). Ma ormai è entrato il concetto nella zucca del consumatore: la Danone è buona, vuole che il nostro intestino sia regolare e ultimamente ci offre anche tanto calcio in più, oltre ad abbassarci il colesterolo (!).
E la gente se la beve tutta, fino in fondo. Che rabbia. Ma dove hanno la testa? Possibile credere a tutto quello che dice la tv? Ma come si fa? Prenderei a testate il muro....

Comunque, la Associated Press (agenzia stampa statunitense) ha riportato il 15 dicembre 2010 questa storiella edificante sulle fandonie diffuse dalle pubblicità Danone:
 
Dannon Co. Inc. has agreed pay $21 million and drop some health claims for its Activia yogurt and DanActive dairy drink under pressure from state and federal regulators. The food company has claimed in its marketing its Activia yogurt helps relieve irregularity and that its DanActive drink helps people avoid catching colds or the flu. The Federal Trade Commission says Wednesday there is not enough evidence to back those claims. It says it has reached a settlement with the company that prohibits it from making such claims unless they are approved by the FDA.


Che poi l'acidophilus aggiunto allo yogurt non è assorbibile dal corpo umano. Non funziona.  Ma i managers della compagnia hanno capito che quel tipo di pubblicità fa breccia nei consumatori e continuano a dire stupidaggini.

La stessa fondazione Danone pubblica una newsletter che magnifica le virtù dei propri prodotti. Ecco un  estratto tratto proprio da  questa pubblicazione:

In the mid-1980's acidophilus was first suggested to have health benefits for humans. Acidophilus occurs naturally in the gastrointestinal tract but tends to grow slowly when added to milk (yogurt), leading to the risk of undesirable organisms. There is no direct proof and no consensus among researchers on whether or not added acidophilus in yogurt adheres to or colonizes in the intestines. Few human studies have been performed. A recent study reported that yogurt did not alter immunoglobulin secretions. These results show no health benefits from yogurt consumption. 

Perfino la Danone è costretta ad ammetterlo!!!
Insomma, cos'è esattamente questo benedetto yogurt? Non è altro che un delizioso snack a base di gelatina, amido, aromi, colla  e naturalmente pus e ormoni. I geni del marketing sono riusciti a convincere i consumatori con una serie di brillanti escamotage che questo alimento non può mancare in una dieta sana. Basta guardare lo spazio dedicato agli yogurt nei supermercati: interi corridoi con scaffali frigo ricolmi di ogni sorta di pastrugno, da mangiare, da bere, da ciucciare.
Sano?! Boh.





fonte: http://www.notmilk.com

lunedì 17 gennaio 2011

Diventar belli

Volete diventare, se possibile, più belli? Mangiate più frutta e verdura, dice uno studio da poco realizzato nel Regno Unito.
I ricercatori dell'Università di Nottingham hanno somministrato cinque porzioni in più di frutta e verdura al giorno per due mesi ad alcuni studenti. Dopodichè, hanno esaminato le loro fotografie prima e dopo: in seguito ai due mesi di alimentazione green, la pelle mostrava una diversa pigmentazione e in sostanza i volti risultavano più "belli", più attraenti.
.
The face in the middle shows the woman's natural colour. The face on the left shows the effect of sun tanning, while the face on the right shows the effect of eating more carotenoids. Image courtesy of Dr Ian Stephens

Ecco cosa riporta il responsabile della ricerca:

Eating five more portions [of fruit and veg] ups your carotenoid levels giving your skin golden tones. Carotenoids are antioxidants which soak up damaging compounds that the skin encounters in daily life. In humans, the more red and yellow tones found in the skin, the more attractive the people were found to be.

Quindi, lasciate perdere lampade abbronzanti di sicura dannosità o autoabbronzanti di dubbia efficacia, aumentate la quota di vegetali nella vostra alimentazione e avrete in breve un aspetto sano, un colorito radioso e non avrete bisogno di aspettare l'estate....




fonte: http://news.bbc.co.uk/local/nottingham/hi/people_and_places/newsid_9358000/9358273.stm

giovedì 13 gennaio 2011

Ingombro


Negli States l'epidemia di obesità non smette di espandersi a macchia d'olio. Si allargano le taglie delle t-shirt e dei jeans, si allargano i sedili degli aerei (o se ne prendono due per una persona, affinchè possa entrarci), e si allargano anche le bare.

Ma ci avete mai pensato dove vanno a infilare quei ciccioni che vediamo circolare in America, se non direttamente almeno visti in tv? Mica facile smaltirli, neanche dopo morti. Gente di 200 chili e oltre, non è uno scherzetto. Secondo i Centre for Desease Control and Prevention, circa un terzo degli americani è obeso. Tra i bambini e gli adolescenti la quota si attesta intorno al  17%, circa tre volte tanto che la generazione precedente.
Keith Davis, proprietario della Goliath Caskets, ha pensato anche a questo e, come recita il suo sito web, "serves the oversize casket needs of bigger people". I suoi affari sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi vent'anni. Fa affari d'oro. Prima era un problema, ora la Goliath lo risolve.
Anche la misura standard è comunque cresciuta di dimensioni, passando dai 24 ai 27 pollici circa 15 anni fa, quando la stazza media della gente era andata modificandosi ad abudantiam. Così come vent'anni fa al massimo si arrivava a 36 pollici di larghezza, mentre oggi non è raro doverne costruire con misure intorno ai 52, per persone di 300 chili e più.
Ma non ci sono solo commercianti specializzati in misure oversize, ormai anche i normali rivenditori per pompe funebri hanno l'opzione "large", per persone che non rientrano nelle misure standard.
Tim Calderon, proprietario della Casket Connection a San Antonio, Texas, sta facendo affari d'oro con le bare extralarge. Ecco cosa dice in una intervista:
"Now, I'd say probably every 10th call is someone who needs an oversize casket. And even some of our oversize caskets aren't big enough to accommodate the person. A lot of companies are moving in that direction. We have to or we'd be losing about 10 percent of our income."
Anche se i costi non sono molto differenti dalla norma, quello che fa andar su il prezzo dell'intera faccenda sono le spese addizionali che vanno dal trasporto a tutto il resto. Con quel genere di peso, ogni mossa diventa un problema. E' chiaro che una bara di quelle dimensioni non può entrare in un normale carro funebre, quindi la creatività della Casket Connection è chiamata ogni volta a trovare soluzioni pratiche. Per non dire dello spazio al cimitero, uno  non basta, in questi casi ne vanno acquistati due. E sono altre spese.

E' la società dell'abbondanza.



fonte: http://abcnews.go.com/Health/obesity-grows-alongside-oversized-casket-demand/story?id=12531885&page=2

mercoledì 12 gennaio 2011

Solitudine, ovvero Ho visto cose che...

Tante persone stanno diventando vegan. Me ne accorgo dalle new entries su Facebook, ad esempio, e anche dalla frequentazione di qualche forum. Ne sono lieta.
Una cosa però mi preoccupa. Vedo tanta gente che sembra aver bisogno di una guida, di un "Maestro", e non tanto per le informazioni pratiche che tutti noi, da quando diventiamo vegan in poi, abbiamo voglia di scambiarci, ma proprio di una sorta di "guru" in cui credere. Ho letto con i miei occhi di vegan che chiamano Maestro qualcuno evidentemente - ai loro occhi - da seguire. A me già il termine fa rabbrividire.

Allo stesso tempo, aumentano quelle che io chiamo le prese per i fondelli. Accecata dalla parola "vegan" come fosse verbo divino, si annebbia la vista di folle piccole ma plaudenti ad ogni apparizione della suddetta parola, anche senza verificarne la reale valenza. 
Ho visto peperoncini e mandorle certificati come "vegan", come se non fosse naturale che lo siano, e gente soddisfatta a saperlo, come a dire: ora posso comprare quel peperoncino con tranquillità. In una cena poi, magari ci rimangono male magari se prepari due penne all'arrabbiata, no, ci deve essere qualcosa di "vegan" (ma che? il tofu?).

Ancora, aumenta, come è normale, la gente che vuol far denari su questa gallina dalle uova d'oro (mi si perdoni il paradosso), puntando all'ingenuità di chi si avvicina a questo mondo da poco ed è pronto a credere a qualunque cosa, purchè - e ci risiamo - definita vegan. La parola magica. Come scrive la mia amica Pamela, si potrebbe definire vegan anche la torre di Pisa, metterle su un bel timbro ed ecco che festanti gruppetti andrebbero in visita, magari pagando un biglietto, contenti di fare qualcosa di vegan. Spero sia ancora una visione grottesca e non realistica, questa.

Un altro fattore che mi sconcerta è che io come vegan ma anche prima da vegetariana ero piuttosto attenta al consumo consapevole: da tempo avevo bandito marchi come Nestlè, Danone & co. dalla mia spesa. Chi ammazzava bambini africani, chi investiva in mine antiuomo, ce ne erano delle belle da raccontare e ce ne sono tutt'ora. Giravo con un foglietto nel portafoglio con tutti i marchi da boicottare, finchè non li ho appresi a memoria. Ora, invece, vedo che molti vegan di questo se ne fregano altamente. L'acqua VitaSnella Danone è vegan? E chissenefrega se la Danone è uno dei maggiori investitori in armi e se sfrutta allevamenti intensivi a più non posso. Ma allora che senso ha essere vegan? Io non discrimino alcuna specie: a me interessa boicottare le mine, gli armamenti in genere, gli allevamenti.... 

Per quanto mi riguarda non sono mai stata tendente al dogmatismo ne' da piccola da onnivora, ne' poi da vegetariana ne' tanto meno da vegan. Non sono una credulona, in tutti i sensi. Anzi, sono piuttosto diffidente di natura. Credo negli approfondimenti fatti con la propria testa e le proprie mani. Sono consapevole - ad esempio - del fatto che se non ci si mette lì, da soli, davanti al pc, a far ricerche, a metterci le mani in pasta, non ci si convince della bontà del diventar vegan. Bisogna arrivarci da soli, pur con un pretesto, un "gancio" che può essere un libro, una persona, un incontro, un fatto, ma poi bisogna sporcarsi le mani e andare avanti da soli. Se no dura poco. Le motivazioni devono essere solide e metabolizzate con cura, perché nel mondo, là fuori, tutto rema contro: l'abitudine, il consumismo, le maggioranze non silenziose...

Quello che voglio dirvi qui è proprio questo: non credete al primo che si fa chiamare Maestro, non credete a nessuno, non credete neanche a me. Se qualcuna delle cose che scrivo vi possono essere di spunto per vostri approfondimenti, se su certe cose la pensiamo allo stesso modo e cosi ci sentiamo io e voi meno soli, questo sì, mi piace. Ma io non vendo nulla, non guadagno niente da queste chiacchere. Diffidate soprattutto di chi ha interessi economici, la grande discriminante. Approfondite, leggete, informatevi, scegliete a ragion veduta.

Sento un grande senso di solitudine. Anche tra vegan non mi sento spesso a mio agio. Non sarà un risotto che mi unisce a persone che non sento affini per ideali più complessivi.