giovedì 18 settembre 2008

Paradosso

Ecco una bella foto fatta in occasione di un evento organizzato da un'associazione per la prevenzione delle malattie cardiocircolatorie. Quale miglior menu per sensibilizzare gli ignari avventori...

mercoledì 17 settembre 2008

Ma sì, lasciamoli morire...

Vi riporto così com'è, senza commenti, questo articolo pubblicato oggi 17 settembre...


Un animale rischia la vita? Salvarlo non è necessario
Di Oscar Grazioli*

Confesso di avere un sogno nascosto. Uscire a cena con un giudice (meglio una giudice) della Corte di Cassazione per cercare di carotarne la testa. Mi spiego: a volte escono delle sentenze, da parte dell'organo definitivo di giudizio, che lasciano esterrefatti e mi piacerebbe tantissimo entrare nel meccanismo mentale che le genera.

Pochi giorni fa è stato condannato un signore che ha rotto la porta di una legnaia (mica della villa a Porto Cervo) appartenente al vicino di casa, perché dentro c'erano i suoi due gatti in pericolo di vita. La Cassazione ha ritenuto che lo stato di necessità si può applicare solo alle persone e non gli animali e ha condannato a una sanzione salata chi aveva rotto quella vecchia porta.

Ora è uscita un'altra perla. Anni fa una veterinaria di Livorno sta procedendo in auto verso il suo ambulatorio, quando vede un cane ai bordi della strada. Si ferma, scende dall'auto e riconosce immediatamente i segni di un grave trauma da probabile investimento. Il cane respira male e l'anemia delle mucose indica una perdita di sangue, quasi certamente in addome.

Spesso, nei traumi da investimento, si rompono vasi della milza o del fegato che danno luogo a sanguinamenti interni pericolosi per la vita. L'ambulatorio dista ormai pochi chilometri e la collega carica il cane sull'auto e spinge sull'acceleratore, mentre telefona a un paio di colleghi allertandoli per un possibile intervento d'emergenza.

Naturalmente supera il limite di velocità, anche se si mantiene comunque su un'andatura del tutto prudenziale e non certo da Formula 1. Ovviamente l'autovelox non distingue se chi pigia l'acceleratore sta andando a fare un intervento salvavita o sta andando a comprare il salame perché ormai il negozio chiude.

Scatta la multa e la dottoressa si appella al Giudice di pace di Cecina, il quale, nel dicembre 2004, decide di applicare alla veterinaria l'esimente per avere agito in stato di necessità, avendo violato il codice della strada per salvare un "essere vivente".

Contro il giudizio del Giudice ricorre solerte il ministero dell'Interno e la faccenda, alla fine approda in Cassazione, dove i magistrati decidono che la multa inflitta alla veterinaria è del tutto lecita, in quanto non si trattava di un bambino o comunque di una persona, ma di un cane. La seconda sezione civile, con sentenza 22365, ricorda che "lo stato di necessità è riferito esclusivamente al danno grave "alla persona" e dunque agli esseri umani, non a qualunque essere vivente, compresi gli animali, come erroneamente ritenuto dal Giudice di pace". Amen.
Che voglia di uscire a cena con uno di quei giudici e fare due chiacchiere.


*Oscar Grazioli è un veterinario che da oltre 20 anni si occupa di anestesia, terapia intensiva e medicina interna dei nostri amici a quattro zampe. Giornalista pubblicista e scrittore, è autore di centinaia di articoli e di diversi libri sul rapporto uomo animale.

domenica 14 settembre 2008

sabato 13 settembre 2008

Vegetali che nuotano

Sembrerebbe ovvio, ma a quanto pare non lo è. Che cosa? che anche i pesci possano provare dolore. La maggior parte delle persone pensa ancora che i pesci non siano animali come tutti gli altri, piuttosto qualcosa come dei...vegetali che nuotano!

Riguardo alla capacità di provare dolore, i pesci sono uguali a cani, gatti e a tutti gli altri animali. La letteratura scientifica è piuttosto chiara al riguardo: "Anatomicamente, fisiologicamente e biologicamente, il sistema nervoso nei pesci è lo stesso degli uccelli e dei mammiferi"

I biologi ci dicono che il sistema cerebrale e nervoso dei pesci è simile al nostro. Come i vertebrati "maggiori", i pesci hanno neurotrasmettitori come le endorfine e l'unica ragione per cui il sistema nervoso le produce è per "sollevare" dal dolore.

Gli scienziati hanno creato una mappa dettagliata dei ricettori del dolore situati nella bocca dei pesci e in tutto il resto del corpo.
In particolare, un team di ricercatori della University of Guelph in Canada recentemente ha compiuto uno studio sul dolore e l'intelligenza dei pesci.
Così come scienziati della Edinburgh University e del Roslin Institute in Gran Bretagna hanno appurato che in risposta al dolore, i pesci "sentono" lo stress emozionale e hanno gli stessi comportamenti dei mammiferi. E per questo hanno imparato ad evitare il dolore, proprio come tutti gli altri animali. Come afferma Rebecca Dunlop, ricercatrice della Queen's University di Belfast: "L'evitamento del dolore nei pesci non sembra essere una risposta di riflesso, piuttosto qualcosa che è stato imparato, ricordato e che cambia secondo le differenti circostanze. Per questo la pesca non può continuare ad essere considerata uno sport privo di violenza"

I pesci possono provare paura e anticipare la sensazione del dolore. Alcuni pesci usano dei suoni per comunicare queste sensazioni quando sono minacciati dalle reti o altri pericoli.
Sempre secondo i ricercatori, anche se i pesci non urlano (secondo i parametri umani), quando sono in una situazione di pericolo mostrano un comportamento che evidenzia la loro sofferenza e paura, dimostrando di avere la volontà di (soprav)vivere.

Succede spesso che ad un vegetariano venga chiesto: "Ma almeno il pesce lo mangi?"
Questo articolo è la risposta.

venerdì 12 settembre 2008

Come riconoscere le scarpe veg


Se avete deciso che nel corso dei vostri prossimi acquisti presterete attenzione alle etichette di scarpe e capi di abbigliamento, sarà il caso di imparare a riconoscere cosa è etico e cosa non lo è.
Non è facile come sembra. Senza contare che può altrettanto frequentemente venir meno l'aspetto etico legato allo sfruttamento dei lavoratori e a materiali inquinanti utilizzati.

In genere, le scarpe hanno al loro interno un'etichetta che contiene le informazioni sulla composizione delle 3 parti della calzatura: tomaia, rivestimento della tomaia e suola interna, suola esterna.

In linea di massima, i simboli dei materiali sono quattro:
  • il primo identifica il cuoio ed è costituito dal disegno in miniatura di una pelle conciata intera;
  • il secondo identifica il cuoio rivestito, considerato materiale più scadente, e il simbolo è una pelle conciata intera con un buco romboide al centro;
  • il terzo identifica le materie tessili naturali e sintetiche o non tessute ed è' costituito da un disegno raffigurante una specie di reticolato;
  • il quarto identifica ogni altro materiale come para o gomma ed è' costituito da un semplice rombo.
Solo gli ultimi due simboli identificano dei componenti non animali.



Non è tutto. Le informazioni devono per legge riguardare l'80% del materiale. Ma il restante 20%? Per quello non è necessario specificare il materiale usato.
E' così che in molti casi vengono utilizzati sottopiedi, puntali e contrafforti che contengono polveri di cuoio e difficilmente questi possono essere identificati.

Non rimane che affidarsi a marche e negozi di comprovata serietà, italiani e stranieri, ed evitare per quanto possibile di acquistare prodotti made in China.

In attesa di una più efficace e trasparente legislazione sulle etichette alimentari, dell'abbigliamento & co. Facciamoci sentire come consumatori. Chiediamo quello che desideriamo nei negozi senza timidezze. E' un nostro diritto.



Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

giovedì 11 settembre 2008

Protesta alla sfilata di Donna Karan a N.Y.

E' la settimana della moda a New York City. Questo significa che la PETA Police è in circolazione e pronta a combattere contro tutti quegli stilisti che ancora si ostinano ad utilizzare pellicce.

La sfilata di Donna Karan al Bryant Park è stata effettivamente un po'... rovinata quando alcuni membri PETA sono saliti sullo stage con cartelli con su scritto “Donna: Dump Fur*!”

La Karan aveva provato a togliersi di torno la PETA promettendo a suo tempo di non utilizzare più pellicce, nonostante questo ci ha riprovato, gasp! Pensava forse di passare inosservata?!

Naturalmente i contestatori sono stati prelevati ed arrestati, ma non pensate che questo possa fermare la PETA, famosa per i suoi tenaci e costanti sforzi per porre fine all'abuso di animali. Che vi possano piacere le loro tattiche o meno, potete crederci che non hanno nessuna intenzione di fermarsi....

Chissà se la Karan si unirà prima o poi all'ancora troppo sparuto gruppo di stilisti come Calvin Klein, Stella McCartney, Ralph Lauren, Tommy Hilfiger che hanno preso l'impegno di creare collezioni fur-free e ... lo stanno mantenendo!


*Donna: butta via le pellicce!"


Per una guida agli acquisti cruelty-free:
www.stiletico.com

mercoledì 10 settembre 2008

Vegan è più Eco

Secondo uno studio realizzato per l'associazione di consumatori tedesca Foodwatch dall'Istituto tedesco per la Ricerca sull'Economia Ecologica (IOeW) e reso noto con comunicato dell'8 settembre, e' emerso che l'alimentazione onnivora ha un impatto sull'effetto serra (senza tenere conto dei consumi d'acqua, sostanze chimiche, terreni, ecc.) addirittura 8 volte piu' alto di quella vegan, mentre quella vegetariana lo è "solo" 4 volte di più

L'alimentazione vegan, cioè quella costituita al 100% da alimenti di origine vegetale, e' la piu' ecosostenibile di tutte.
I risultati sono stati ottenuti tenendo conto delle emissioni di anidride carbonica che risultano dalla coltivazione dei mangimi per gli animali, dall'utilizzo dei pascoli per l'allevamento e dalle deiezioni prodotte dagli animali stessi.
Il confronto, per risultare di facile comprensione al pubblico, e' stato spiegato in termini di ''km equivalenti'' percorsi in auto, in particolare a quanti km percorsi in auto equivalgono ad esempio 1 kg di carne o 1 kg di grano.
Confrontando le emissioni di gas serra dovute al cibo consumato da una persona per un anno intero, ed esprimendole come equivalente in km percorsi in auto in un anno, i risultati numerici dello studio sono che l'alimentazione vegan, da agricoltura bio, e' equivalente a 281 km e da agricoltura convenzionale 629 km.
L'alimentazione latto-ovo-vegetariana, da agricoltura bio equivale a 1978 km e da agricoltura convenzionale a 2427 km. L'alimentazione onnivora, da agricoltura bio, equivale a 4.377 km, da agricoltura convenzionale a 4.758 km.
In conclusione, l'agricoltura biologica diventa una scelta ecologica, ma solo se si consumano direttamente i vegetali: con un'alimentazione vegan, si possono dimezzare le emissioni di gas serra, se si scelgono vegatali da agricoltura biologica.
Ma anche con l'agricoltura convenzionale, la scelta vegan batte di molte lunghezze le altre due possibilita'. Viceversa, la scelta biologica non e' rilevante nell'alimentazione onnivora (e' quasi insignificante) e nemmeno in quella latto-ovo-vegetariana.

Nonostante l'alto impatto sul clima (il settore zootecnico e' responsabile del 18% del totale dell'effetto serra, molto piu' dell'intero settore dei trasporti, fermo al 13,5%), l'agricoltura e' il punto debole del piano governativo per combattere i cambiamenti climatici, in Germania come in tutti gli altri paesi europei.
Il settore dell'agricoltura e zootecnia e' infatti del tutto esentato dal programma per ridurre l'emissione dei gas serra.

L'associazione di consumatori Foodwatch propone la cancellazione dei sussidi dell'Unione Europea al settore dell'agricoltura, e chiede che chi emette gas serra paghi delle tasse apposite, anziche' pagare con le tasse di tutti i cittadini. Della stessa idea e' il NEIC che ha da poco lanciato una petizione popolare a livello europeo per chiedere esplicitamente l'eliminazione di tutti i sussidi al settore zootecnico, in quanto dannoso per l'ambiente e la salute umana. Si puo' firmare on-line o si possono raccogliere firme su una petizione cartacea, andando sul sito del NEIC.

E allora, tutti quei sedicenti ecologisti da salotto, grandi predicatori e conferenzieri, che si strafogano di prosciutti e bistecche? Non mi vanno affatto a genio. Facile parlare al vento e non cambiare le proprie stolide abitudini. Facile dire agli altri cosa si "dovrebbe" fare ed essere i primi a non farlo.
Noi continuiamo per la nostra strada, coerenti, idealisti, forse utopisti, ma non ipocriti ed opportunisti, questo no.

martedì 9 settembre 2008

Moby's Kitchen

Volete fare un giretto nella cucina di un vegan famoso come Moby? sapere cosa mangia, cosa cucina, cosa c'è nei suoi scaffali? Buttate un occhio a questo video:


e poi date uno sguardo anche a questo, dove parla della sua filosofia di vita...

P.S. tanto per precisare, Moby vieta l'utilizzo delle sue canzoni per pubblicità di - ovviamente - carne e sigarette

lunedì 8 settembre 2008

Ben ritrovati! e un green gossip...

Ben ritrovati a tutti!
le vacanze, almeno per me, sono definitivamente tramontate: è durissima tornare alla quotidianità, al lavoro, alle beghe di tutti i giorni, dopo una sospensione dal tempo e dallo spazio consueti...
Ma fa ancora caldo, almeno qui a Roma, ed è ancora estate, e cosa di meglio per iniziare che una chicca di green gossip!

Vi ricordate Ellen DeGeneres e Portia de Rossi, la coppia di attrici che ha coronato la propria storia d'amore con un matrimonio in piena regola il 19 agosto?!
Portia io me la ricordo nella parte della bambolona un po' svampita in "Ally McBeal" ed Hellen in quella serie di telefilm dove lei gestisce una libreria alternativa... Ma in America sono molto più famose che in Italia, sono anche altri i programmi di successo che le hanno fatte conoscere ed amare dal grande pubblico. In più sono vegan e animaliste.

La notizia del loro matrimonio è occasione anche per noi di festeggiare, dal momento che naturalmente hanno scelto per la loro cerimonia di nozze un banchetto vegan!

Tutti i nostri migliori auguri a queste ragazze. Grande idea quella di festeggiare (e di vivere) senza sacrificare nessun animale e fare notizia anche per questo. Più se ne parla e per noi meglio è.