domenica 27 gennaio 2013

Sono tutti uguali



AgireOra lancia per il 2013 una nuova campagna informativa sul rispetto per tutti gli animali, per non fare differenze tra animali "da amare" e quelli "da mangiare".
A dicembre è stato pubblicato e diffuso uno spot video intitolato "Gli animali sono tutti uguali", che apparirà per tutto il 2013 in alcune sale cinematografiche e che sarà accompagnato dalla distribuzione di materiali informativi animalisti negli stessi cinema.

Ora si aggiungono altri materiali per diffondere la campagna: un manifesto che verrà affisso in tutta Italia, la corrispondente locandina, e uno spot radio. Tutti col medesimo messaggio e contenuto. Il messaggio è semplice ed essenziale: gli animali sono tutti uguali, quindi come non mangiamo i nostri cani e gatti, e troviamo orribile l'idea di farlo (tant'è vero che è pure illegale), allo stesso modo non è giusto mangiare nessun altro animale, né imprigionarlo per la produzione di uova e latte e poi farlo finire al macello una volta sfruttato (come accade per le galline ovaiole e le mucche utilizzate per la produzione di latte).

Per saperne di più, andate alla pagina informativa di AgireOra.

sabato 19 gennaio 2013

Cioccolata calda e cani e gatti intorno

Qui fa freddo, non so da voi. Invidio chi vive in posti ancora con temperature decenti (il mio sogno? una casa in stile commissariomontalbano nel sud della Sicilia, chiedo troppo?!).
Tant'è che da qualche giorno non posso fare a meno di preparare cioccolate calde, da sorbire preferibilmente scrivendo su questo blog o su Stiletico oppure sul divano circondata dai soliti treccani e duegatti.

Probabilmente la maggior parte di voi saprà preparare una semplice tazza di cioccolata calda. Nel dubbio, vi presento la "ricetta" che uso io, pubblicata anni fa dalla mia adorata StellaVegan, le cui ricette base sono entrate a far parte del mio bagaglio gastronomico quotidiano come se lo fossero da sempre.


Ecco le sue istruzioni per l'uso per una persona:

  • 10 grammi di cacao amaro (io uso quello del commercio equo e solidale che compro alla Coop)
  • 10 grammi di amido di mais (preferite marche sconosciute e non la Maizena, di proprietà della Unilever)
  • 10 grammi di zucchero grezzo di canna o altro dolcificante preferito (Stella usa il fruttosio, io a volte il malto di riso)
  • una tazza di latte vegetale (io utilizzo il solito Soya&riso bio dell'Eurospin)
Mettete tutto in un pentolino e portate a bollore sempre mescolando per circa un minuto. Servire, degustare, leccarsi i baffi.

Facile, no?!

domenica 13 gennaio 2013

Corso di Finger Food vegan a Ostia Antica (Roma)

Eccoci qui di nuovo a grande richiesta con un nuovo corso di cucina vegan a cura dello chef Riccardo Gessa. Molti dei partecipanti al corso precedente, sempre organizzato da AgireOra, hanno espresso il desiderio di rivederci quanto prima in una nuova edizione e AgireOra è riuscita nell'intento.
Come di consueto, non solo ricette, in questo caso allo scopo di allestire un buffet che non farà rimpingiare nulla anche agli onnivori, ma soprattutto tante dritte, tanti consigli e la possibilità di chiedere allo chef quello che non troverete mai in un libro di cucina.
Vista l'affluenza di persone e l'incredibile mole di domande, questa volta abbiamo optato per una sezione apposita alla fine dell'incontro così che non venga interrotto troppo di frequente l'andamento della lezione. Dunque, penna e taccuino e... prendete nota di tutto ciò che man mano vi verrà in mente e poi approfittate dello chef in sala!
Ci sarò anche io ancora una volta per introdurvi alla cucina vegan. Spero anzi che come nell'altra occasione ci siano tante persone onnivore curiose e che... dal giorno dopo sono diventate vegetariane o vegan!


Ecco i dettagli del corso:

Finger Food: ricette e allestimento
data: il 3 febbraio 2013
orario: 15.00
luogo: Ostia Antica (Roma), c/o Roman Country Residence, Largo Pasquale Testini 13


Tante idee per preparare uno gustoso buffet di piatti freddi, tutto 100% vegetale.
Il finger food è, letteralmente, il cibo che "si mangia con le mani". Quindi tramezzini, tartine, ma anche torte salate a fette, involtini, spiedini e molto altro. Tutti piatti comodi da usare per buffet in piedi, feste, ecc.

Idea regalo: puoi effettuare l'iscrizione e il pagamento a tuo nome e poi comunicarci via mail il nome della persona cui intendi regalare il corso. Ti invieremo un "buono regalo" via mail che potrai stampare e offrire come regalo alla persona scelta.

Durante il corso si parlerà di:
Descrizione del concetto di finger food in cucina
Organizzazione di un buffet
Allestimento dei tavoli
Preparazione delle pietanze
Disposizione delle pietanze
Presentazione delle pietanze

I partecipanti assisteranno alla preparazione e spiegazione delle ricette e porre domande e chiedere chiarimenti; durante il corso ci saranno varie pause per gustare i piatti preparati.
L'evento è organizzato da AgireOra Edizioni: tutto il ricavato, al netto del costo di noleggio della sala e degli ingredienti, andrà a sostenere le campagne informative sulla scelta vegan di AgireOra.

PROGRAMMA
15.00 - 15.15 arrivo dei partecipanti
15.15 - 20.15 Dimostrazione pratica delle ricette: verranno mostrati e spiegati tutti i passaggi per preparare i seguenti piatti (gli iscritti potranno vedere da vicino tutte le fasi delle ricette preparate dallo chef e chiedere chiarimenti in ogni momento).

MENU
Tartine al paté vegetale
Barchette di patata con pomodoro
Mini -tramezzini con salsa rosa e battuto di lattuga
Pausa degustazione.
Crostini con maionese e verdure aromatizzate
Funghetti ripieni
Fettine di strudel di verdure
Pausa degustazione.
Bocconcini di cous cous aromatizzato
Sfilacce fritte di carota all’aceto balsamico
Pausa degustazione.

Relatore: Riccardo Gessa, chef vegan 
Riccardo è uno chef professionista vegan che lavora da anni presso ristoranti e come chef a domicilio, sia in Italia che in Francia, oltre che nella ristorazione per convention presso diverse strutture ricettive. Organizza lezioni di cucina vegan nel corso di eventi per la diffusione del veganismo presso associazioni culturali della provincia di Roma. Ha tenuto corsi di cucina vegan a chef e cuochi in varie strutture alberghiere.
Il suo sito di chef a domicilio:
www.vegappetit.it

La partecipazione al corso dà diritto a:
- ricevere il materiale informativo di AgireOra Edizioni;
- ricevere un attestato di partecipazione via mail;
- ricevere le dispense con tutte le ricette spiegate.
Il corso è a numero chiuso: raggiunto il numero massimo di partecipanti verranno chiuse le iscrizioni.

Come arrivare
Tutte le indicazioni sono alla pagina: http://www.romancountry.com/come_trovarci.htm
Costo: 40.00 € per chi si iscrive ed effettua il pagamento entro il 22 gennaio 2013; 45.00 € per chi effettua il pagamento dopo.

venerdì 11 gennaio 2013

Buone e cattive notizie

Ormai la cosa è nota. Frutta e verdura fanno stare in salute, il cibo di derivazione animale fa ammalare. Che piaccia o meno.
Ultimamente è stato pubblicato l'ennesimo studio a conferma di tutto ciò. Una ricerca durata venti anni ci dimostra come uomini che mangiano grandi quantità di frutta e verdura abbiano il 40% in meno di possibilità di ammalarsi di cancro alla prostata di chi consuma molti derivati animali. Ma non basta.
Ecco a voi un video in cui il dott. Barnard, presidente del PCRM  (Physicians Committee for Responsible Medicine), racconta come sia possibile ridurre in maniera decisiva le possibilità di ammalarsi di Alzheimer.
Così è, se vi pare.

giovedì 3 gennaio 2013

Torta al cocco farcita al cioccolato

Mi dispiace non potervi postare la foto della torta in oggetto, non ho pensato a immortalarla e ora è troppo tardi. Vi passo questa ricetta che è un mix di ricette sperimentate e non soddisfacenti che ho "aggiustato" dopo un paio di tentativi. L'ultimo mi è parso riuscito, anche a detta dei miei familiari e delle mie due amiche sottoposte al test.

Ingredienti per la torta:

  • 150 gr di farina di farro (potete usare anche altre farine, io ho usato questa)
  • 50 gr di fecola di patate
  • 200 gr di farina di cocco
  • 100 gr di zucchero grezzo di canna possibilmente chiaro
  • 80 gr di olio di semi di girasole o extravergine di oliva nel caso fosse di sapore delicato
  • 300 ml di latte di riso
  • 1 bustina di lievito vanigliato bio
  • un pizzico di sale


Mettete tutti gli ingredienti in una ciotola, iniziando come di consueto da quelli solidi e aggiungendo man mano quelli liquidi. Il composto dovrà risultare di una consistenza morbida, piuttosto fluida. Versate tutto in una tortiera media rivestita di carta forno e mettete in forno caldo a 180° per 35-40 minuti (vale la solita prova stecchino). 
Una volta cotta fatela raffreddare per bene.
Quindi dividetela in due, facendo attenzione a non romperla, come se fosse un pan di spagna da farcire.

Ingredienti per la crema (la quantità che ne ricaverete è circa il doppio di quanto necessita per la torta, dovrete sacrificarvi e mangiarvi a parte quello che rimane):
  • una confezione di tofu vellutato
  • una tavoletta di cioccolato fondente (70-80% cacao), possibilmente bio e del commercio equo e solidale
  • zucchero al velo


Fate fondere la tavoletta di cioccolato fondente in un pentolino, facendo attenzione a non bruciarla, tenete il fuoco al minimo. Unite quindi il tofu vellutato e mescolate per bene, aggiustando di zucchero al velo in caso ne sentiate la necessità. Spegnete dopo un minutino circa. Fate raffreddare in una coppetta (non nel pentolino) e una volta fredda spalmate la crema sulla metà della torta. La quantità decidetela voi, io ne ho usato circa la metà.
Ricoprite la torta con l'altra metà e spolveratela quindi con farina di cocco e - volendo - dello zucchero al velo.

Tutto qui. E' buona, morbida e fa la sua figura.

venerdì 21 dicembre 2012

Per un'insalata russa di Natale


L'insalata russa per il pranzo di Natale è un grande classico (o per la cena della vigilia, per chi festeggia la sera del 24 dicembre). Per arricchirla di sapore e scenograficamente, pubblico qui la ricetta presentata a un corso di cucina curato da Denise Filippin e pubblicata sul profilo FB di Genitori (e non solo) vegani a Genova, un gruppo a cui vi consiglio di aderire anche se non siete genitori per le preziose informazioni che vengono condivise e la possibilità anche per le future mamme vegan di saperne di più. 

Vi prego dunque se volete condividere questa ricetta di citarne la fonte perchè è sempre cosa gradita che l'inventore di una ricetta, o chi la rielabora perfezionandola, sia sempre nominato. Io la trovo strepitosa, siamo abituati alla presenza delle uova sulle nostre tavole e per le nostre famiglie non vegane questo può essere un modo divertente di farle comparire, senza che alcun animale abbia sofferto per imbandire le nostre tavole.



Uova vegan farcite

 Ingredienti

 Per gli “albumi”:

  •  450 g latte di mandorla o soia NON dolcificato (2 tazze)
  •  2 cucchiaini di agar agar in polvere
  • 1/4 di cucchiaino di sale nero più un pizzico (sale indiano Kala Namak)


 Per il ripieno:

  • 225 gr di tofu 35 gr. di maionese vegan (che potete fare da soli, senza doverla comperare in negozi specializzati)
  • 35 gr. di olio extravergine di oliva
  • 1/4 cucchiaino di sale
  • 1/4 cucchiaino di sale nero (Kala Namak)
  • 1/2 cucchiaino di curcuma


Preparare il latte di mandorla mettendo a bagno 80 gr di mandorle la sera. Il giorno dopo sciacquare le mandorle e metterle nel boccale del minipimer con 500 ml di acqua fresca. Frullare molto bene e lasciar riposare circa 20 minuti. Filtrare quindi con una garza o un colino a maglie fitte. 

Preparare gli albumi mescolando accuratamente 450 gr di latte con l’agar agar in modo da scioglierlo completamente, unire il sale KN. Portare ad ebollizione, lasciar cuocere 3/4 minuti, quindi versare negli stampi (quelli da ovetti di cioccolato da pasticceria), lasciar intiepidire e poi mettere in frigo finché si rassodano (circa 30 minuti). 

Quando sono abbastanza sodi, usare un cucchiaino (o uno scavino per meloni) per toglierne un pezzo, è qui che posizioneremo il ripieno. Per il ripieno occorre sbollentare il tofu tagliato a cubetti per 5/6 minuti. Mettere tutti gli ingredienti in un robot e frullare fino a far diventare una crema. Usare una sacca da pasticciere con beccuccio a stella aperta e farcire gli albumi.

Vale la pena di provare, no?!

lunedì 17 dicembre 2012

Ancora sulla tradizione

E' periodo questo di ripresa di annose questioni, come si diceva nel post precedente a questo. Sono argomenti che vengono spesso discussi, ma evidentemente mai abbastanza.
Abbiamo parlato del costo dell'alimentazione vegan, e va bene. Ma c'è un'altra discussione in sospeso ed è quella che riguarda le associazioni, gli enti, etc. che si occupano di salvaguardia degli animali (di certi animali, a quanto pare, con dei distinguo) e che organizzano cene di raccolta fondi a base dei suddetti (animali), ormai belli e che morti e cotti per di più. Nonché il fatto che la maggior parte delle persone che ne fa parte, di queste associazioni o enti,  i volontari e non solo, siamo mangiatori abituali di codesti animali.

cena a base di animali a difesa degli animali?!
In pratica, si occupano del benessere di cani, gatti e pochi altri, ma i vitelli, le mucche, le pecore, i maiali, certi uccelli, invece, li sbranano. Forse non li uccidono personalmente (sebbene talvolta accada, si vedano alcuni componenti di WWF e altre organizzazioni similari), ma in ogni caso condonano che altri lo facciano per loro.

Ancora, si è dato il caso di persone vegetariane appartenenti a questo tipo di enti che in caso di cene di beneficenza abbiano organizzato non cene esclusivamente vegetariane (che dovrebbero essere poi vegan, visto il trattamento riservato di norma agli animali per produrre latte e uova), ma cene miste, con opzione vegetariana e opzione carnivora.
Perché se no, altrimenti, la gente non aderirebbe a queste cene e quindi niente fondi per l'associazione. Dunque, si parla di salvaguardia di animali mentre si mangiano animali. Curioso, vero?! E magari si condona e giustifica tutto questo perché in determinate località la tradizione millenaria è quella di mangiar cadaveri e secrezioni animali. Località abitate da  persone che come automi, come dischi rotti non vogliano far altro che perpetuare queste tradizioni.

Pasta di grano duro (Puglia)
Allora, senza batter ciglio, ripeterò un concetto più volte espresso qui e altrove. Anzi, due concetti.
Primo: l'umanità non si è estinta non certo grazie alle carni animali, da sempre cibo per i più facoltosi, sempre in netta minoranza in tutte le popolazioni del nostro pianeta. Carni animali da sempre mangiate dalla stragrande maggioranza degli individui solo nelle feste comandate, ai matrimoni, a Natale e a Pasqua, se andava bene, se no neanche allora. I ricchi da sempre sono stati decimati da quelle malattie che oggi colpiscono gli abitanti dei paesi occidentali: gotta, ipertensione, malattie cardiovascolari, etc.
Se i poveri erano malnutriti non era questione di carne, ma di poca disponibilità di cibo in generale, ma non ci siamo estinti proprio grazie a legumi, cereali, frutta secca e disidratata e altri cibi "poveri". Il nostro Paese non fa eccezione. I nostri antenati si sono nutriti quotidianamente, a seconda delle regioni d'origine, di polenta, di ceci, di lenticchie e fagioli, di riso e di pasta, di semi, di frutta, etc. 

Coltivazione del riso in Sardegna
Quel poco di origine animale spesso era addirittura praticamente senza poteri nutrizionali importanti, come certe frattaglie che ora sono vietate perfino agli animali domestici. Perfino dei parenti sardi, isola dove ora sembra non si mangi altro che suini e cacio, mi hanno ricordato che i loro avi si nutrivano sostanzialmente di ceci e riso locale e piselli.
In fondo, poi, vale la pena ricordarlo, le popolazioni più longeve sono da sempre state quelle con alimentazioni a base vegetale.

Preparazione della polenta (Veneto)
Ingredienti per la pappa al pomodoro (Toscana)










Pasta con la mollica (Molise)
Ergo, in tutte le regioni italiane c'è una tradizione di ricette vegetali e sono probabilmente le più vere, le più antiche. Solo che sembra che tutti se ne siano dimenticati, ricordando solo ciò che veniva servito durante banchetti in occasioni particolari. 
Di quei piatti pare non ce ne sia più traccia nella memoria, se non in sporadici casi, e chissà come mai ora per ricette tradizionali si intendano solo quelle a base di animali e loro secrezioni.

Secondo: basta con questa storia delle tradizioni solo quando fa comodo! Allora, per tradizione, picchiare la moglie, farsi cavare un dente senza anestesia, violentare la nipotina, mandare i bambini nelle miniere dovremmo considerarli come patrimonio culturale da preservare?!

tradizioni: carusi in miniera

Preservare la salute fisica e psichica dei bambini non ha una lunga tradizione, ad esempio. Prima i bambini erano braccia da lavoro, corpi da violare senza ritegno, merce di scambio. Ora non più. Farsi operare senza anestesia, morire di parto era la regola. Ora non più.
Allora, come la mettiamo con questa tradizione? Il mondo, le persone, tutto si evolve, tutto e tutti abbiamo il dovere e il diritto di evolversi. Perchè allora  altrimenti non dovremmo mantenere viva anche la tradizione dei gladiatori sbranati dalle fiere nei colossei?

Non sottovalutiamo la capacità degli esseri umani di modificare le proprie (turpi) abitudini. Diamo un esempio, cerchiamo di farci avanguardia, non adeguiamoci a tradizioni sanguinarie solo perché lo fanno tutti. Se tutti fossero stati così conformisti, saremmo ancora all'età della pietra o poco innanzi.
Ai corsi di cucina e alle cene vegan io vedo sostanzialmente onnivori, curiosi e interessati, anche quando queste iniziative sono organizzate non in grandi città come Roma o Milano, ma anche là dove si mangia sostanzialmente in maniera cruenta. Eppure, la gente legge, vede la televisione, si interessa, non è lobotomizzata come ci vogliono far credere. Non completamente e non tutti, almeno.
E per me, tornando all'argomento di questo post, sì, lo ribadisco. Un ente che si fa promotore del benessere degli animali - ma solo di certi animali  - organizzando cene con animali nei piatti si gioca la faccia, anzi, la perde proprio e non avrà mai il mio appoggio. La trovo poco seria, come minimo.



venerdì 14 dicembre 2012

Sempre una annosa questione

Non ricordo se e quando ne abbiamo già discusso, ma ripropongo una antica questione più volte riproposta anche in altri luoghi, su Facebook in primis anche oggi stesso.
Molti onnivori e molti vegan sono convinti che mangiare vegan sia assolutamente più costoso che non mangiare in maniera "tradizionale", se per tradizionale intendiamo una alimentazione a base di carni, pesci, formaggi, salumi e - mi auguro - comunque frutta, verdura, cereali, legumi, etc.

Non so da dove deriva questa diceria, o meglio lo sospetto. Alcuni vegan (ma non solo, perchè anche alcuni onnivori lo fanno) comprano quasi esclusivamente in negozi bio sullo stile dei Naturasì per intenderci, sorta di boutique alimentari dove ogni caso ha un prezzo in quasi tutti i casi molto più alto della media.


Un esempio: se mezzo chilo di fagioli o ceci secchi bio alla Coop lo pago 1,30 o giù di lì, facile che in una di queste boutique le paghi il doppio, pur sempre con bollino AIAB e compagnia bella.
La pasta integrale e/o bio alla Coop la pago come le altre paste, talvolta anche meno, mentre in quei negozi di nicchia la pago due volte tanto. E così via.
Quanto a seitan, tofu, etc. non solo non sono indispensabili alla nostra alimentazione quotidiana (io preferisco mangiar mediterraneo, più che giapponese, anche se non disdegno di tanto in tanto qualche preparazione a base dei suddetti prodotti) ma si trovano a prezzi più che decenti anch'essi nei supermercati tradizionali, a volte anche nei discount. 
In ogni caso, seitan e tofu anche tra i più cari non uguaglieranno mai la spesa di formaggi e salumi e carni, per non dir dei poveri pesci, che sono carissimi, almeno per me. Tanto da domandarmi spesso quando guardo un carrello davanti a me alla cassa come diavolo faccia una famiglia media a sostenersi con quei costi.
Il latte di soia&riso bio di cui faccio uso quotidiano lo compro all'Eurospin a un euro e 19 centesimi, quello di soia bio alla Lidl per meno di un euro. Non ho idea di quanto costi il latte vaccino, in ogni caso sicuramente quelli vegetali nei negozi bio costano di più.
L'orzo solubile con cui faccio colazione è bio, a marchio Conad o Coop, e costa intorno a un euro e 40 (stesso prezzo dei biscotti integrali bio sempre Coop), mentre al Naturasì non l'ho mai visto a meno del doppio.
I biscotti bio al mirtillo senza zucchero e dolcificati con malto di cui andiamo matte io e le mie colleghe li compriamo al Todis per un euro e 69 per 250 gr. (senza contare che in genere nel w.e. faccio con le mie mani biscotti per tutta la settimana a costo talmente irrisorio, pur usando ingredienti bio, che neanche riesco a fare il conto della spesa!)
Gli sfizi che ci concediamo come ad esempio gli affettati di muscolo di grano li abbiamo sempre comprati direttamente dal produttore. Una confezione di pizzottera affumicata (mi pare siano 4-5 fette sostanziose) non costa più di due euro, 1,99 se non erro. Mentre in un paio di negozi ho visto qualcosa di simile a 3 volte il suo prezzo.
Potrei andare avanti per parecchio, ma non vi voglio tediare con gli esempi. Sono sicura che la maggior parte di voi è abbastanza sveglio per non farsi infinocchiare da prezzi assurdi quando non necessario.


Facciamo anche un doveroso distinguo. Essere vegan non significa automaticamente mangiare bio. Tra i vegan ci sono quelli che mangiano preferibilmente bio, come ci sono tra gli onnivori. Ma mangiare vegan significa semplicemente mangiare vegetale al 100%, tutto qui.
Per quanto mi riguarda sono tra quelli che preferibilmente compra bio, ma non nei negozi specializzati, se non  per qualche eccezione che trovo solo lì, come il lievito a scaglie, il malto di riso, il burro di soia (che costa come gli altri e che in ogni caso compro se va bene due volte l'anno, preferendo di gran lunga l'olio extra vergine d'oliva).
Così come preferisco comprare a km 0, ma ho la fortuna di vivere in campagna ed è senz'altro più semplice che per altri più urbanizzati. Per cui spesso verdura, vino, etc. vengono dalle campagne qui intorno, a volte dagli orti delle amiche quando hanno sovrapproduzione e d'estate anche dal mio orto.

La mia amica Francesca, vegan da circa due anni, mi ha spesso confermato quanto sia risparmiosa la nostra alimentazione, pur con la concessione di sfizi. E lei proviene da una alimentazione onnivora, mentre io da anni di vegetarianesimo, per cui i suoi ricordi di spesa "carnivora"  sono più vividi.


Vorrei dunque ribadire qui il concetto. Il negozio vegan per eccellenza non è la boutique del bio, bensì il mercato rionale, meglio ancora se in quei banchi dove sappiamo che viene venduta roba genuina. Nonostante qualche puntatina nei negozi bio, una confezione di lievito a scaglie non costerà mai come il suo omologo grana padano o parmigiano padano. Una confezione di affettato vegan da due euro non costerà mai come una confezione di prosciutto (non ne ho la più pallida idea, lo ammetto, ma lo sospetto, a meno che forse non si tratti di mortadella o non so che altro costi poco).
Dunque si può mangiare vegan e anche sano spendendo poco o tanto, a seconda della propria disponibilità economica. Ma non imputiamo una spesa troppo alta a tutti i vegan se amiamo riempire i carrelli del Naturasì dando per scontato che sia la nostra unica fonte di sostentamento.

Lo stesso discorso vale per scarpe, cosmetici, etc. come spesso ribadiamo in Stiletico e nella nostra pagina FB. Se possiamo spendere poco, è pieno di scarpe vegan a pochi euro. Se vogliamo un prodotto di qualità, dobbiamo spendere di più. Esattamente come per le scarpe in pelle animale, nessuna differenza, confrontare per credere. Io, che sono vanesia, spesso ho acquistato scarpe molto molto costose come quelle di Beyond Skin a un quinto del loro prezzo (28 euro l'ultimo paio di sandali invece di 170 sterline), approfittando dei periodici saldi su Amazon.co.uk.

Idem i cosmetici e i prodotti per l'igiene personale. Personalmente da qualche tempo uso una crema idratante per il viso (linea bio della Coop) che mi è costata ben 5 euro e qualcosa e l'ho trovata migliore di altre più costose. Il sito di Raffaella e la sua pagina su Fb danno molte indicazioni in questo senso. Io e Raffaella siamo piuttosto attente all'aspetto economico, non essendo ne' una ne' l'altra di sangue blu ma persone comuni con entrate mensili più che  normali.


Quindi niente scuse, niente leggende metropolitane. Cerchiamo di essere obiettivi e non accampiamo strane giustificazioni. Domandatevi come mai il reparto legumi dei supermercati va sempre deserto, mentre i lunghi corridoi degli yogurt hanno gente che vaga avanti e indietro rigirandosi vasetti tra le mani come se fosse l'alimento che non può mancare nei loro frigoriferi.
Fate caso ai carrelli degli altri, che non sono sempre migliori dei nostri. Anzi.