lunedì 21 dicembre 2009

Spreconi incoscienti

Uno dei motivi per cui spesso mi lancio in crociate contro i mangioni è che non solo costoro ingrassano e poi se ne lamentano, non solo diventano un costo per la sanità (in molti ospedali pubblici esistono centri per "guarire" l'obesità, quando per avere un'ecografia in tempi decenti tocca spesso pagare un centro diagnostico privato), non solo perchè è indecente abboffarsi quando c'è gente che crepa di fame, ma anche perchè comprano, comprano, comprano cibo in quantità abnormi, sotto l'egida del consumismo più sfrenato.
Molto di quel cibo va poi sprecato, viene buttato, va a male o semplicemente non va più. E questo riguarda anche i non obesi, sebbene in genere siano più morigerati nel nutrirsi e nel caricare i carrelli della spesa della più svariata paccottiglia alimentare (inutile).

Durante le feste questo fenomeno diventa abnorme. Cerchiamo di essere un pochino più intelligenti del solito quest'anno.
Piergiorgio mi segnala la notizia di una ricerca pubblicata da PloS ONE che ci racconta che il 40% degli alimenti che compriamo va a finire nella spazzatura e il fenomeno è molto peggiorato negli ultimi 30 anni. Lo studio è stato effettuato negli States a cura del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases. In passato questo genere di investigazioni veniva effettuato tramite interviste e analisi della spazzatura dei cittadini. Questa volta la rilevazione si è basata sulle stime del peso medio degli americani fra il 1974 e il 2003, calcolando quindi quanto cibo potevano aver ingerito, prendendo anche in considerazione l'attività fisica media.
In seguito sono stati consultati i dati trasmessi durante lo stesso periodo dal governo USA alla FAO sulla quantità di cibo a disposizione della popolazione: la differenza fra calorie disponibili e calorie consumate è il cibo sprecato. Uno dei ricercatori afferma: «Nel 2003 ogni giorno ciascun americano aveva a disposizione 3750 calorie; 2300 sono state effettivamente ingerite, per cui 1450 sono andate perse». Ovvero il 40% degli alimenti sono finiti nell'immondizia.

Secondo i ricercatori, il 20% delle perdite di cibo è causata dalla produzione, un altro 20% dalla distribuzione, infine ben il 60% è da imputare ai consumatori che comprano troppo, fanno scadere i cibi, cucinano troppo e buttano via. Nel 1974 veniva sprecato il 30% delle calorie disponibili contro il 40% di oggi.

Tutto questo negli Stati Uniti. Ma già ora l'Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) sostiene che in Italia ogni anno si buttano 6 milioni di tonnellate di alimenti ancora buoni. Ognuno di noi spreca 27 chili di alimenti commestibili: il 5% del pane, il 18% della carne, il 12% di frutta e verdura (per un totale di 584 euro buttati in discarica ogni anno).

Pur non essendo in alcun modo religiosa, credo che il cibo debba essere in qualche modo benedetto, laicamente ma benedetto. Non so da dove mi venga questa idea, credo che però abbia influito la frequentazione e la permanenza per certi periodi in monasteri buddisti sia in Italia che all'estero. Lì il momento del pasto è un (ulteriore) momento di raccoglimento, di meditazione. Si porta attenzione a ciò che si ha nel piatto, ai sapori, al masticare, senza che intorno nessuno berci e strilli a squarciagola, senza televisioni che sparano stupidaggini, senza distrazioni. Anzi si impara, anche in situazioni non tranquille, a rimanere concentrati, affinchè si stia nel "momento presente". Si tratta di un insegnamento sempre presente nella filosofia buddista, ma la sua applicazione all'atto del mangiare mi ha sempre colpito ancor di più. Forse perchè nel mondo là fuori si mangia come forsennati, a casa davanti alla tv o al telefono o chissà come, in pizzerie dove regna un certo fracasso, in mense di uffici dove i rumori di fondo diventano infernali e le chiacchere alzano il tono per poter essere udite. Quasi non ci si accorge di cosa si sta buttando giù.

Bisognerebbe ricavarsi momenti di pace per mangiare, benedicendo ognuno a proprio modo la fortuna di avercelo, quel cibo, perchè potremmo essere nati qualche migliaio di km più giù o più in là e non avere niente. Così - forse - non verrebbe più voglia di riempirsi di superfluo, soprattutto nel mangiare, perchè non è bello abboffarsi alla faccia degli altri. Chi non mangia in compagnia o è un ladro o è una spia, non si diceva così? E allora noi, abitanti dei paesi industrializzati che affamiamo quelli dei paesi cosiddetti "arretrati", chi siamo? Propenderei per la prima opzione. Voi no?


2 commenti:

.B. ha detto...

ciao :)
ti ho notata nei commenti a Matteo su facebook, e ho fatto un giro dalle tue parti.
mi piaccciono i temi che tratti qui :)
Barbara

Ariel ha detto...

ciao Barbara,
grazie di essere passata di qui, qualunque contributo è il benvenuto, mi fa piacere che ti ci...ritrovi!
un abbraccio