domenica 25 gennaio 2009

Se fossi stato al vostro posto, ma al vostro posto...


Tutti quelli di noi che sono vegan hanno sperimentato una volta o l'altra la sensazione di essere considerati assoluti outsiders in posti e situazioni dove dovremmo invece sentirci completamente a nostro agio: in famiglia, sul lavoro, con gli amici. Nonostante molti vegan siano ben lontani da essere delle persone "strane", la semplice e compassionevole azione di voler evitare prodotti di derivazione animale per ragioni etiche vi potrà far stigmatizzare immediatamente come l'eccentrico, lo strambo di turno.

Provate a dire che avete fatto questa scelta per motivi salutistici e riceverete invece ammirazione da un lato e compassione dall'altro, per il vostro alto grado di ipocondria che vi obbliga ad evitar salsicce per campare più a lungo (peccato che per noi non sia un obbligo, ma un piacere).
La causa ambientalista viene, infine, vista come una sorta di giustificazione inconsistente, come se prendeste le cose troppo alla larga. Andare addirittura a pensare all'impatto sull'effetto serra degli allevamenti intensivi pare quanto meno un sofismo, un divertissement della mente (nonostante questi siano tra le prime cause, se non la prima, di inquinamento terrestre e cambiamento climatico).


Pare evidente che nessuna motivazione risulti veramente accettabile e verosimile perfino per un (sedicente) "progressista". Va bene amare gli animali da compagnia, va bene la difesa dell'ambiente, ma se si tratta di ragionare in toto sulla salute di animali, uomini e pianeta, lì la maggior parte delle persone va in loop e si ferma.

Qualche giorno fa ho letto un articolo che mi ha molto colpito. Sembrava leggere i miei pensieri degli ultimi giorni. Da quando ho partecipato a quella trasmissione su RaiDue, molte persone che conosco sanno che sono vegan. Prima magari non era capitato di parlarne o comunque non ero interessata più di tanto a farlo, per non dover star lì a questionare. Tant'è che una volta esposta addirittura ai media (!), non c'è stato più alcun dubbio. Il responso da più parti non si è fatto aspettare: estremista. Sono un'estremista. Va bene tutto, finchè si chiacchera, ma farsi paladini e andare nientemeno che a parlarne in tv, questo è troppo. Estremista io? Solo perchè non posso giustificare in nessun modo il consumo di prodotti che hanno provocato così tanta sofferenza? Una volta che ne sei consapevole è impossibile far finta di niente. Tutto qui.

Alcune persone si sono sentite quasi irritate da questa sorta di presa di posizione pubblica. Non ne comprendo i motivi. Ognuno ha la sensibilità che si ritrova, o che si merita. Ognuno ha una capacità di introspezione differente. Ognuno sceglie il suo percorso di vita, più o meno consapevole. O forse solo il fatto di esistere, come vegan, ricorda loro costantemente che non tutto quello che fanno è così scontato? 

E' stato nel turbine di questi pensieri che mi sono trovata sotto gli occhi questo scritto di Gianluca Miano intitolato: L'estremismo della passione (e della ragione).
Gianluca racconta i perchè del nostro "estremismo" in maniera davvero impeccabile e profonda. Merita un momento di riflessione. Mi sono sentita un po' sollevata nel leggere che non ero sola a provare sensazioni come quelle da lui descritte. E che la derisione e a volte una certa stizza sono sentimenti diffusi nella gente intorno, guidata dall'unico credo del "se lo fanno tutti, è giusto", "si è sempre fatto così" e dall'intolleranza per tutto ciò che esula dalla normalità intesa come attività svolte dal maggior numero di persone possibili. In questo senso posso dire di provare ancora quello spirito di ribellione tipico dell'età adolescenziale: lo fanno tutti? beh, io non lo farò, a meno che non mi si provi che è giusto.

Nel mio caso, nessuno è riuscito ancora a provarmi che la scelta di uno stile di vita vegan non sia giusta per gli animali, per la salute, per il pianeta. Unica argomentazione di chi mi circonda: lo fanno tutti. Se questa è l'unica motivazione, addio, non se ne parla proprio. Non sono mai riuscita ad avere un atteggiamento dogmatico, men che meno ora.
E condivido la citazione riportata da Gianluca Miano alla fine del suo articolo, a proposito di una scelta etica e non violenta e della maggioranza che sostiene di essere nel giusto:


Ne siamo orgogliosi e non vorremmo mai essere al posto di costoro, dei più. Perchè, come cantava Fabrizio De Andrè "... se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so (più) stare..."


P.S. A proposito, ma chi l'ha detto che il termine "estremista" debba avere necessariamente un'accezione negativa?! Martin Luther King e Gandhi erano degli estremisti... Ciò detto a beneficio degli amanti del quieto vivere e dei percorsi prestabiliti.

9 commenti:

Fra ha detto...

Secondo me il termine giusto è forse radicale, non nel senso del partito ovvio. Ma se usassero questo termine dovrebbero ragionare con te e questo stanca, mette in discussione. Meglio usare un termine che criminalizza così il processo (mentale) si risolve subito. Nota come questo processo avviene spesso in tanti ambiti della vita. Ciao.

Raffaella ha detto...

Ciao Ariel,

intanto complimenti per il blog! Visti un paio di tuoi precedenti posts, mi sembrava un pò come di essere in una "succursale" del mio!

Poi, come si può commentare questo specifico?!
Troppo si potrebbe dire...troppo per poter essere detto in questa sede! Comunque, ben lontana dall'essere una persona perfetta, mi permetto di sintetizzare così: al mondo, almeno in questo, ci sono sempre 2 pesi e 2 misure, se qualcuno si fa in 4 per cause umanitarie è un "santo" se fa altrettanto per quelle animaliste è un "estremista", un esagerato e via dicendo...
Non credo la situazione cambierà mai su questo fronte!

A tempo perso passa nel mio blog sul cruelty-free...forse anche una "esperta" come te potrebbe trovare qualcosa di utile!

Ciao e alla prossima!

P.S. Già che ci sono...may I add you al mio blogroll???

inquietologo ha detto...

"Estremista", come "terrorista", "qualunquista", "complottista" et similia non sono che parole coniate appositamente da chi detiene il potere per screditare e criminalizzare agli occhi della massa chiunque osi cercare di renderla più consapevole, alzare la testa, e contrastare la cultura dominante, ipotizzando un cambiamento vero e radicale in un dato ambito.
A chi parla di estremismo ed incita alla moderazione, andrebbe bombardata la casa, così, tanto per dargli un'idea.
Ancora più assurdo è poi il sentir parlare di "estremismo" in relazione ad animalismo e veg*anismo, quando per forza di cose, abbandonato l'"estremismo" (ossia la coerenza)non si può che essere complici di sfruttamento e morte (ecco perché non capirò mai del tutto i vegetariani attivisti, ma questo è un altro discorso).
In sintesi e conclusione, penso questo: volendo opporsi ad un modello di pensiero dominante, per prima cosa bisogna rifiutarne il linguaggio e la terminologia, più che tentare di difendersi dalle sue accuse attraverso gli strumenti che esso, ignobilmente, ci mette a disposizione.

Ariel ha detto...

Certo Raffaella, e... vado subito nel tuo blog!
grazie a voi per aver condiviso queste "meditazioni" con me: Fra e Raffaella siete la mia parte moderata, che cerca di ragionare (!), pur mordendo il freno; Inquietologo è la mia anima dannata: vorrei bombardare anche io le case di questi qui ma non lo ammetto neanche a me stessa...
è difficile essere/diventare buoni ;-)

Claudio ha detto...

La moderazione non è una virtù.
In etica non si può che essere estremisti (fermo restando che Fulvio ha ragione quando parla delle etichette sapientemente appiccicate dal potere).
Personalmente, rivendico sempre con orgoglio il mio estremismo, politico, animalista o antiteista che sia.
Il moderato ti dice: "Va bene risparmiare la vita ad alcuni animali, ma a tutti mi sembra eccessivo". La moderazione è propria degli assassini vili.
A costoro rispondo sempre: "Va bene non stuprare i bambini biondi, ma non stuprare neppure quelli castani e mori è da estremisti. Siete i soliti antipedofili esagerati".
La moderazione è un lusso che non ci possiamo permettere.

Ariel ha detto...

come vorrei avere Claudio come compagno di banco, ops, di scrivania...

Raffaella ha detto...

Ok, grazie! Vado subito ad arricchire il mio blogroll!:)

Ieri nella fretta avevo dimenticato di chiederti un'altra "autorizzazione"...vabbè ho fatto di testa mia...se poi la cosa non ti garba con un click si elimina subito!!!!

Ah...grazie di aver contraccambiato, ma non era dovuto, è solo che mi sono resa conta di aver linkato alcuni blogs senza conoscerne gli autori e magari loro potrebbero anche non gradire, non so...forse ho fatto male!

Non torno a commentare sull'argomento del post...sono scarsa ad esprimere le mie opinioni srivendo ma abbastanza brava a creare "polemiche"!:)))))

A presto!

Ariel ha detto...

Raff, ho contraccambiato per piacere e non per dovere ;-)
per il resto fai come meglio credi, mi fido!
sull'argomento del post ci sarebbe da chiaccherare assai, anche prima mi venivano in mente cose al riguardo e avrei voluto condividerle al volo ma...peccato doverlo fare con poche righe scritte e non attorno ad una tavola, possibilmente imbandita!!

mammafelice ha detto...

Ciao, recentemente, ad un aperitivo con le amiche, mi hanno detto che "bruco" (perchè rifiutavo l'antipastino con l'uovo)... Sono piccole cose, ma fanno capire quanto è difficile essere capiti a volte (e forse non si rendono conto di quanto sentire una battuta del genere alla lunga strappa un sorriso proprio forzato, di circostanza).
Una scelta etica ripsettata fino in fondo non è estrema, ma coerente. Allo stesso tempo ho apprezzato tantissimo, nel tuo post, qunado dici che ognuno segue la sua strada.
Credo che la cosa difficile, quando si fanno scelte così "particolari" è avere la forza di continuare dritti ed a testa alta per la propria strada, senza la convizione o l'atteggiamento di essere superiori agli altri.
Penso al recente nuovo conflitto in Palestina e a quanto assurda suoni la parola "moderato" in un contesto simile! Io mi sento profondamente più sensibile ( e quindi, in definitiva, migliore), rispetto a coloro che credono giusto e non razzista ripagare un morto israeliano con 100 civili palestinesi. Ne sono convinta, fino in fondo all'animo.
Allo stesso tempo però, cerco di non insultare mai chi non ha le mie stesse idee e cerco di ricordarmi che è lo stesso sentimento profondo di essere nel giusto (amplificato) che porta a tante ingiustizie.
Che papiro eh!!!
In definitiva, bel post! Sei riuscita a spiegare un concetto "estremo" in modo "moderato" :)