venerdì 14 novembre 2008

Quanti eravamo!

Alla fine eravamo in 3.000 l'altro giorno per le vie di Roma a sfilare contro gli allevamenti di animali da pelliccia. Un rumoroso e ingombrante corteo che ha sfilato da piazza della Repubblica per via Cavour ed infine è confluito in Piazza Venezia dove da un palco hanno preso la parola Massimo Comparotto, Presidente dell’OIPA Italia e alcuni rappresentati delle altre associazioni animaliste.E' stato anche proiettato un filmato sul business delle pellicce e degli allevamenti. Spero che siano in tanti a vederlo. Soprattutto chi ha in casa una pelliccia o uno di quegli orrendi giacconi bordati di pelo (sì, io li trovo orrendi, pacchiani, poco eleganti, adatti al Polo Nord forse ma grotteschi alle nostre latitudini, segno di stolida e incongrua vanità).

Nei prossimi giorni l’OIPA consegnerà al Parlamento le decine di migliaia di firme raccolte per chiedere la chiusura degli allevamenti di animali da pelliccia, così come accaduto in molti paesi europei, come l'Austria.

Facciamola finita con questa losca faccenda, questi loschi stilisti, queste losche persone che se ne vanno in giro impellicciate o bordate di pelliccia. Persone superficiali, senza capacità di astrazione dalle apparenze, che non vedono la natura dell'interconnessione di ogni cosa: un bordo di pelliccia è un animale che è stato torturato e ucciso, non qualcosa di immateriale, che si è formato dal nulla per clonazione o ontogenesi sulle loro giacche .

2 commenti:

Claudio ha detto...

Ciao, sono Paolo Limiti. Con un testimonial come me, l'animalismo trionferà. L'animalismo nasce in America, negli anni '30. Ma ascoltiamo Wilma De Angelis che esegue un brano animalista scritto da Gianni Togni: "Guardando un pollo in un oblò/mi annoio un po'".

Ho potuto partecipare solo ad un quarto di manifestazione, dopodiché sono dovuto tornare ad imballare scatoloni. Me misero, tutta colpa di Paolo Limiti. Pensavo ci fosse più partecipazione, ma mi accontento.

Ariel ha detto...

sciocchino...Meglio Paolo Limiti che nessuno, non siamo mica in America dove ci sono Natalie Portman, Leona Lewis o Moby a fare da testimonial, qui sono tutti occupati a fare altro (ma che?) e a stare attenti di non farsi fuori da qualche offerta di sponsor